SEBASTIAN FITZEK.

LA TERAPIA.


Titolo originale: Die Therapie. 2006.
Traduzione di: Claudia Crivellaro.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Lautore.
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Sebastian Fitzek, nato a Berlino nel 1971,  autore di best seller acclamati dalla critica e dai pi esigenti lettori di gialli. 
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Ci che io possa vedere o sentire
durante il mio esercizio
o anche fuori dell'esercizio
sulla vita degli uomini,
tacer ci che non  necessario sia divulgato,
ritenendo come un segreto cose simili.
DAL GIURAMENTO DI IPPOCRATE.
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Mostrami i tuoi amici e ti dir chi sei.
MASSIMA DI VITA.
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Prologo.
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Dopo mezz'ora cap che non avrebbe mai pi rivisto sua figlia. La bambina aveva aperto la
porta, lo aveva guardato ancora per un istante, poi si era voltata ed era entrata dall'anziano medico.
Josephine, la sua piccola di dodici anni, non sarebbe tornata mai pi da lui. Ne era certo. Non gli
avrebbe mai pi regalato quei sorrisi radiosi quando la portava a letto. E Viktor non avrebbe mai pi
spento l'abat-jour dai mille colori una volta che la bimba si fosse addormentata. E infine le urla
agghiaccianti di Josephine non lo avrebbero mai pi svegliato nel cuore della notte.
Questa consapevolezza lo invest come lo schianto improvviso e violento di un incidente
stradale.
Il suo corpo rifiut di scollarsi dalla plastica della sedia traballante quando cerc di alzarsi. Non
si sarebbe stupito se le gambe avessero ceduto di colpo e fosse stramazzato sulle assi del parquet
consumato. Proprio l, fra la grassa casalinga affetta dalla psoriasi e il tavolino delle riviste ingiallite.
Ma il sollievo dell'oblio non gli fu concesso. Rimase cosciente.
I PAZIENTI NON VERRANNO RICEVUTI SECONDO L'ORDINE DI ARRIVO MA IN BASE ALL'URGENZA.
Il cartello, appeso alla porta rivestita di pelle bianca dello studio dell'allergologo, ondeggiava
sfocato davanti ai suoi occhi.
Il dottor Grohlke era un amico di famiglia ed era anche il medico numero ventidue. Viktor
Larenz aveva compilato una lista. I ventuno medici precedenti non erano stati in grado di scoprire
nulla. Assolutamente nulla.
Il primo, un dottore della guardia medica, si era recato alla villa di famiglia, a Schwanenwerder
il giorno di Santo Stefano. Erano trascorsi esattamente undici mesi da allora. All'inizio avevano
pensato tutti che fosse solo un'indigestione causata dalla fonduta del pranzo di Natale. Durante la notte
Josephine aveva rimesso diverse volte e le era venuta la diarrea. Isabell, la moglie di Viktor, aveva
chiamato la guardia medica, e lui aveva portato Josy gi in salotto, avvolta nella sua fine camicina da
notte in batista. Quando ricordava quel momento, Viktor aveva ancora l'impressione di sentire le sue
braccia esili. Con una gli si era aggrappata al collo in cerca di aiuto, e con l'altra aveva stretto forte il
pupazzo preferito, il gatto blu Nepomuk. Sotto lo sguardo apprensivo dei familiari, il medico aveva
auscultato il petto gracile della bambina, le aveva fatto una flebo di soluzione salina e infine aveva
prescritto un medicinale omeopatico.
Si tratta solo di una leggera infezione allo stomaco. In questo periodo  piuttosto diffusa in
citt. Ma non c' da preoccuparsi. Guarir. Queste erano state le parole con cui il medico si era
congedato. Guarir.
Quell'uomo aveva mentito.
Viktor era in piedi davanti alla porta dello studio del dottor Grohlke, Cerc di aprire la porta
massiccia, ma non riusc neanche ad abbassare la maniglia. All'inizio pens che la tensione delle
ultime ore lo avesse indebolito. Ma poi cap che la porta era chiusa a chiave. Qualcuno aveva messo un
chiavistello dall'interno.
Ma cosa succede?
Si volt di scatto ed ebbe la sensazione che tutto scorresse sotto la lente di un obiettivo. Le
immagini raggiungevano il suo cervello come fotogrammi distinti montati fuori tempo: i paesaggi
irlandesi che decoravano le pareti, la pianta di plastica impolverata nel vano della finestra, la signora
con la psoriasi seduta sulla sedia. Larenz cerc nuovamente di aprire la porta, poi si trascin verso
l'uscita, attraversando la sala d'aspetto. Il corridoio era ancora incredibilmente affollato, sembrava che
il dottor Grohlke fosse l'unico medico rimasto a Berlino.
Viktor si diresse lentamente verso l'accettazione. Un ragazzo con evidenti problemi di acne
stava richiedendo una ricetta, ma Larenz lo spinse da parte in malo modo e si rivolse direttamente alla
segretaria. Viktor conosceva Maria perch in passato aveva lavorato come consulente in quello studio.
Quando era arrivato con Josy, mezz'ora prima, lei ancora non c'era. Era contento che in quel momento
il sostituto fosse in pausa, o comunque occupato altrove. Poco pi che ventenne, Maria aveva il fisico
robusto del portiere di calcio di una squadra femminile. Ma aveva una figlia anche lei. Di certo lo
avrebbe aiutato.
Devo entrare da lei, subito disse con un tono di voce pi alto del dovuto.
Oh, buongiorno dottor Larenz, che piacere rivederla. Maria riconobbe subito lo psichiatra.
Anche se non veniva allo studio da tempo, aveva visto spesso in televisione e sui giornali il suo viso
affascinante. Era considerato un ospite gradito nei talk show, tanto per l'aspetto piacevole quanto per la
semplicit con cui riusciva a rendere comprensibili ai pi concetti di psicologia anche molto complessi.
Ma in quel momento non si esprimeva in modo n piacevole n semplice.
Devo andare da mia figlia, subito!.
Il ragazzo con l'acne cap d'istinto che qualcosa in quel tipo non funzionava, e si scost
ulteriormente. Anche Maria era confusa e si sforzava di mantenere il suo sorriso professionale.
Mi dispiace, ma non capisco di cosa park, dottor Larenz rispose toccandosi con la mano il
sopracciglio sinistro dove, di solito, c'era un piercing che stuzzicava nei momenti di tensione. Ma il
dottor Grohlke era un uomo all'antica e, quando c'erano pazienti nello studio, la costringeva a toglierlo.
Ma  sicuro che l'appuntamento di Josephine fosse proprio per oggi?.
Viktor apr la bocca per rispondere, ma si ferm e la richiuse. Sicuro che aveva un
appuntamento per quel giorno. Isabell l'aveva prenotato telefonicamente. E lui, come al solito, aveva
accompagnato Josy.
Cos' esattamente un allergologo, pap? gli aveva domandato la figlia quando erano ancora
in macchina. Fa le previsioni del tempo?.
No, topolina. Quello  il metereologo. L'aveva guardata nello specchietto retrovisore e
avrebbe voluto accarezzarle i capelli biondi. Gli era sembrata cos fragile. Come un angelo dipinto su
carta di riso giapponese.
L'allergologo cura le persone che non possono venire a contatto con alcune sostanze, se no si
ammalano.
Come me?.
Forse le aveva risposto. Speriamo, aveva pensato. Sarebbe stata pur sempre una diagnosi. Un
punto di partenza. Ormai i sintomi inspiegabili della malattia di Josy avevano sconvolto i ritmi di tutta
la vita familiare. La piccola non andava pi a scuola da sei mesi. Le crisi giungevano all'improvviso,
ed erano cos frequenti che non sarebbe potuta restare a lungo in nessuna classe. Quindi Isabell aveva
scelto un orario part-time per organizzare le lezioni private per Josy. E Viktor aveva chiuso
completamente lo studio nella Friedrichstrae per dedicarsi alla figlia ventiquattr'ore su ventiquattro. O
meglio, ai medici della figlia. Infatti, nonostante la maratona di visite ed esami a cui l'avevano
sottoposta negli ultimi tempi, tutti gli esperti che avevano contattato si erano rivelati impotenti. Non
riuscivano a trovare una spiegazione alle ricorrenti febbri e infezioni che colpivano Josy, n alle
frequenti epistassi notturne. A volte i sintomi si attenuavano fin quasi a scomparire, riaccendendo la
speranza nei genitori. Ma dopo una breve tregua tutto ricominciava daccapo, con attacchi addirittura
pi violenti. Fino a quel giorno, internisti, ematologi e neurologi erano riusciti solamente a escludere
che potesse trattarsi di cancro, AIDS, epatite o di qualche altra patologia conosciuta. Josephine era stata
sottoposta persino all'esame per la malaria. Negativo.
Dottor Larenz?.
La voce di Maria lo riport alla realt, e Viktor si rese conto che doveva essere rimasto a lungo
a fissare la segretaria con la bocca aperta.
Che le avete fatto?. Aveva ritrovato la voce e stava alzando il tono a ogni parola.
Cosa intende dire?.
Josy. Che le avete fatto?.
Larenz ora stava urlando, e il chiacchiericcio dei pazienti in attesa cess di colpo. Era chiaro
che Maria non sapeva pi come gestire la situazione. In qualit di segretaria del dottor Grohlke era
abituata alle reazioni impreviste dei pazienti. In fin dei conti quello non era uno studio privato e da
tempo la Uhlandstrae non figurava pi tra le vie esclusive di Berlino. La sala d'attesa era sempre pi
spesso gremita di drogati e prostitute che provenivano dall'adiacente Lietzenburger Strae. E nessuno
si stupiva se un ragazzo di strada, denutrito e in crisi d'astinenza, inveiva contro la segretaria perch gli
desse un farmaco per alleviare le sue sofferenze, piuttosto che per guarire un eczema.
Ma questa volta si trattava di un caso insolito. Il dottor Viktor Larenz non indossava una tuta da
ginnastica lercia o una maglietta piena di buchi. Non portava delle scarpe da tennis senza lacci e non
aveva il volto ricoperto da foruncoli infetti. Al contrario. L'aggettivo distinto sembrava calzargli a
pennello: aveva una figura slanciata, un portamento eretto e le spalle larghe. La fronte era alta e il
mento importante. Anche se era nato e cresciuto a Berlino, veniva spesso scambiato per un anseatico.
Gli mancavano solo le basette sale e pepe e il tipico naso pronunciato. Persino i capelli mossi, che
ultimamente portava pi lunghi, e il naso storto - doloroso ricordo di un incidente in barca - non
stonavano in quell'aspetto da uomo di mondo. Viktor Larenz aveva quarantatr anni. Anche se era
difficile definirne l'et, si intuiva invece subito che fosse un tipo da fazzoletti di lino con le iniziali
ricamate e che non girasse con pochi spiccioli in tasca. La carnagione pallida lasciava intuire un
eccesso di lavoro. E proprio per questo Maria era impreparata. Non si aspettava certo che uno stimato
psichiatra, vestito con un abito sartoriale del valore di almeno duemila euro, potesse mettersi a urlare in
pubblico. Tanto meno pensava che si sarebbe messo a gesticolare come un forsennato gridando cose
prive di senso con la voce strozzata. Maria non sapeva davvero pi cosa fare.
Viktor?.
Larenz si gir al suono di quella voce profonda. Il dottor Grohlke aveva interrotto una visita,
sentendo quella confusione. Il vecchio medico gracile, con i capelli color paglia e gli occhi infossati,
aveva un'espressione allarmata.
Cosa sta succedendo?.
Dov' Josy? url Viktor, e il dottor Grohlke si scost dall'amico con un balzo involontario.
Conosceva la famiglia Larenz da quasi dieci anni, ma non aveva mai visto Viktor in quello stato.
Viktor? Vogliamo spostarci nel mio ufficio e....
Viktor non lo ascoltava pi e fissava oltre le spalle del medico. Quando vide che la porta
dell'ambulatorio era socchiusa, si precipit dentro. Con il piede destro calci la porta, che and a
sbattere contro un carrello di strumenti e medicinali. La donna con la psoriasi si trovava distesa sul
lettino. Si spavent a tal punto che dimentic di coprirsi il petto nudo.
Viktor, che ti prende? gridava il dottor Grohlke correndogli dietro, ma Larenz si era gi
lanciato fuori dalla stanza in direzione del corridoio.
Josy...?.
Corse lungo il corridoio spalancando tutte le porte.
Josy, dove sei? gridava in preda al panico.
Per l'amor del Cielo, Viktor!.
L'allergologo lo seguiva tentando di raggiungerlo, ma Viktor sembrava non vederlo. Il terrore
lo aveva fatto uscire di testa.
Cosa c' qui dentro? url, quando non riusc ad aprire l'ultima porta a sinistra della sala
d'aspetto.
Detersivi. Soltanto detersivi, Viktor.  il ripostiglio.
Apri quella porta!. Viktor strattonava la maniglia come un ossesso.
Ora ascoltami....
APRILA!.
Il dottor Grohlke afferr le braccia di Viktor con forza inaspettata, bloccandolo.
Ora calmati, Viktor! Ascoltami. Tua figlia non pu essere l dentro. Questa mattina la donna
delle pulizie ha preso le chiavi e non sar di ritorno prima di domani.
Larenz respirava a fatica e ud le parole del medico senza coglierne il significato.
Cerchiamo di ragionare. Il dottor Grohlke allent la presa e poggi una mano sulla spalla di
Viktor.
Quando hai visto tua figlia per l'ultima volta?.
Mezz'ora fa, qui nella sala d'aspetto rispose Viktor come in trance.  entrata da te.
L'anziano medico scosse la testa, rivolgendosi con aria allarmata verso Maria, che li aveva
raggiunti.
Io Josephine non l'ho vista disse lei. E oggi non aveva un appuntamento.
Viktor si prese la testa fra le mani. Cazzate, avrebbe voluto urlare.
Isabell ha fissato l'appuntamento telefonicamente. E Maria non pu aver visto mia figlia,
perch all'accettazione c'era un sostituto. Un uomo. Ci ha fatto accomodare lui. Josy era cos debole.
Cos stanca. L'ho fatta sedere in sala d'attesa e sono uscito per prenderle un bicchiere d'acqua. Ma
quando sono rientrato lei....
Non abbiamo sostituti lo interruppe Grohlke. Qui da noi lavorano soltanto donne.
Mentre cercava di dare un senso a quelle parole, Viktor fissava con aria sconcertata il dottore.
Non ho visitato Josy. Oggi non  stata da me.
La voce del medico lottava contro un fragore, penetrante e insopportabile, che Larenz sent
giungere da lontano, e che divent sempre pi assordante.
Ma che cosa dite? grid disperato. Certo che  entrata nell'ambulatorio. L'avete chiamata.
Io ero qui e ho sentito bene la voce dell'uomo all'accettazione che chiamava il suo nome. Oggi mi
aveva detto che voleva entrare da sola. Ha appena compiuto dodici anni, sapete? Da un po' di tempo
chiude anche la porta del bagno. E quindi, quando sono rientrato nella sala d'aspetto, ho pensato che
fosse gi nello studio.
Viktor apr la bocca e si accorse di colpo che non aveva pronunciato neppure una di quelle
parole. La sua mente funzionava, ma lui non era pi in grado di esprimersi. Si guard intorno
impotente, ed ebbe l'impressione che il mondo rallentasse. Quel frastuono snervante diventava sempre
pi intenso e ricopriva quasi ogni rumore. Era come se tutti volessero parlare con lui: Maria, il dottor
Grohlke e persino alcuni pazienti.
Non vedo Josy da un anno disse il dottor Grohlke, e queste furono le ultime parole che Viktor
pot ancora afferrare. E poi, di colpo, fu tutto chiaro. Per un breve lasso di tempo cap ci che era
avvenuto. Quella verit sconvolgente aveva balenato nella sua mente per un unico, breve istante,
fugace come un sogno al momento del risveglio. Poi era scivolata via rapidamente. Per una frazione di
secondo aveva compreso ogni cosa. La malattia di Josy. La sofferenza terribile dei mesi precedenti.
D'improvviso vide distintamente ci che era accaduto. Quello che le avevano fatto. Si strozz quasi al
pensiero che ora avrebbero dato la caccia anche a lui. E lo avrebbero trovato, prima o poi. Ne era certo.
Ma la tremenda rivelazione svan. Fu nuovamente inghiottita, irrecuperabile come una goccia d'acqua
nello scarico.
Viktor si batteva le tempie con le mani. Il tremendo, martellante, opprimente frastuono lo aveva
ormai raggiunto e non poteva pi essere fermato. Sembrava il gemito di un essere torturato e non aveva
quasi nulla di umano. Cess solamente dopo parecchio tempo, quando Viktor chiuse di nuovo la bocca.
1
Oggi, alcuni anni dopo
Viktor Larenz non avrebbe mai pensato che un giorno si sarebbe trovato a cambiare cos tanto
la propria prospettiva. Un tempo la stanza spoglia della clinica privata di Wedding era riservata ai suoi
pazienti pi gravi. Oggi c'era lui, disteso sul letto reclinabile, con le braccia e le gambe immobilizzate
dalle cinghie grigie semielastiche.
Fino a quel momento nessuno era venuto a trovarlo. N gli amici, n i colleghi di un tempo, e
neppure i familiari. L'unico diversivo, a parte la scelta tra fissare una grezza tappezzeria ingiallita, due
tende color marrone unte o una macchia di umidit sul soffitto, consisteva nel dottor Martin Roth, il
giovane primario che veniva a visitarlo due volte al giorno. Nessun altro aveva inoltrato la richiesta
presso la direzione dell'istituto per vederlo. Neppure Isabell. Viktor lo aveva saputo dal dottor Roth e
non poteva certo biasimarla. Dopo tutto quello che era accaduto.
Da quanto tempo  stata sospesa la mia cura?.
Il primario stava controllando la flebo con la soluzione salina che si trovava appesa alla testata
del letto su un supporto metallico a tre braccia. All'incirca da tre settimane, dottor Larenz.
Viktor apprezzava molto il fatto che l'uomo continuasse a chiamarlo con il titolo di dottore. In
tutti i colloqui che avevano avuto negli ultimi giorni, lo aveva trattato sempre con il massimo rispetto.
E quando sono tornato lucido?.
Oramai sono nove giorni.
Ah.
Ci fu una breve pausa.
E quando verr dimesso?.
Viktor not che il dottor Roth non pot trattenere il sorriso. Entrambi sapevano che non sarebbe
mai stato dimesso. Almeno non finch si trovava in una struttura con quel livello di sicurezza.
Viktor spost lo sguardo sulle proprie mani e prov a tirare leggermente le cinghie.
Evidentemente gli incidenti precedenti li avevano resi prudenti. Fin dal momento del ricovero gli
avevano tolto la cintura e i lacci delle scarpe. E dal bagno avevano portato via persino lo specchio. Ora,
quando due volte al giorno veniva accompagnato al gabinetto sotto sorveglianza, non poteva neppure
vedere se il suo stato fosse cosi tremendo come immaginava. Era sempre stato considerato un
bell'uomo: per le spalle larghe, i capelli folti e il corpo muscoloso perfetti e immuni al passare del
tempo. Ma ormai non rimaneva pi molto di quell'immagine.
Me lo dica onestamente, dottor Roth. Che effetto le fa vedermi su questo letto?.
Il primario continu a evitare il suo sguardo, mentre prendeva la cartella clinica appesa ai piedi
del letto. Si vedeva che stava riflettendo. Compassione? Apprensione?
Paura. Il dottor Roth aveva scelto di essere sincero.
Come mai? Teme che un giorno possa capitare anche a lei qualcosa di simile?.
Pensa che sia la considerazione di un egoista?.
No, lei  sincero e la ringrazio. Oltretutto  un pensiero comprensibile, visto che abbiamo
alcune cose in comune.
Il dottor Roth annu.
Tanto era diversa la loro situazione attuale, tanto apparivano identiche alcune tappe della loro
storia. Entrambi figli unici, erano cresciuti nell'agio dei quartieri pi eleganti di Berlino. Larenz veniva
da un'antica famiglia di avvocati di Wannsee specializzati in diritto societario, mentre il dottor Roth era
l'adorato rampollo di due famosi chirurghi del Westend. Sia Larenz che Roth avevano studiato
Medicina alla Libera Universit di Dahlem, specializzandosi in Psichiatria. Tutti e due avevano
ricevuto in eredit dai genitori la villa di famiglia e un patrimonio consistente, che avrebbe consentito
loro di vivere di rendita. Infine, caso o destino li avevano condotti entrambi in quel luogo.
D'accordo continu Viktor. Dato che vede delle analogie fra noi, come avrebbe reagito lei
al mio posto?.
Intende dire se avessi scoperto chi aveva fatto tutto ci a mia figlia?.
Il dottor Roth aveva annotato le sue considerazioni sulla cartella clinica e per la prima volta
fiss Viktor direttamente negli occhi. S.
A dire la verit non so se sarei sopravissuto a ci che ha dovuto sopportare lei.
Viktor rise amaramente.
Ma io non sono sopravvissuto. Sono morto. Nel modo peggiore che si possa immaginare.
Le andrebbe di raccontarmi tutto?.
Il dottor Roth si sedette sull'orlo del letto di Larenz.
Tutto cosa?. Viktor pose quella domanda ben sapendo la risposta. Negli ultimi giorni il
medico gliel'aveva gi chiesto pi di una volta.
Tutto. Tutta la storia. Il modo in cui ha scoperto cosa era accaduto a sua figlia. La malattia di
Josephine. Mi descriva tutti gli avvenimenti. E dall'inizio.
Le ho gi raccontato quasi tutto.
S, ma ho bisogno dei particolari. Voglio sentire di nuovo tutta la storia da lei e in modo
dettagliato. Soprattutto come sia potuta finire cos.
In una catastrofe.
Viktor respir a fondo e riprese a fissare le macchie di umidit sul soffitto.
Sa una cosa? In tutti questi anni che sono trascorsi dalla scomparsa di Josy, ho sempre pensato
che non ci potesse essere nulla di pi tremendo del dubbio. Quattro anni senza una sola traccia, un
segno di vita. A volte ho persino sperato che il telefono squillasse e qualcuno ci rivelasse dove si
trovava il suo corpo. Pensavo veramente che non ci fosse nulla di pi spaventoso che galleggiare tra il
supporre e il sapere. Ma mi sbagliavo. Lo sa cosa  ancora pi spaventoso?.
Il dottor Roth lo fiss interrogativo.
La verit sibil Viktor. La verit! Credo di averla incontrata gi una volta nello studio del
dottor Grohlke. Per un istante, poco dopo la scomparsa di Josy. E fu cos orribile che non volli
riconoscerla. Ma poi me la sono ritrovata davanti una seconda volta. E non ho pi potuto ignorarla,
perch mi ha perseguitato, nel vero senso del termine. Improvvisamente la verit stava davanti a me e
mi gridava in faccia.
Che cosa vuole dire?.
Esattamente ci che ho detto. Mi sono trovato al cospetto della persona che aveva causato
questa tragedia e non ho potuto sopportarlo. Be', lei lo sa meglio di me quello che ho fatto sull'isola. E
fino a che punto mi sono spinto.
L'isola riprese il dottor Roth. Parkum, giusto? Perch si trovava proprio l?.
Come psichiatra dovrebbe sapere che questa  la domanda sbagliata. Viktor rise. Tuttavia
voglio provare a darle una risposta. Alcuni anni dopo la scomparsa di Josy, il Bunte mi preg per
l'ennesima volta di rilasciare un'intervista. In precedenza avevo rifiutato. Anche Isabell era contraria.
Ma poi ho ritenuto che le domande che avevo ricevuto via fax e per e-mail avrebbero potuto aiutarmi a
mettere ordine tra i pensieri. A ritrovare un po' di pace. Capisce cosa intendo?.
Perci si  recato l per concentrarsi sull'intervista?.
S.
Da solo?.
Mia moglie non poteva e non voleva venire. Aveva un importante incontro di lavoro a New
York. E sinceramente ero contento di restare solo. A Parkum speravo di trovare il distacco necessario.
Il distacco per prendere commiato da sua figlia.
Viktor annu, sebbene il dottor Roth non avesse formulato quest'ultima frase come una
domanda.
Pi o meno. Cos presi il mio cane, giunsi fino al Mare del Nord e presi un traghetto da Sylt.
Non potevo di certo prevedere la catena di eventi che stavo mettendo in moto con quel viaggio.
Mi racconti. Cosa accadde esattamente a Parkum? Quando si accorse per la prima volta che
tutto era collegato?.
L'inspiegabile malattia di Josephine. La sua scomparsa. L'intervista.
D'accordo.
Viktor fece roteare il capo e sent lo schiocco secco delle vertebre cervicali. A causa delle
cinghie quello era l'unico esercizio distensivo che al momento riusciva a compiere. Respir
profondamente e chiuse gli occhi. Come sempre bastarono pochi secondi per ritornare indietro. A
Parkum. Nella casa col tetto ricoperto di canne. La casa sulla spiaggia. Il luogo in cui, a quattro anni
dalla tragedia, avrebbe voluto rimettere ordine nella sua vita. In cui aveva sperato di trovare il distacco
necessario per ricominciare. Il luogo in cui, invece, aveva perso tutto.
2
Parkum, cinque giorni prima della verit
D: Come si  sentito subito dopo la tragedia?
R: Come morto. Certo respiravo ancora, bevevo e a volte mangiavo. E riuscivo persino a
dormire una o due ore al giorno.
Ma nella realt non esistevo pi. Sono morto il giorno in cui Josephine  scomparsa.
Viktor fiss il cursore che lampeggiava alla fine dell'ultimo paragrafo. Da sette giorni si
trovava sull'isola. Da una settimana passava le giornate seduto alla vecchia scrivania di mogano
cercando di rispondere alla prima domanda dell'intervista. Solo quella mattina era riuscito a scrivere
sul suo portatile almeno cinque frasi coerenti.
Morto. In effetti non esisteva un termine pi adatto per descrivere lo stato in cui era precipitato
dopo.
Dopo.
Viktor chiuse gli occhi.
Non poteva ricordare nulla delle prime ore che avevano seguito lo shock. Non sapeva n con
chi avesse parlato n dove fosse stato. Quando il caos distrusse la sua famiglia. Isabell aveva dovuto
assumersi il peso maggiore, allora. Lei aveva dovuto esaminare l'armadio per scoprire cosa indossasse
Josy quel giorno. Lei aveva dovuto scegliere un ritratto dall'album di famiglia per fornire alla polizia la
foto segnaletica della piccola. E sempre lei aveva dovuto dare la notizia ai parenti, mentre lui vagava
senza alcuno scopo per le vie di Berlino. Lo psichiatra, tanto famoso e professionale, aveva fallito
miseramente la prova pi importante della sua vita. Anche negli anni che seguirono la tragedia, Isabell
si era dimostrata pi forte di lui. Mentre dopo tre mesi lei aveva gi ripreso il suo lavoro di consulente
aziendale, Viktor aveva dato via lo studio e non aveva pi preso in cura un solo paziente.
Il computer portatile emise un acuto segnale e Viktor si accorse che la batteria era scarica.
Quando il giorno del suo arrivo aveva spinto la scrivania nella stanza del camino, davanti alla finestra
panoramica da cui poteva vedere il mare, si era accorto che non c'era nessuna presa di corrente vicina.
Ora, lavorando, aveva di fronte la vista mozzafiato del Mare del Nord in inverno, ma ogni sei ore
doveva spostare il computer sul piccolo tavolino davanti al camino per attaccarlo alla corrente. Viktor
salv velocemente i dati del file Word, prima di perderli per sempre.
Come aveva perso Josy.
Lanci una breve occhiata fuori dalla finestra, ma distolse subito lo sguardo quando nel mare
riconobbe uno specchio della sua anima. Il vento che si era alzato, fischiando sul tetto di canne e
sollevando le onde, non lasciava dubbi. Era la fine di novembre e l'inverno stava per raggiungere
l'isola, accompagnato dalla neve e dal gelo.
Come la morte, pens Viktor alzandosi e portando il computer sul divano davanti al camino,
dove si trovava il cavo di alimentazione.
La piccola casa a due piani era stata costruita all'inizio degli anni Venti del secolo scorso, e
dalla morte dei genitori di Viktor non era pi stata ristrutturata. Per fortuna Halberstaedt, il sindaco
dell'isola, aveva provveduto a far allacciare l'impianto elettrico e a fornirle un generatore, per cui
almeno era riscaldata e illuminata. Ma alla vecchia costruzione di legno non aveva fatto troppo bene il
lungo periodo di abbandono. Le pareti esterne e interne avevano urgente bisogno di una passata di
vernice. Il parquet si era consumato gi anni prima e in soggiorno era stato sostituito solo in parte. E le
finestre con i doppi vetri, deformate dalle intemperie, lasciavano passare spifferi freddi e umidit. Negli
anni Ottanta l'arredamento era stato ricercato e ancora oggi testimoniava il lusso che la famiglia Larenz
poteva permettersi. Ma per la mancanza di cure sulle lampade Tiffany, sui mobili con le imbottiture
ricoperte di nappa e sulla libreria in tek cominciava a notarsi una spessa patina - era davvero da troppo
tempo che quelle stanze non venivano spolverate.
Quattro anni, un mese e due giorni.
Viktor non aveva bisogno di guardare il vecchio calendario in cucina. Lo sapeva. Era trascorso
tutto quel tempo dall'ultima volta in cui era venuto a Parkum. Gi allora il soffitto aveva bisogno di
essere imbiancato. E la mensola del camino era macchiata di ruggine. Ma in quel periodo qualcos'altro
era ancora in buono stato.
La sua vita.
Perch Josy era l con lui, anche se in quei giorni di fine ottobre la malattia l'aveva privata di
quasi tutte le energie.
Viktor si sedette sul divano in pelle, colleg il portatile e cerc di non pensare a quel fine
settimana che aveva preceduto il giorno fatidico. Inutilmente.
Quattro anni.
Quarantotto mesi erano trascorsi senza un solo segno di vita da parte di Josy. Nonostante le
varie ricerche e gli appelli pubblici attraverso i media. Neppure lo speciale in due puntate di una
trasmissione televisiva era servito a qualcosa. Tuttavia Isabell non voleva che la figlia venisse
dichiarata morta. Anche per questa ragione si era dimostrata contraria all'intervista.
Non c' nulla da chiudere aveva detto a Viktor poco prima della partenza.
Si trovavano sul vialetto della loro casa e Viktor aveva appena caricato i bagagli nella Volvo
nera. Tre valigie, di cui una per i vestiti e le altre due piene di materiale che aveva raccolto dalla
scomparsa della figlia: ritagli di giornale, verbali e, naturalmente, i resoconti di Kai Strathmann, il
detective privato che aveva assunto.
Non c' nulla da rielaborare o chiudere, Viktor aveva insistito lei. Proprio nulla. Perch
nostra figlia  ancora viva. Quindi lo aveva lasciato da solo l a Parkum, e probabilmente si era
rifugiata in un incontro di affari in qualche grattacielo di New York, sulla Park Avenue. Era il suo
modo per non pensare. Il lavoro.
Viktor sussult sul divano nero quando un ciocco ardente si spezz crepitando nel camino.
Anche Sindbad, che fino a quel momento aveva dormito sotto la scrivania, si era rizzato sulle zampe in
preda allo spavento, e ora sbadigliava guardando seccato le fiamme. Isabell aveva trovato il golden
retriever due anni prima, nel parcheggio della spiaggia di Wannsee, quando era corso verso di lei.
Cosa ti prende? Vuoi sostituire Josy con un randagio? le aveva urlato Viktor nell'ingresso
della villa, quando era arrivata a casa con il cane. Aveva gridato cos forte che la donna delle pulizie si
era spostata al primo piano.
E secondo te come dovremmo chiamare questa specie di vitello? Joseph?.
Come al solito, Isabell non aveva risposto alla provocazione. Ancora una volta aveva
dimostrato di appartenere a una delle pi distinte famiglie di banchieri della Germania del Nord.
Soltanto i suoi occhi blu acciaio rivelarono ci che aveva pensato in quell'istante: Se tu allora fossi
stato pi attento a Josy, ora sarebbe qui con noi e potrebbe giocarci, con questo cane.
Per Viktor non c'era neanche bisogno che lei pronunciasse una sola parola per capirlo. E per
ironia della sorte; fin dal primo giorno il cane aveva scelto lui come padrone.
Si alz per versarsi altro t in cucina. Nella speranza di ottenere un secondo pranzetto, Sindbad
lo segu trotterellando pigramente.
Non pensarci neanche, amico. Viktor stava per dare una pacca affettuosa al cane, quando
not che raddrizzava le orecchie.
Cosa c'?. Si pieg verso di lui e improvvisamente lo sent. Sembrava un raschiare metallico.
Uno stridio che risvegliava in lui un vecchio ricordo. Ma non riusciva a classificarlo. Cos'era?
Viktor scivol piano verso la porta.
Eccolo. Ancora. Come una moneta che viene sfregata contro la pietra. Eccolo di nuovo.
Viktor trattenne il respiro. E poi si ricord. Era un rumore che aveva sentito spesso quand'era
piccolo e il padre tornava da un'escursione in barca a vela. Era il suono metallico e stridente che faceva
una chiave battendo contro un vaso di coccio. E si sentiva quando il padre dimenticava la chiave di
casa e prendeva quella di riserva nascosta sotto il vaso di fiori all'ingresso.
Ma chi era?
Viktor si sent raggelare. Qualcuno stava davanti alla porta e conosceva il nascondiglio dove i
genitori tenevano la chiave. E quel qualcuno stava evidentemente cercando di entrare in casa. Da lui.
Con il cuore in gola percorse il corridoio e sbirci dallo spioncino della massiccia porta in legno
di quercia. Niente. Stava per scostare la veneziana ingiallita per guardare fuori dalla piccola finestra sul
lato destro della porta, quando ci ripens e torn allo spioncino. Arretr terrorizzato. Il cuore batteva
impazzito. Lo aveva visto veramente?
Viktor aveva la pelle d'oca. Il sangue gli pulsava nelle orecchie. Ne era certo. Nessun dubbio.
Per la frazione di un secondo aveva visto un occhio che stava cercando di spiare dentro la casa. Un
occhio che conosceva, senza poter dire con esattezza a chi appartenesse.
Datti una calmata, Viktor!
Inspir profondamente e spalanc la porta.
Cosa vuole...?. La frase gli mor in gola: pensava di spaventare lo sconosciuto che si trovava
davanti alla porta urlandogli contro. Ma non c'era nessuno. N sulla veranda in legno n sul vialetto di
circa sei metri che conduceva al cancello del giardino, e neppure sulla stradina di sabbia che portava al
villaggio dei pescatori. Viktor scese i cinque gradini dell'ingresso per controllare sotto la veranda.
Quando era bambino si nascondeva sempre l sotto quando giocava con i figli dei vicini. Ma nonostante
la luce fioca di quel pigro tramonto, pot stabilire che l sotto, oltre a qualche foglia secca portata dal
vento, non c'era nulla. Non c'era nessuno che potesse disturbare la sua quiete.
Viktor aveva i brividi mentre risaliva la scala, e cerc di scaldarsi le mani strofinando i palmi
l'uno contro l'altro. Il vento aveva sbattuto la porta di quercia chiara e Viktor dovette spingere con
forza per aprirla. Era quasi entrato quando si ferm di colpo.
Quel rumore. Di nuovo. Il suono era meno metallico e pi squillante, ma era di nuovo l. E ora
non proveniva pi dall'esterno. Veniva dal salotto.
Chiunque fosse, non si trovava pi davanti alla porta. Era gi dentro la casa.
3
Viktor scivol lungo il corridoio verso la stanza del camino, cercando con lo sguardo un
attrezzo qualsiasi con il quale si sarebbe potuto difendere.
Sindbad non era di aiuto nei momenti di emergenza. Il retriever amava a tal punto gli uomini
che avrebbe giocato con un ladro piuttosto che avventarsi contro di lui. E in quel momento il cane era
cos insonnolito che non si era neppure accorto del trambusto e probabilmente si era infilato di nuovo
in salotto mentre il suo padrone era fuori a controllare.
Chi c'?.
Nessuna risposta.
Viktor si ricord che sull'isola era dal 1964 che non venivano commessi atti violenti, e anche
allora si era trattato di un'innocua rissa da bar. Tuttavia questo pensiero non bast a tranquillizzarlo.
Ehi! C' qualcuno?.
Trattenendo il respiro ripercorse il corridoio verso la stanza del camino. Sebbene si sforzasse di
essere silenzioso, il vecchio parquet scricchiolava a ogni movimento. Le suole di cuoio delle sue
Budapester facevano il resto.
Perch sto cercando di fare piano se ho appena gridato? si chiese. La sua mano aveva quasi
raggiunto la porta del salotto quando la maniglia venne abbassata di colpo dall'interno. Viktor rest
paralizzato, non riusc neanche a gridare.
Quando la vide, non seppe bene se sentirsi sollevato o arrabbiato. Sollevato perch l'intruso era
una donna bella e delicata, e non un energumeno. Arrabbiato perch aveva osato introdursi in casa sua.
Come ha fatto a entrare? le url Viktor. La donna, bionda, si trovava sulla soglia fra il salotto
e il corridoio e non sembrava n confusa n imbarazzata.
La porta che d sulla spiaggia era aperta, quando ho bussato. Non volevo disturbarla, mi
dispiace.
Disturbarmi?.
Viktor si era ripreso dallo spavento, e ora cercava di ritrovare il fiato per aggredire verbalmente
la donna.
Lei non mi ha disturbato, no! Lei mi ha fatto quasi morire di paura!.
Mi dispiace mol....
Ed  anche bugiarda tagli corto Viktor superandola per entrare in salotto.
Dal mio arrivo qui non ho mai aperto la porta sul retro.
In effetti non ho controllato, ma non  necessario che tu lo sappia, pens Viktor mettendosi
davanti alla scrivania per osservare l'ospite indesiderata. Le ricordava qualcuno, anche se era sicuro di
non averla mai vista prima di allora. Era alta circa un metro e sessantacinque, aveva i capelli biondi
lunghi fino alle spalle e legati in una treccia ed era incredibilmente magra. Nonostante fosse cos
sottopeso, non aveva un aspetto androgino grazie ai fianchi sinuosi e al seno abbondante che s'intuiva
sotto al vestito. Con la carnagione pallida e i denti bianchi aveva l'aria di essere una fotomodella, e per
un attimo Viktor pens che si fosse persa sull'isola e che volesse chiedergli indicazioni per la spiaggia
in cui giravano uno spot pubblicitario. Ma non era abbastanza alta.
Non sono una bugiarda, dottor Larenz. Non ho mai mentito in tutta la mia vita e non intendo
cominciare ora, qui nella sua casa.
Viktor si pass le dita fra i capelli e cerc di riordinare i pensieri. Quella situazione era assurda.
Stava accadendo proprio a lui che una donna, dopo aver fatto irruzione nella sua casa e averlo
spaventato a morte, ora si mettesse anche a fare polemiche?
Mi ascolti, chiunque lei sia: esigo che se ne vada immediatamente dalla mia casa! Intendo
dire....
Viktor la osserv di nuovo. ...posso sapere chi  lei?.
Si rese conto che non riusciva ad attribuirle un'et. Sembrava molto giovane: i tratti perfetti del
volto facevano pensare che avesse sui venticinque anni. L'abbigliamento, per, era quello di una donna
pi matura.
Il cappotto di cachemire nero lungo fino al ginocchio, il tailleur rosa di Chanel, i guanti di pelle
scura, la borsa griffata e soprattutto il profumo erano quelli di una donna dell'et di Isabell. Anche i
suoi modi lasciavano supporre che avesse superato la trentina.
E oltretutto dev'essere sorda, pens Viktor. Senza curarsi delle sue parole, era rimasta a
osservarlo dalla porta, muta.
Va bene, non fa nulla. Lei mi ha spaventato a morte e adesso la prego di andarsene dalla porta
principale e di non tornare mai pi in questa casa. Sto lavorando e non voglio essere disturbato.
Viktor trasal quando, con due passi fulminei, la donna gli fu improvvisamente vicino.
Non vuole proprio sapere, dottor Larenz, cosa cerco? Vuole mandarmi via senza conoscere la
ragione della mia visita?.
S.
Quindi non le interessa sapere cosa pu aver spinto una donna come me a venire su quest'isola
dimenticata da Dio?.
No.
O forse s?
Viktor si rese conto che una voce dentro di lui, che credeva perduta da tempo, si stava
risvegliando. La curiosit.
Quindi non vuole proprio sapere come ho fatto a scoprire che lei si trovava qui?.
No.
Non le credo, dottor Larenz. La mia storia potrebbe sembrarle interessante. Si fidi di me.
Fidarmi? Dovrei fidarmi di una che si  intrufolata in casa mia?.
No, lei deve ascoltarmi. Il mio caso....
Il suo caso non mi interessa la interruppe Viktor. Se lei  informata su ci che ha colpito la
mia famiglia, dovrebbe anche sapere che  di cattivo gusto disturbarmi in questo momento.
Non ho la minima idea di ci che le  successo, dottor Larenz.
Com' possibile?. Viktor non sapeva pi per cosa si sarebbe dovuto meravigliare di pi. Se
del fatto che stesse a discutere con una perfetta sconosciuta o che le sue parole assurde suonassero cos
sincere.
Quindi non ha letto i giornali negli ultimi quattro anni?.
No rispose lei schietta.
Viktor era sempre pi perplesso. E nello stesso tempo il suo interesse per quella singolare
bellezza stava crescendo. Okay, comunque sia. Non esercito pi. Ho dato via lo studio due anni fa....
...al professor van Druisen. Lo so. Sono gi stata da lui,  stato van Druisen a mandarmi da
lei.
Cosa? chiese Viktor perplesso. La sua curiosit aumentava.
S, anche se non direttamente. Il professor van Druisen ha solo detto che sarebbe stato molto
meglio se lei avesse accettato di curare personalmente il mio caso. E a dire il vero  ci che desidero
anch'io.
Viktor scosse il capo. Davvero il suo vecchio mentore aveva dato il suo indirizzo sull'isola a
una nuova paziente? Non poteva crederci. Soprattutto considerando che van Druisen sapeva benissimo
che Viktor non era pi in grado di svolgere il proprio lavoro. Tanto meno l a Parkum. Ma avrebbe
chiarito la cosa in un secondo momento. Ora doveva cercare di liberarsi di quella persona e ritrovare la
sua quiete.
Devo pregarla ancora una volta di andarsene. Sta perdendo il suo tempo.
Nessuna reazione.
Viktor sent che lo spavento iniziale si stava lentamente traducendo in stanchezza. Cap che
stava accadendo ci che aveva temuto maggiormente: neppure a Parkum sarebbe riuscito a ritrovare se
stesso. Gli spiriti non lo lasciavano in pace nemmeno in quel luogo. N quelli dei morti, n quelli dei
vivi.
Dottor Larenz, so bene che non vuole essere disturbato per nessun motivo. Un certo Patrick
Halberstroem mi ha traghettata qui stamattina e me lo ha detto in modo piuttosto esplicito, prima
ancora che scendessi sull'isola.
Si chiama Halberstaedt la corresse Viktor. E il sindaco.
Gi. L'uomo pi importante dell'isola. Dopo di lei. Anche questo mi  stato riferito in modo
alquanto chiaro. E seguir il suo consiglio di levare il mio bel culo da Parkum al pi presto, ma solo
dopo aver parlato con lei.
Le ha detto questo?.
S. Ma lo far solo se mi conceder cinque minuti del suo tempo e poi vorr dirmelo lei stesso
in faccia.
Dirle cosa?.
Che non intende curarmi.
Non ho tempo per curarla rispose con poca convinzione. La prego, se ne vada.
Va bene. Giuro che lo far. Ma prima desidero raccontarle una storia. La mia storia. Mi creda,
mi occorrono solo cinque minuti. Non se ne pentir.
Viktor esit. La curiosit stava per sopraffare gli altri sentimenti. Inoltre la sua pace ormai era
stata distrutta, e gli mancava la forza necessaria per continuare a discutere.
Non mordo, dottor Larenz disse lei, poi sorrise.
Il parquet del salotto scricchiol di nuovo sotto i suoi piedi mentre gli si avvicinava. Ora Viktor
poteva riconoscere il costoso profumo. Opium.
Sono solo cinque minuti?.
Lo giuro.
Viktor alz le spalle. Dopo quell'interruzione un altro paio di minuti non faceva certo
differenza. E probabilmente se l'avesse buttata fuori in quel momento, la donna sarebbe rimasta per
chiss quanto tempo davanti alla casa e lui non avrebbe pi potuto riflettere.
Va bene.
Guard l'orologio in modo ostentato.
Cinque minuti.
4
Viktor si avvicin alla mensola del caminetto, su cui si trovava una vecchia teiera in porcellana
di Meissen con il fornelletto. Quando si accorse dell'intensit dello sguardo della sua ospite, si scosse e
si sforz di essere cortese.
Vuole del t? Lo stavo giusto preparando.
La donna scosse il capo e sorrise.
No, grazie. Non voglio sprecare il tempo che mi ha concesso.
D'accordo, ma almeno si tolga il cappotto e si accomodi.
Spost una pila di vecchi giornali dal rivestimento in pelle del vecchio sof. Molti anni prima
suo padre l'aveva disposto in modo tale che, quando ci si sprofondava per leggere un buon libro in
pace, si potesse alzare lo sguardo verso la finestra e ammirare al contempo sia il fuoco del camino sia il
mare.
Viktor si sedette nuovamente alla scrivania, osservando quella affascinante sconosciuta mentre
si accomodava senza aver tolto il cappotto di cachemire.
Il silenzio che per un istante li circond fu rotto dal frastuono di un'enorme onda che si infranse
sulla spiaggia e si ritir rapida e sibilante.
Viktor guard l'orologio.
Bene, signora... Posso sapere il suo nome?.
Mi chiamo Anna Spiegel. Sono una scrittrice.
Dovrei conoscerla?.
Potrebbe conoscermi se avesse un'et compresa tra i sei e i tredici anni e amasse leggere libri
per ragazzi. Ha figli?.
S. Cio.... Il dolore lo assal fulmineo e acuto. Cos come la sua risposta. Lo sguardo della
donna vagava in cerca di foto di famiglia sulla mensola del camino e Viktor si affrett a porre lui stesso
una domanda, per evitare ulteriori chiarimenti.
Non legge i giornali da anni.
Lei parla un tedesco molto pulito. Di dov' esattamente?.
Berlino. Waschecht, per essere precisi. I miei libri sono conosciuti specialmente all'estero, in
particolare in Giappone. Ma neanche pi l, ormai.
Per quale motivo?.
Perch non pubblico libri da anni.
Viktor non si era accorto che la loro conversazione si era trasformata nel gioco di domande e
risposte che in passato aveva sempre condotto con i suoi pazienti.
Da quanto tempo non scrive?.
Da circa cinque anni. Anche il mio ultimo lavoro era un libro per l'infanzia. Pensavo che
sarebbe stato il mio libro pi riuscito, era una sensazione che provavo a ogni riga che mettevo su carta.
Ma poi non riuscii a procedere oltre i primi due capitoli.
Perch?.
Perch le mie condizioni di salute si sono aggravate all'improvviso. Fui costretta a
ricoverarmi.
Per cosa?.
Credo che alla Parkklinik se lo stiano ancora chiedendo.
Lei  stata alla Parkklinik? A Dahlem?. Viktor la guard sbigottito. Non aveva previsto che il
colloquio potesse prendere quella piega. Per prima cosa ora sapeva che lei era veramente un'autrice
nota, visto che poteva permettersi una clinica privata tanto costosa. Inoltre doveva avere avuto dei
disturbi molto seri, perch la Parkklinik non si occupava dei soliti problemi di alcolismo o
tossicodipendenza, bens dei disturbi psicologici pi gravi. Prima della fine della sua carriera, lui stesso
era stato interpellato diverse volte come consulente esterno e poteva confermare che la fama
dell'istituto era pienamente giustificata. La clinica berlinese aveva ottenuto risultati sorprendenti e
pionieristici grazie alla collaborazione di alcuni dei medici pi famosi del paese e all'utilizzo di metodi
sperimentali. Tuttavia a Viktor non era mai successo di incontrare un paziente che ne fosse uscito in
uno stato mentale cos lucido come la donna che ora si trovava di fronte.
Quanto tempo  rimasta l?.
Quarantasette mesi.
Viktor rimase senza parole. Cos tanto? O quella donna mentiva in modo spudorato o era
gravemente malata. O forse entrambe le cose.
Sono stata rinchiusa in una stanza per quasi quattro anni, imbottita di pillole al punto che a
volte non riuscivo a ricordare neanche chi fossi o dove mi trovassi.
Qual  stata la diagnosi?.
La sua specialit, dottor Larenz. Perci sono venuta da lei. Parliamo di schizofrenia.
Viktor si era abbandonato contro lo schienale e ascoltava con attenzione. Era un vero esperto
nel campo della schizofrenia. O almeno un tempo lo era stato.
Com' arrivata al ricovero?.
Ho contattato il professor Malzius.
Quindi ha chiesto lei stessa al direttore dell'istituto di essere ricoverata?.
S, certo. La clinica gode di ottima fama. Diversamente non avrei saputo chi altri avrebbe
potuto aiutarmi. Lei mi  stato consigliato solo pochi giorni fa.
Da chi ha avuto il mio nome?.
Da un giovane medico dell'istituto. Prima ha fatto in modo che la terapia farmacologica
venisse sospesa e che potessi essere nuovamente in grado di pensare lucidamente.  stato lui a
suggerirmi che per il mio caso lei era il migliore.
Cosa le hanno somministrato?.
Di tutto. Truxal, Fluspirilene. Soprattutto Flupentixolo.
I soliti neurolettici. In ogni caso prodotti validi, pens Viktor.
E non le sono stati d'aiuto?.
No, dal giorno del ricovero i sintomi si sono sempre aggravati. Quando i farmaci sono stati
finalmente sospesi, ci sono volute settimane perch mi rimettessi in piedi. Questo dimostra che per la
mia forma di schizofrenia una terapia a base di farmaci non serve.
E cosa rende la sua forma di schizofrenia tanto particolare, signora Spiegel?.
Sono una scrittrice.
S, questo me lo ha detto.
Cercher, per quanto possibile, di farle un esempio. Per la prima volta Anna distolse lo
sguardo da quello di Viktor e cominci a fissare un punto immaginario oltre le sue spalle. Nel suo
studio in Friedrichstrae Viktor aveva da tempo rinunciato al lettino freudiano, preferendo interagire
con i propri pazienti faccia a faccia. Perci aveva gi osservato spesso questo comportamento. I
pazienti scostavano il loro sguardo dal suo nel momento in cui la tensione saliva e volevano descrivere
un avvenimento importante nel modo pi preciso possibile. O quando mentivano.
Il mio primo tentativo letterario fu un racconto. Lo scrissi quando avevo tredici anni per un
concorso scolastico indetto dal senato di Berlino. Il tema era il senso della vita, e i protagonisti della
mia storia erano dei ragazzi che intraprendevano un esperimento scientifico. Avevo appena consegnato
il mio testo quando, il giorno successivo,  accaduto.
Che cosa?.
La mia migliore amica festeggiava il suo quattordicesimo compleanno nella sala da ballo
dell'hotel Vier Jahreszeiten, a Grunewald. Per andare in bagno dovetti passare davanti alla hall
dell'hotel. All'improvviso lei era l. Davanti alla reception.
Chi?.
Julia.
E chi  Julia?.
Lei. Julia. Una delle ragazze del mio racconto, la protagonista della prima scena.
Vuole dire che ha visto una donna che assomigliava a quella del suo racconto?.
No. Anna scosse la testa. No, non una donna che le assomigliava. Era proprio lei.
E in che modo pot riconoscerla?.
Perch ripet parola per parola la frase che le avevo fatto dire nel racconto.
Quale frase?.
La voce di Anna quasi si spense mentre tornava a guardare Viktor dritto negli occhi.
Julia si sporse sul bancone e fece al portiere: Dimmi, tesoro, se sono carina con te me la dai
una bella camera?.
Viktor sostenne lo sguardo di sfida di Anna.
E non ha mai pensato che potesse trattarsi solo di una coincidenza?.
S, in effetti per un po'  quello che ho creduto anch'io. Per un bel po'. Ma poi mi riusc
difficile continuare a pensare che si trattasse di una coincidenza quando Julia fece esattamente ci che
avevo descritto nel mio racconto.
E cio?.
Si infil in bocca la canna di una pistola e si fece saltare il cervello.
Viktor la guard sconvolto.
Ma questo  uno....
...uno scherzo? Purtroppo no. La ragazza alla reception rappresentava solo l'inizio di un
incubo, del quale sono prigioniera ormai da vent'anni. In modo pi o meno grave, dottor Larenz. Sono
una scrittrice, ed  questa la mia maledizione.
Viktor avrebbe potuto anticipare le sue parole, tanto era certo di ci che la donna stava per dire.
Da quella storia in poi, ogni personaggio che invento diventa reale. Li posso vedere, studiare, e
a volte riesco persino a parlare con loro. Li invento e immediatamente entrano nella mia vita. Questa 
la mia malattia, dottor Larenz. Il mio problema. E la particolarit della mia probabile schizofrenia.
Anna si chin in avanti.
 per questo motivo che ora sono qui da lei. Allora...?.
Viktor la guard senza parlare. Troppi pensieri attraversavano la sua mente. Troppe emozioni
combattevano dentro di lui.
Allora, dottor Larenz?.
Allora cosa?.
Le interessa il mio caso? Vorr prendermi in cura, dato che oramai sono qui?.
Viktor guard l'orologio. I cinque minuti erano passati.
5
Ora, ripensandoci a posteriori, Viktor ne era certo. Se gi dal primo incontro fosse stato pi
attento e avesse interpretato meglio certi segnali, avrebbe potuto capire molto prima che qualcosa non
tornava. Non tornava affatto. Ma probabilmente una simile intuizione avrebbe solo contribuito ad
accelerare lo svilupparsi della catastrofe.
A ogni modo, Anna aveva raggiunto il suo scopo. Si era intrufolata nella casa di Viktor
sorprendendolo in tutti i modi. La sua storia lo interessava veramente. Era talmente anomala che per
cinque minuti era riuscito a smettere di pensare a se stesso e ai propri problemi. Ma per quanto la
distrazione fosse stata piacevole, non aveva intenzione di prenderla in cura. Dopo una discussione
breve ma definitiva, lei accett controvoglia di salire sul primo traghetto per lasciare l'isola l'indomani
mattina e di consultare nuovamente il professor van Druisen.
Ho i miei buoni motivi le rispose asciutto, quando lei gli chiese perch non poteva restare. E
uno di questi  che non esercito pi da quattro anni.
Ma non avr certo perso la capacit di farlo.
Non si tratta di capacit....
Allora non vuole farlo....
S, pens Viktor, ma qualcosa gli imped di raccontare a quella donna la storia di Josy. Se
davvero Anna non aveva mai sentito parlare della sua tragedia durante la permanenza in clinica, allora
non voleva essere proprio lui a cambiare le cose.
Ritengo che sarebbe poco professionale accettare un caso tanto complesso senza un'adeguata
preparazione e soprattutto fuori da un regolare studio medico.
Preparazione? Ma la prego. Questo  il suo campo. Se fossi venuta da lei nello studio di
Friedrichstrae, quale sarebbe stata la sua prima domanda?.
Viktor rise del goffo tentativo di incastrarlo.
Le avrei chiesto quando ha avuto un'allucinazione per la prima volta in vita sua, ma....
Molto prima dell'incidente in hotel lo interruppe lei. Ma al Vier Jahreszeiten l'attacco fu
cos....
Cerc le parole.
...cos realistico. Cos nitido. Non avevo mai vissuto prima un'allucinazione intensa e violenta
come quella. Avevo di fronte quella donna, udii lo sparo e vidi come il suo cervello si sfracell contro
la reception. E per la prima volta si trattava di un personaggio nato da un mio racconto. Ma ovviamente
anche io, come la maggior parte delle persone affette da schizofrenia, avevo avuto dei segni
premonitori.
Quali?.
Viktor decise di regalarle ancora cinque minuti dea sua attenzione, prima che lei se ne andasse
definitivamente.
Per sempre.
Dunque, da dove posso iniziare? Credo che la storia della mia malattia abbia radici nella mia
infanzia.
Egli attese che lei proseguisse da sola, e bevve ancora un sorso del suo t amaro Assam, che nel
frattempo era diventato freddo.
Mio padre era un militare americano di carriera. Rimase a Berlino in qualit di alleato
lavorando come moderatore radiofonico per l'American Forces Network, la AFN. Era una celebrit del
posto, oltre che un vero playboy. Un giorno una delle tante avventure dai capelli biondi che portava nel
retro del circolo militari rimase incinta. Si chiamava Laura, era una vera berlinese nonch mia madre.
Sbaglio o parla di suo padre al passato?.
 morto a causa di un tragico incidente quando avevo otto anni. Il professor Malzius lo ritiene
il primo evento traumatico della mia vita.
Che tipo di incidente?.
Fu operato di appendicite in un ospedale militare e dimenticarono di fargli indossare la calza
elastica prima dell'intervento. Mor per una trombosi.
Mi dispiace. Viktor si arrabbiava sempre moltissimo per disgrazie che si abbattevano sui
pazienti e sui relativi familiari per la pura negligenza di medici incapaci.
Come reag alla notizia della morte di suo padre?.
Di certo non bene. Vivevamo in una delle case a schiera della caserma Andrew, nel settore
americano di Steglitz. Nel giardinetto sul retro tenevamo un piccolo meticcio, Terry, che un giorno ci
aveva seguito. Mio padre lo detestava, perci quasi sempre era legato a una catena troppo corta, che
non gli permetteva di entrare in casa. Quando mia madre mi disse che pap era morto, corsi fuori dal
cane e iniziai a colpirlo. Avevo preso una delle mazze da baseball di mio padre, di quelle pesanti con
l'interno in ferro. La catena era cos corta che Terry non poteva n evitare i colpi n fuggire. La prima
cosa che feci fu quella di spezzargli le zampe, e croll a terra. Ma io continuai a colpirlo. Ero una
bambina gracile di soli otto anni, ma in quell'istante avevo la rabbia e la forza di un'indemoniata. A un
certo punto, forse alla decima mazzata, gli spezzai la spina dorsale e non pot pi muoversi. Guaiva in
modo straziante per il dolore, ma continuai a infierire su di lui, finch non vidi il sangue sgorgare dalla
sua bocca e di Terry non rimase altro che una montagnetta di carne sanguinolenta da cui avevo
spremuto fuori ogni traccia di vita.
Viktor cerc di non mostrare il proprio orrore, e con voce calma chiese: Perch lo massacr?.
Perch Terry era l'essere che amavo di pi al mondo dopo mio padre. Nella mia pazzia di
bambina avevo pensato che se mi avevano portato via colui che amavo di pi, allora anche quello che
stava al secondo posto non aveva pi alcun diritto di vivere. Ero furiosa perch Terry era ancora vivo e
mio padre no.
 un'esperienza terribile.
S, lo . Ma lei ancora non ne conosce il motivo.
Cosa vuole dire?.
Lei non sa ancora tutto, dottor Larenz. La cosa davvero terribile di questa storia non fu la
morte di mio padre. E neppure il fatto che io abbia percosso a morte un cagnolino innocente.
Ma...?.
La cosa davvero agghiacciante  che quel cane non  mai esistito. Terry non c' mai stato. Ci
aveva seguito solo un gatto, una volta, mai un cane. E anche se ancora oggi il povero corpicino
martoriato di Terry mi perseguita in sogno, so molto bene ormai che quello fu solo un prodotto della
mia fantasia malata.
Quando lo ha scoperto?.
Oh, c' voluto molto tempo. Solo durante il mio primo incontro con lo psicoterapeuta salt
fuori questa storia. All'epoca avevo diciotto o diciannove anni. Prima non ne avevo mai parlato con
nessuno. Chi ammetterebbe serenamente di aver seviziato un animale a quel modo, come un pazzo?.
Santo Cielo, pens Viktor e involontariamente accarezz Sindbad, che fino a quel momento
aveva sonnecchiato ai suoi piedi senza prestare la minima attenzione al colloquio. Per pi di dieci anni
quella povera ragazza aveva vissuto con quei tremendi sensi di colpa. Era questa la caratteristica pi
spaventosa della schizofrenia. Nella maggior parte dei casi le allucinazioni conducevano il malato a
pensare di essere una persona inutile, perversa e indegna. Spesso gli schizofrenici erano spinti al
suicidio da voci che sentivano nella loro testa. E talvolta i poveretti ubbidivano ai loro carnefici
immaginari. Viktor diede un'occhiata all'orologio e si sorprese nel constatare quanto si fosse fatto
tardi. Ormai poteva scordarsi di lavorare all'intervista.
Bene, signora Spiegel.
Si alz per farle notare che con ci il colloquio era definitivamente terminato. Stava per
compiere un passo verso Anna, quando si rese conto con sorpresa di provare una lieve vertigine.
Come le ho ampiamente spiegato, non posso in nessun modo curarla qui aggiunse,
augurandosi di non barcollare mentre si avviava verso la porta.
Anna lo aveva guardato impassibile prima di alzarsi in piedi a sua volta.
Ma certo disse con inaspettata vivacit. Sono comunque felice che abbia voluto ascoltarmi,
credo che adesso seguir il suo consiglio.
Qualcosa nel suo modo di camminare verso la porta risvegli in Viktor l'ombra di un ricordo.
Ma rapido come era comparso, quel ricordo svan.
Non sta bene, dottore?.
Lo infastid che lei avesse notato il suo leggero vacillare.
No, no. tutto bene.
Strano. Viktor si sentiva come se avesse messo i piedi sulla terraferma dopo un lungo viaggio in
mare.
Dove si fermer a dormire? le chiese per cambiare argomento, mentre le apriva la porta che si
trovava alla fine del corridoio.
Sono all'Ankerhof.
Annu. E dove altrimenti? Durante la bassa stagione, quella era l'unica pensione disponibile. La
proprietaria, Trudy, che era rimasta vedova tre anni prima, quando il marito aveva avuto un incidente
con il suo peschereccio, sull'isola era considerata un'istituzione.
Davvero si sente bene? insistette lei.
S, s. Mi succede quando mi alzo troppo in fretta ment lui e sper che quelli non fossero i
primi sintomi di un raffreddore.
Bene rispose Anna soddisfatta. Allora torno subito al villaggio. Devo fare le valigie, se
domattina voglio prendere il primo traghetto per la terraferma.
Viktor fu contento di sentire quella frase. Prima quella donna fosse sparita dall'isola, prima lui
sarebbe tornato alla sua tranquillit. Finalmente in pace.
Le strinse ancora una volta la mano e si salutarono senza tante formalit.
A posteriori si  sempre pi saggi. Se gi dal primo colloquio Viktor avesse fatto pi attenzione,
non gli sarebbero sfuggiti certi indizi. Invece, distratto com'era, quando Anna se ne and non la segu
con lo sguardo. Lei doveva averlo calcolato. Non appena la porta si richiuse alle sue spalle, non si cur
neppure di nascondere le sue vere intenzioni, e invece di dirigersi verso il paese punt dritta verso nord.
In direzione opposta rispetto all'Ankerhof.
6
Anna era appena andata via quando Viktor venne nuovamente interrotto da qualcuno che
bussava alla porta. Era l'anziano sindaco Halberstaedt.
La ringrazio per essersi occupato del generatore lo accolse Viktor, stringendogli la mano. La
temperatura era perfetta quando sono arrivato.
Sono contento, dottore rispose asciutto Halberstaedt, e ritir la mano in modo stranamente
frettoloso.
Mi dica, che cosa la spinge fin qui con questo brutto tempo? Pensavo che la posta non
arrivasse fino a dopodomani.
Infatti  cos. Halberstaedt aveva un pezzo di legno nella mano sinistra con il quale scosse la
sabbia dalle suole degli stivali di gomma nera. Non sono qui per la posta.
D'accordo. Larenz indic la porta. Vuole entrare? Pare che stia per piovere.
No, grazie. Non vorrei disturbarla troppo. Devo solamente chiederle una cosa.
S?.
Chi  quella donna che  appena venuta da lei?.
Viktor era sorpreso da quel modo tanto diretto. Fino a quel momento Halberstaedt era sempre
stato cortese, discreto e rispettoso della vita privata degli abitanti dell'isola.
Certamente non sono affari miei, dottore. Ma se fossi in lei starei attento. Halberstaedt fece
una breve pausa per sputare del tabacco sulla sabbia, al di l della veranda. Maledettamente attento.
Viktor strinse un po' le palpebre e fiss il sindaco. Il tono e le parole di quell'uomo non gli
piacevano affatto.
Pu spiegarmi che cosa vuole insinuare?.
Non voglio insinuare proprio nulla. Lo sto dicendo molto chiaramente. Quella donna non mi
convince, pare che abbia qualcosa da nascondere.
Spesso Viktor aveva visto individui sani guardare alle persone psichicamente malate con una
simile forma di sospetto. Ma lo meravigliava che Halberstaedt si fosse accorto subito che Anna aveva
dei problemi.
Ma neppure io posso definirmi sano. Non pi.
Non si preoccupi per la signora... tagli corto Viktor.
Non sono affatto preoccupato per la signora. Io temo che possa accadere qualcosa a lei,
dottore.
Ecco, in un attimo era sparita. La distrazione che la comparsa di Anna e la sua storia da brivido
gli avevano regalato. Josy. C'erano milioni di fattori imprevedibili che potevano risvegliare nel
cervello di Viktor il ricordo della figlia. Per esempio una voce minacciosa come quella che aveva il
sindaco in quel frangente.
Ma insomma, cosa vuole dire?.
Quello che ho detto. Penso che lei sia in pericolo. Oramai abito sull'isola da quarantadue anni
e ho visto parecchie persone passare di qui. Alcune di queste erano le benvenute. Brave persone che ci
si augura restino a lungo. Persone come lei, dottore. Ma per altre ho capito fin dal primo momento che
avrebbero creato dei problemi. Non so spiegarglielo. Devo aver sviluppato una specie di sesto senso. In
ogni caso l'allarme  scattato non appena quella donna ha messo piede sull'isola.
Mi faccia capire meglio. Cosa diavolo le ha detto per inquietarla in questo modo?.
Non ha detto niente. Non ho parlato con lei. L'ho solo osservata a distanza e seguita fino a
qui.
Strano, pens Viktor. Poco fa Anna mi ha raccontato tutta un'altra cosa. Ma perch avrebbe
dovuto inventarsi una conversazione con Halberstaedt?
Anche secondo Hinnerk si comportava in modo maledettamente strano due ore fa, nel suo
emporio.
Quanto strano? volle sapere Viktor.
Voleva comprare un'arma.
Come?.
S, all'inizio ha chiesto una fiocina o una pistola lanciarazzi. Infine ha comprato un grosso
coltello e parecchi metri di filo di nylon. Credo sia pi che naturale chiedersi che intenzioni abbia
quella donna.
Non ne ho la minima idea replic Viktor, perso nei suoi pensieri. Non lo sapeva proprio.
Cosa poteva volere una donna malata di mente e armata su quell'isola cos tranquilla?
Ecco. Halberstaedt si tir sulla testa il cappuccio della giacca a vento nera. Adesso devo
andare. Mi perdoni per il disturbo.
Non si preoccupi.
Halberstaedt scese i gradini della veranda, ma prima di superare il cancelletto del giardino si
volt ancora una volta verso Viktor.
C' un'altra cosa, dottore, che volevo dirle da tempo. Mi dispiace veramente molto.
Viktor annu. Dopo quattro anni non era necessario spiegare la ragione della propria
partecipazione. Era evidente a cosa si riferisse.
Ma questo soggiorno dovrebbe farle bene, penso.  per questo che sono qui.
In che senso?.
Sono stato contento di rivederla sull'isola. Ho saputo come le andavano le cose sulla
terraferma e ho sperato che qui potesse rilassarsi. Che in poco tempo si sarebbe sentito meglio. Ma....
Ma cosa?.
Lei  persino pi pallido di una settimana fa.  successo qualcosa?.
S, sono perso in un incubo. Si chiama la mia vita. E con la tua presenza qui non lo stai certo
rendendo pi piacevole, pens Viktor. Ma invece di parlare, scroll silenzioso la testa, procurandosi
un'altra vertigine.
Halberstaedt chiuse il cancelletto dall'esterno e lo guard con aria grave.
Non fa nulla. Forse mi sbaglio.  probabile che non sia cos grave. Ma la prego: non
sottovaluti le mie parole su quella donna.
Viktor annu.
Dico davvero, dottore. Presti attenzione nei prossimi giorni. Ho un brutto presentimento.
Grazie, lo far.
Viktor chiuse la porta e osserv Halberstaedt attraverso io spioncino, finch non fu sparito dal
suo campo visivo.
Ma cosa sta succedendo qui? pens. Cosa significa tutto questo?
Lo avrebbe scoperto quattro giorni dopo. Ma a quel punto sarebbe stato troppo tardi.
7
Parkum, quattro giorni prima della verit
D: Nutre ancora una qualche speranza?
Per Viktor la seconda domanda dell'intervista era la pi difficile. Dopo una notte inquieta e una
colazione consumata a forza, alle dieci del mattino si era seduto davanti al suo portatile. Ma questa
volta aveva una buona scusa per giustificare il fatto che lo schermo del suo computer dopo mezz'ora
fosse ancora vuoto. Non c'erano dubbi, gli stava davvero venendo l'influenza. Il senso di vertigine era
diminuito, ma da quando si era alzato aveva mal di gola e starnutiva. Nonostante ci aveva deciso di
recuperare il tempo perduto il giorno prima.
Speranza?
Avrebbe voluto rispondere con una domanda:
Quale speranza? Che Josy sia ancora viva o che venga ritrovato il suo corpo?
Una violenta folata di vento fece tremare la finestra all'inglese. Viktor si ricord che le
previsioni meteorologiche avevano annunciato maltempo. Si supponeva che nel pomeriggio le
propaggini dell'uragano Anton avrebbero raggiunto l'isola. Era dal giorno prima che se ne parlava, ma
ora dal mare si stava alzando una nube grigia carica di pioggia e violente raffiche di aria gelida
scagliavano i primi rovesci sulla costa. La temperatura era scesa molto durante la notte, e il fuoco nel
camino non aveva pi una funzione solo estetica, ma serviva a rafforzare il calore del riscaldamento a
gasolio.
Anche i pescatori e i traghettatori avevano evidentemente ascoltato le previsioni del tempo.
Dalla scrivania Viktor lanci un'occhiata fuori dalla finestra e vide che non c'era una sola
imbarcazione tra le onde in tempesta.
Ritorn a guardare lo schermo.
Speranza.
Senza toccare i tasti, Viktor strinse le mani a pugno per poi distendere nuovamente le dita.
Quando all'inizio aveva letto quella frase, un argine immaginario si era rotto nella sua mente e il primo
pensiero che lentamente aveva preso corpo era stato il ricordo degli ultimi giorni di vita di suo padre.
Gustav Larenz si era ammalato di linfoma di Hodgkin e aveva potuto sopportare le atroci sofferenze
solo grazie a una costante somministrazione di morfina. Ma nello stadio terminale della malattia
neppure la morfina riusciva a eliminare interamente il dolore. Mi sembra di stare sotto una campana
piena di nebbia... diceva suo padre quando cercava di descrivergli la martellante emicrania che lo
affliggeva e che i medici cercavano di attenuare con la somministrazione delle pillole ogni due ore.
Sotto una campana piena di nebbia. Ecco dove ho sepolto la mia speranza. Sembra quasi che i
sintomi di mio padre abbiano attaccato anche me. Come una malattia contagiosa, solo che il cancro
non ha colpito il mio sistema linfatico, ma la ragione. E le metastasi si diffondono nella mia anima.
Viktor inspir profondamente e infine inizi a scrivere.
S, nutriva ancora una speranza. Che un giorno la domestica gli annunciasse un visitatore che
attendeva nell'ingresso rifiutando di aspettarlo in salotto. Sperava che quell'uomo, tenendo il cappello
della divisa tra le mani, lo fissasse negli occhi senza parlare.
E lui, finalmente, avrebbe saputo. Prima ancora che le pi definitive fra tutte le parole uscissero
dalla bocca dell'ufficiale: Mi dispiace.
Era questa la sua speranza.
Invece Isabell pregava ogni sera perch accadesse il contrario. Ne era certo. Non capiva dove
trovasse la forza per farlo. Ma da qualche parte dentro di lei ancora coltivava un sogno. Sperava che un
giorno, tornando a casa da una delle sue abituali cavalcate, avrebbe visto la bicicletta di Josy a terra nel
vialetto. E ancora prima che potesse alzarla e spingerla in giardino, Josy le sarebbe corsa incontro dal
lago ridendo. Col fiato corto, mano nella mano con il padre. Sana e allegra come non mai. Cosa
mangiamo a pranzo? le avrebbe urlato da lontano, e tutto sarebbe tornato come un tempo. Isabell non
si sarebbe meravigliata. Non le avrebbe nemmeno chiesto dove avesse trascorso tutti quegli anni. Le
avrebbe passato teneramente una mano tra i capelli ramati, divenuti pi lunghi, accettando
semplicemente la cosa. Che lei finalmente fosse tornata. Che la sua famiglia fosse di nuovo riunita.
Cos come aveva accettato la separazione. Per tutti quegli anni. Era questa la sua speranza segreta.
Ebbene, ho risposto alla vostra domanda?
Senza emozione Viktor si accorse che ancora una volta stava parlando da solo. In questo caso la
sua interlocutrice immaginaria era stata Ida Strachwitz, la caporedattrice del Bunte, alla quale il giorno
seguente avrebbe gi dovuto inviare le prime risposte dell'intervista per e-mail.
Il computer emise un ronzio che ricordava quello di una vecchia macchina per il caff. Decise
di cancellare le ultime righe. Ma si accorse con rabbia che non c'era nulla da cancellare. Tutto ci che
aveva scritto nell'ultima mezz'ora era una sola frase. E non sembrava avere nulla a che fare con la
domanda.
R: Tra l:'ipotizzare e il sapere ci sono la vita e la morte.
Viktor non ebbe il tempo di continuare quella frase perch squill il telefono. Per la prima volta
da quando era giunto a Parkum. Inevitabilmente quel suono, alto e improvviso, lo spavent spezzando
con una eco stridula il silenzio della piccola casa. Lo lasci squillare alcune volte, prima di sollevare la
pesante cornetta. Come quasi tutto il resto dell'arredamento, anche quel vecchio apparecchio nero a
disco era un'eredit di suo padre. Si trovava su un tavolinetto, vicino alla libreria.
La disturbo?.
Viktor sospir. Sapeva che sarebbe successo. Di colpo accus il senso di vertigine del giorno
prima unito ai sintomi del raffreddore.
Non avevamo fatto un accordo, signora Spiegel?.
S rispose lei mortificata.
Non sarebbe dovuta partire questa mattina? Con il primo traghetto disponibile?.
 per questo che la sto chiamando. Non posso partire.
Mi ascolti bene!. Infuriato, Viktor alz lo sguardo verso il soffitto, notando diverse ragnatele
negli angoli.
Ne abbiamo gi discusso abbastanza. Al momento lei attraversa una fase tranquilla, cosa che le
consentirebbe di tornare a Berlino senza alcun problema. Una volta arrivata, potr subito mettersi in
contatto con il professor van Druisen, al quale ho....
Non posso partire lo interruppe Anna, mantenendo un tono calmo. E ancora prima che lo
dicesse, Viktor cap a cosa si riferiva.
Il traghetto non pu partire a causa del maltempo. Sono bloccata su quest'isola.
8
L'aveva capito subito, non appena aveva sollevato il ricevitore. La voce di Anna si tradiva.
Sembrava che avesse provocato lei stessa il maltempo, solo per continuare a distoglierlo dall'intervista
e dalla rielaborazione del passato che essa richiedeva. E forse aveva qualcos'altro da raccontargli.
Qualcosa che doveva essere cos importante da valere la fatica e il costo del viaggio da Berlino fino l.
Qualcosa che non aveva voluto rivelargli il giorno prima, per chiss quale ragione. Viktor non sapeva
di cosa si trattasse, ma era certo che lei non avrebbe lasciato l'isola prima di avergli raccontato la sua
storia. E quindi sarebbe tornata. Anche per questo si era fatto una doccia e si era cambiato. In bagno
aveva fatto sciogliere un'aspirina nell'acqua e l'aveva mandata gi in tre sorsi, a stomaco vuoto.
Sentiva un peso sulle palpebre. Un indiscutibile segno dell'emicrania imminente. Forse anche della
febbre. Di solito, alla comparsa di certi sintomi, Viktor prendeva subito due Katadolon. Ma gli
avrebbero procurato sonnolenza, e qualcosa gli diceva che sarebbe stato meglio ricevere la sua ospite
indesiderata da lucido. Quindi, quando nel primo pomeriggio Sindbad lo avvert con un debole ringhio
dell'arrivo di Anna, si sentiva poco bene, ma perlomeno non era assonnato.
La donna sorrideva quando lui apr la porta. Stavo facendo una passeggiata e ho visto che nel
suo soggiorno la luce era accesa.
Viktor aggrott la fronte. Una passeggiata? Ma se persino chi doveva portare fuori il cane
usciva malvolentieri con quel tempo? Non stava ancora diluviando, ma scendeva una pioggerellina
fastidiosa che non accennava a diminuire. E Anna, nel suo tailleur di lana leggera e con i tacchi alti,
non era certo equipaggiata contro il maltempo. Per andare a piedi dal paese alla casa sulla spiaggia ci
volevano circa quindici minuti lungo una strada dissestata e piena di pozzanghere. Eppure i suoi sandali
eleganti erano puliti. E anche i capelli erano asciutti, sebbene non avesse con s n l'ombrello n un
foulard per ripararsi la testa.
 un brutto momento?.
Viktor si accorse di non aver ancora parlato, e di essersi limitato a fissarla con aria attonita.
S, cio.... Si blocc. La prego di scusarmi. Sono un po' sottosopra. E anche parecchio
raffreddato.
E dopo quello che mi ha raccontato Halberstaedt su di te, non sono nemmeno troppo entusiasta
di aprirti la porta.
Oh. Il sorriso era sparito dal suo volto. Mi dispiace molto.
Il riflesso di un lampo sul mare illumin per un secondo l'orizzonte dietro la casa. Poco dopo
segu l'inevitabile rombo di un tuono. Quando vide che il temporale si stava avvicinando, Viktor si
spazient. A quel punto non poteva pi mandarla via. Avrebbe dovuto ospitare Anna almeno fino a
quando la tempesta non fosse passata.
Bene, visto che si  presa il disturbo di venirmi a trovare, potrei offrirle un t propose
controvoglia. Invito che Anna accett all'istante. Il sorriso era tornato sul suo volto e a Viktor parve
persino di scorgere un leggero moto di trionfo nella sua espressione.
Lo segu nella stanza del camino, dove si accomodarono nei posti del giorno prima. Lei sul
divano, con le gambe accavallate. E lui alla sua scrivania, con la schiena rivolta alla finestra.
La prego, si serva.
Viktor sollev la propria tazza e le indic la mensola del camino su cui si trovava la teiera con il
fornelletto.
Forse pi tardi, grazie.
Il mal di gola di Viktor stava peggiorando e bevve una lunga sorsata. Il t di Assam gli
sembrava pi amaro a ogni tazza che ne prendeva.
Si sente bene?.
La stessa domanda del giorno prima. Viktor si irrit per il fatto che lei potesse leggergli dentro
cos facilmente. Eppure tra loro il medico era lui.
Grazie, sto meglio.
E allora perch da quando sono qui mi guarda con quell'aria accigliata, dottore?  arrabbiato
con me? La prego di credermi, questa mattina ero gi pronta per salire sul primo traghetto per la
terraferma. Ma i servizi sono sospesi fino a nuove disposizioni.
E le hanno detto quando torneranno attivi?.
No, solo che ci vorranno almeno due giorni. Se abbiamo fortuna ventiquattr'ore.
E se abbiamo sfortuna una settimana. Come gi una volta era accaduto a Viktor e a suo padre.
Non potremmo utilizzare questo tempo per un'altra seduta terapeutica? chiese lei senza
esitazione, sfoderando il suo sorriso attraente.
Vuole liberarsi di qualcosa, pens Viktor.
Quella di ieri  stata solo una chiacchierata, non una seduta terapeutica. Si sbaglia se la
considera a quel modo. Lei non  una paziente. E questo non pu modificarlo neppure la tempesta l
fuori.
Va bene, allora riprendiamo semplicemente la nostra chiacchierata. Credo che mi abbia fatto
sentire meglio.
Vuole liberarsi di qualcosa. E non trover pace finch non l'avr fatto.
Per un po' Viktor sostenne il suo sguardo, ma poi si rese conto che lei non avrebbe smesso di
fissarlo e annu.
E va bene....
...e questa volta finiamo quello che abbiamo cominciato ieri, pens mentre Anna si appoggiava
allo schienale del divano.
E allora lei raccont la peggior storia che Viktor avesse mai dovuto ascoltare in tutta la sua vita.
9
A che libro sta lavorando al momento? fu la prima domanda che le pose. Se lo era chiesto
quando si era svegliato quella mattina.
Quali saranno i prossimi personaggi che affolleranno i suoi incubi?
Non scrivo pi. In ogni caso non nel senso corrente del termine.
Cosa intende?.
Sono giunta alla conclusione che per me  meglio scrivere solo della mia vita. La mia
autobiografia - se cos vogliamo chiamarla. In questo modo ottengo tre cose contemporaneamente: non
devo rinunciare alla mia espressione artistica, posso riflettere sul mio passato e, soprattutto, evito che
personaggi fittizi invadano la mia vita portandomi alla pazzia.
Capisco. Allora mi parli della sua ultima crisi grave. Quella che alla fine l'ha costretta al
ricovero in clinica.
Anna inspir profondamente e giunse le mani, come per pregare.
Dunque. L'ultimo personaggio che si  materializzato era la protagonista di una moderna
favola per bambini.
Di cosa parlava?.
Parlava di una bambina. Charlotte. Era un delicato angelo biondo, di quelli che si vedono nella
pubblicit dei biscotti o della cioccolata.
Di certo non una figura inquietante, per un'apparizione.
S,  vero. Charlotte era un vero tesoro. Tutti quelli che la vedevano si intenerivano. Viveva in
un piccolo castello su un'isola, ed era la sola figlia del re.
Di cosa narrava esattamente la storia?.
Di una ricerca. Un giorno, di punto in bianco, Charlotte si ammal. Molto gravemente.
Viktor stava per bere un altro sorso di t, ma pos di nuovo la tazza. Anna aveva tutta la sua
attenzione ora.
Le si alzava la febbre senza alcuna ragione apparente, diventava sempre pi debole, pi magra.
Tutti i medici del regno vennero a visitarla, ma nessuno riusciva a capire di cosa si trattasse. I genitori
erano sconvolti dal dolore. E giorno dopo giorno lo stato della piccola peggiorava.
Senza rendersene conto Viktor tratteneva il fiato, concentrandosi su ogni parola.
Un giorno la piccola Charlotte decise di affrontare il proprio destino e fugg da casa.
Josy.
Viktor aveva provato ad allontanare quel pensiero, ma non ci era riuscito.
Come ha detto?. Anna lo guardava infastidita. Viktor non si era reso conto di aver
pronunciato quel nome a voce alta e si pass nervosamente le mani tra i capelli.
Nulla, non volevo interromperla. La prego, vada avanti.
Be', come le dicevo, Charlotte si mise in viaggio per scoprire le cause della sua malattia.
Volendo, potremmo considerare questa storia una specie di parabola. La favola di una ragazzina
ammalata che, invece di arrendersi, reagisce e cerca di prendere in mano il proprio destino.
Non pu essere. Non  possibile. Viktor era incapace di formulare un solo pensiero. Conosceva
quella sensazione. La prima volta che l'aveva provata si trovava nello studio di Grohlke. E da allora
l'aveva accompagnato ogni giorno della sua vita. Fino al punto in cui aveva deciso di sospendere per
sempre le ricerche della piccola.
 certo di stare bene, dottor Larenz?.
Cosa? Oh.... Viktor guard la propria mano destra, le cui dita tamburellavano nervosamente
sulla superficie in mogano della vecchia scrivania.
Mi scusi, forse ho bevuto troppo t. Ma mi continui a raccontarmi di Charlotte. Come si
conclude questa storia? Cosa succede dopo?.
Che fine ha fatto Josy?
Non lo so.
Come? Non sa come finisce il suo libro?.
La domanda fu posta in un tono pi alto del normale, ma Anna parve non meravigliarsi di
questo sfogo emotivo.
Gliel'ho gi detto, non l'ho mai finito. La storia  rimasta un abbozzo. Per questo Charlotte
non mi ha pi lasciata in pace, facendomi precipitare in quest'incubo.
Incubo?
Che cosa vuol dire?.
Come le ho accennato ieri, Charlotte  stato l'ultimo personaggio che si  introdotto nella mia
vita. Con lei ho vissuto qualcosa di cos terribile da scatenare il mio crollo definitivo.
Mi racconti con precisione cosa  successo.
Viktor sapeva benissimo che si stava comportando in modo non professionale. La paziente
ancora non era pronta per affrontare il suo trauma. Ma ormai lui doveva sapere. Quando vide che Anna
teneva lo sguardo basso e non parlava, tent un approccio pi prudente.
Quando ha avuto la prima visione di Charlotte?.
 stato circa quattro anni fa, a Berlino. Durante l'inverno.
Il 26 novembre, aggiunse Viktor tra s.
Stavo andando a fare la spesa, quando dietro di me, sulla strada, ci fu tutto quel trambusto.
Prima l'inchiodare dei pneumatici, poi lo schianto del metallo, vetri che andavano in pezzi... i tipici
rumori di un incidente d'auto. Mi voltai sperando che nessuno si fosse fatto male. A quel punto vidi la
bambina. Era come paralizzata al centro della strada. Probabilmente aveva causato lei l'incidente.
Viktor si era irrigidito sulla poltrona.
Improvvisamente, come a un segnale invisibile, lei si era voltata, aveva guardato verso di me e
mi aveva sorriso. A quel punto la riconobbi. Era Charlotte. La bimba ammalata della mia favola. Mi
corse incontro per prendermi per mano.
Le sue esili braccia. Cos fragili.
Ero sconvolta, pietrificata. Da un lato mi era chiaro che lei non esisteva. Non poteva esistere.
Dall'altro era cos vera. Non potei fare altro. Dovetti accettarla. E la seguii.
Dove? Dove  successo esattamente?.
Cosa?  un dettaglio rilevante?.
Anna sbatt gli occhi. Appariva provata, e all'improvviso sembrava che non avesse pi voglia
di continuare.
Non importa. Mi scusi. Vada avanti.
Anna si schiar la gola e si alz in piedi.
Mi perdoni, dottor Larenz, ma preferirei fare una pausa. So che ho insistito perch lei mi
ascoltasse. Tuttavia ora mi rendo conto che forse non sono ancora pronta. Quelle visioni erano davvero
terribili per me. E ora parlarne mi riesce pi difficile di quanto avessi previsto.
Certamente rispose Viktor, anche se voleva sapere con tutto se stesso. Anche lui si alz.
Non la disturber pi, dottore, forse gi domani potr tornarmene a casa.
No!
Viktor cercava febbrilmente una soluzione. Non poteva pi permettere che lei se ne andasse,
sebbene lo avesse preteso fino a pochi minuti prima.
Ho solo un'ultima domanda. Viktor stava in piedi in mezzo alla stanza, senza sapere bene
come comportarsi. Che titolo aveva dato al racconto?.
Non aveva ancora un vero titolo. Ma quello provvisorio era Nove.
Perch Nove?.
Be', Charlotte aveva nove anni quando fugg da casa.
Oh.
Troppo piccola!
Viktor si stup dell'effetto che avevano avuto su di lui le parole di Anna. Cap quanto aveva
desiderato che le visioni malate e schizofreniche di quella paziente potessero avere un collegamento
con la realt.
Ora, mentre si avvicinava alla donna, sent che la febbre gli era salita. Anche il mal di testa non
era diminuito, nonostante l'aspirina che aveva preso dopo la doccia. Accusava un dolore martellante
alle tempie e gli occhi cominciarono a lacrimargli. All'improvviso i contorni della figura di Anna gli
apparivano sfocati come attraverso un bicchiere pieno d'acqua. Socchiuse per un istante gli occhi e,
quando li riapr e pot vedere nitidamente, lesse negli occhi di lei qualcosa che non riusc a spiegarsi
subito. Ma poi cap. La conosceva. Chiss quando, molto tempo prima, l'aveva gi incontrata. Ma non
riusciva ad associare il suo volto a quello di nessun altro, a nessun nome. Proprio come capita a volte
con gli attori famosi, quando non ci si ricorda il loro nome e in quali altri film hanno recitato.
Impacciato l'aiut a indossare il cappotto e l'accompagn alla porta di casa. Anna era gi uscita
quando si volt. In un attimo la sua bocca fu improvvisamente vicinissima al viso di Viktor.
Ah, ancora una cosa. Giusto perch me lo ha appena chiesto.
Mi dica. Viktor indietreggi leggermente e avvert d'un tratto la stessa tensione che aveva
provato all'inizio della loro conversazione.
Forse non  importante. Ma avevo pensato anche a un sottotitolo per la mia storia.  molto
strano, perch di fatto non ha nulla a che fare con quello che ho scritto. Stavo facendo il bagno quando
mi venne in mente cos, per caso. E lo trovai grazioso.
Qual era?.
Viktor si chiese per un breve istante se davvero volesse saperlo. Ma ormai era troppo tardi.
Il gatto blu rispose Anna. Non mi chieda spiegazioni. Allora pensai solo che sarebbe stato
simpatico avere un bel gatto blu sulla copertina del libro.
10
Solo per essere certo di aver capito bene, ripetimelo ancora.
A Viktor sembrava di vedere il grasso detective privato che, all'altro capo del telefono,
scuoteva la testa perplesso, mentre lui gli faceva quelle richieste. Lo aveva chiamato non appena Anna
era uscita da casa sua.
Mi stai dicendo che l, a Parkum, hai ricevuto la visita a sorpresa di una malata di mente?.
S.
E che questa donna sostiene di essere tormentata dai personaggi dei romanzi che lei stessa ha
creato?.
Diciamo di s.
E quindi vorresti che io ora verificassi se le allucinazioni della signora... com' che si
chiama...?.
Scusami Kai, ma preferirei non dirti il suo nome, a meno che non diventi indispensabile.
Anche se ufficialmente non esercito pi, lei rimane comunque una paziente, e quindi sono costretto a
mantenere il segreto professionale.
Almeno finch sar in grado di farlo.
Come vuoi. Ma credi veramente che la schizofrenia di questa tua nuova paziente possa avere a
che fare con la scomparsa di tua figlia?.
Cos sembrerebbe.
Hai idea di come possa suonarmi questa storia?.
Certo rispose Viktor. Stai pensando che sia impazzito definitivamente.
Centrato in pieno.
Lo so, Kai. Ma rifletti. Quello che mi ha raccontato quella donna non pu essere una
coincidenza.
Vorresti dire: spero che non sia una coincidenza.
Viktor ignor la precisazione.
Una bambina colpita da una malattia inspiegabile e che un giorno scompare. A Berlino.
Okay ammise Kai. Ma se non avesse detto la verit? Se invece sapesse qualcosa di Josy?.
Tu dimentichi che non abbiamo mai divulgato il fatto che fosse ammalata. Questo di certo non
potrebbe saperlo.
Era stata la polizia a consigliarglielo. I sintomi misteriosi della inspiegabile malattia di Josy non
dovevano andare in pasto ai mass media, alimentando la sete di gossip del pubblico.
Cos abbiamo un'informazione che pu fornirci solo il vero rapitore aveva spiegato loro il
giovane ispettore. In questo modo sapremo chi ha veramente rapito vostra figlia o chi invece vuole
soltanto spillarvi dei soldi.
Ed era andata proprio cos, perch molti impostori avevano risposto agli appelli, e ogni volta
che veniva loro chiesto come stesse Josy, tutti rispondevano ottimamente oppure spaventata, ma
bene. E questa era la risposta che li incastrava, considerando che la bimba aveva almeno un collasso al
giorno, anche senza trovarsi in balia di un rapitore.
D'accordo dottore continu il detective. Una bambina ammalata fugge da casa. A Berlino. E
fin qui le versioni coincidono. Ma per il resto? Cosa vuol dire tutta la faccenda sulla figlia del re che
vive su un'isola?.
Dimentichi che Schwanenwerder  un'isola, collegata a Berlino-Zehlendorf solo attraverso un
ponte. E una volta tu stesso hai scherzosamente chiamato castello la nostra villa in stile Schinkel. E
per quanto riguarda la figlia del re, Isabell spesso chiamava... anzi chiama Josy principessa, e quindi
anche qui ci sono dei parallelismi.
Non prendertela, Viktor. Lavoro per te da quattro anni e nel frattempo siamo anche diventati
amici. E come amico ti dico: quello che ti ha raccontato quella donna mi fa pensare all'oroscopo che
sta sul giornale.  fatto in modo che chiunque possa riconoscerci qualcosa.
In ogni caso, non potrei mai perdonarmi se non avessi fatto tutto quanto umanamente possibile
per Josy.
Okay, il capo sei tu. Ma prima voglio ricordarti ancora una cosa: gli ultimi testimoni
attendibili sono due persone anziane. Hanno visto una ragazzina uscire dall'ambulatorio con un uomo.
Non si sono preoccupati perch davano per scontato che la bambina fosse con il padre. Questa
testimonianza  stata poi confermata anche dal proprietario del chiosco all'angolo.  un uomo di mezza
et che ha sequestrato tua figlia. Non pu essere stata una donna. Oltre a ci tua figlia aveva dodici
anni, non nove.
E cosa ne dici del gatto blu? Lo sai qual  il pupazzo preferito di Josy: il gatto blu Nemopuk.
Certo. Ma tutta questa storia non ha senso. Ammettiamo che ci sia un legame con Josy, cosa
potrebbe volere quella donna da te? Cosa c' dietro? Se ha rapito lei Josy, perch invece di continuare a
nascondersi ti ha addirittura seguito a Parkum?.
Non dico che la mia paziente sia complice. Dico solo che ne sa pi di noi. E cercher di
scoprire tutto quello che sa durante le prossime sedute.
Quindi hai deciso di vederla ancora?.
S, le ho dato un altro appuntamento per domattina. Spero che si presenti, visto che oggi sono
stato piuttosto scortese.
Ma perch non glielo chiedi direttamente?.
In che modo?.
Falle vedere una foto di Josy. Chiedile se  la stessa bambina. E se dice di s, contatta la
polizia.
Qui non ho foto di Josy. Solo un ritaglio di giornale.
Posso inviartene una via fax.
Va bene. Ma non potrei utilizzarla. O almeno non ancora.
Perch no?.
Perch almeno su una cosa quella donna non ha mentito:  malata. E se davvero 
schizofrenica, devo conquistarmi la sua fiducia in qualit di medico. Non vuole pi affrontare con me
l'argomento, mi ha gi lanciato dei segnali. Se domani le facessi capire, anche in modo molto indiretto,
che la ritengo coinvolta in un crimine, si chiuder del tutto. E a quel punto non potr ottenere da lei
nessun'altra informazione. E, finch ho un briciolo di speranza che Josy sia viva, non voglio correre
rischi.
Speranza.
Sai cosa penso, Viktor? La speranza  come una scheggia nel piede. Fino a che  conficcata
nella carne, ti fa male a ogni passo. Se la togli, sanguinerai per un po' e ci metterai del tempo a guarire,
ma alla fine tornerai a camminare. Questo processo  quello che chiamano elaborazione del lutto. E io
credo che dovresti finalmente intraprenderlo. Santo Cielo! Sono trascorsi quasi quattro anni e abbiamo
raccolto informazioni ben pi attendibili di quelle di una donna che si  fatta rinchiudere in
manicomio.
Senza volerlo, Kai Strathmann aveva appena fornito a Viktor la risposta per la seconda
domanda.
Va bene, Kai. Ti prometto che cesser definitivamente le ricerche di mia figlia, se ora mi fai
un ultimo piacere.
E quale?.
Dovresti controllare se il 26 novembre c' stato un incidente nella zona intorno allo studio del
dottor Grohlke. Tra le 15:30 e le 16:15. Lo farai?.
S. Ma nel frattempo devi stare tranquillo e lavorare a quella dannata intervista, capito?.
Viktor lo ringrazi evitando di rispondere alla sua domanda. In caso di necessit era pronto
anche a mentire.
11
Parkum, tre giorni prima della verit
D: Chi le  stato pi vicino in questo periodo, oltre alla sua famiglia?
Viktor rise. Dopo pochi minuti sarebbe arrivata Anna per un'altra seduta. Non era sicuro che si
sarebbe presentata. Il giorno prima, quando se n'era andata, non gli aveva dato alcuna conferma e ora
lui cercava di distrarsi lavorando all'intervista. Soprattutto per poter pensare a qualcosa di diverso da
Charlotte (Josy?), aveva scelto la domanda pi semplice.
Pi vicino?
A questa risposta non dovette pensare troppo a lungo. Era contenuta tutta in una parola: alcol.
Pi il tempo passava dalla scomparsa di Josy, pi lui beveva per alleviare il dolore. Se il primo
anno gli bastava ancora un sorso, ormai nemmeno un bicchiere intero lo distraeva dai pensieri pi
spiacevoli. E l'alcol non allontanava soltanto il dolore. Aveva anche le risposte. Anzi, era la risposta.
D: Se avessi fatto pi attenzione, lei sarebbe ancora viva?
R: Vodka.
D: Perch ho atteso cos a lungo in sala d'aspetto senza fare nulla?
R: Non importa la marca, ma che sia tanta.
Viktor abbandon il capo all'indietro desiderando continuare il colloquio del giorno prima. Kai
non si era ancora fatto sentire per informarlo se aveva scoperto qualcosa sull'incidente. Ma Viktor non
voleva aspettare tanto. Doveva sapere come proseguiva la storia di Anna, gli servivano nuove
informazioni che potesse mettere insieme e verificare, anche se tutto appariva cos incredibile. E gli
occorreva un goccetto.
Rise fra s. Ovviamente avrebbe potuto raccontarsi che un goccio di rum nel t sarebbe stato un
ottimo rimedio, consigliato anche dal medico, per il suo raffreddore che andava sempre peggiorando. E
probabilmente lo avrebbe aiutato davvero. Ma per fortuna era stato previdente e aveva lasciato il suo
amico e alleato sulla terraferma. Era venuto a Parkum senza portare con s una sola goccia di alcol, e
aveva fatto bene. Mister Jim Beam e suo fratello Jack Daniels erano stati gli unici pazienti con i quali
aveva avuto colloqui intensivi negli ultimi anni. Cos intensivi che c'erano stati giorni in cui riusciva a
formulare chiaramente un solo pensiero: quando sarebbe arrivata l'ora giusta per bere il sorso
successivo dalla bottiglia.
All'inizio Isabell aveva tentato di tenerlo alla larga dall'alcol. Aveva cercato di persuaderlo, lo
aveva accudito, compatito e sempre pi spesso scongiurato di smetterla.
Poi, dopo la fase del rimprovero, aveva fatto ci che i gruppi di aiuto consigliano ai parenti
degli alcolisti: lasciarli crollare. Di punto in bianco si era trasferita in una stanza d'albergo e non lo
aveva pi cercato. Lui si era accorto che la villa era rimasta vuota solo quando il carburante era
terminato e non aveva neppure la forza per percorrere a piedi la strada dell'isola fino alla stazione di
servizio.
E con la mancanza delle forze erano arrivati i dolori. E con i dolori, i ricordi.
Del primo dentino di Josy.
Del compleanno.
Del primo giorno di scuola.
Del regalo di Natale, una bicicletta.
Dei percorsi insieme in auto.
E di Albert.
Albert.
Viktor guard il mare plumbeo attraverso i vetri, ed era cos immerso nei suoi pensieri, che non
si accorse dei passi leggeri dietro di lui.
Albert.
Se avesse dovuto scegliere un motivo che lo aveva portato a smettere di bere, sarebbe stato quel
vecchietto sconosciuto.
Prima, quando la sua poteva ancora chiamarsi vita, percorreva ogni pomeriggio alle cinque la
tangenziale in direzione dello Spanische Allee per tornare a casa dal lavoro. Poco dopo l'incrocio della
Funkturm, all'altezza delle vecchie tribune in rovina dell'Avus, dalle quali un tempo, in estate, gli
spettatori seguivano le corse automobilistiche, c'era sempre un signore anziano che osservava il fluire
del traffico serale. Aspettava in un varco della siepe, accanto a una bicicletta da donna pieghevole, con
la quale era arrivato. Era l'unico tratto tra Wedding e Potsdam in cui non erano state installate le
barriere antirumore. Ogni volta che Viktor gli sfrecciava davanti ai cento all'ora, si chiedeva cosa
spingesse quell'uomo a fissare i fanali di coda di tutte quelle innumerevoli auto. Viktor passava sempre
troppo veloce nella sua Volvo. Cos veloce che, in quelle centinaia di giornate, non era mai riuscito a
cogliere l'espressione dell'uomo. Sebbene lo vedesse quasi ogni giorno, non avrebbe potuto
riconoscerlo se lo avesse incontrato di persona.
Un giorno anche Josy lo aveva notato, mentre tornavano con Isabell dalla festa popolare
franco-tedesca.
Perch sta l quel signore? aveva chiesto, e si era voltata indietro per guardarlo.
 un po' matto aveva sentenziato Isabell indifferente, ma Josy non era d'accordo.
Secondo me si chiama Albert mormor lei sottovoce. Ma Viktor l'aveva sentita.
Perch Albert?.
Perch  un uomo anziano e solo.
Ah, e gli uomini anziani e soli si chiamano cos?.
S aveva risposto decisa, e la cosa era finita l. Da quel momento lo sconosciuto sul bordo
della strada possedeva un nome, e Viktor si sorprendeva a salutarlo quando gli passava davanti.
Salve, Albert!.
Solo molto tempo dopo, risvegliandosi da una delle sue sbronze sul pavimento del bagno una
mattina, cap che anche Albert cercava qualcosa. Qualcosa che non aveva pi con s e che sperava di
ritrovare nelle macchine che gli sfrecciavano davanti. Dovevano avere un'affinit spirituale. Appena
formulato questo pensiero, Viktor si era messo alla guida della sua Volvo e si era diretto verso
l'autodromo. Ma gi da lontano si era accorto che Albert non era al suo solito posto, e non si fece
vedere neppure i giorni seguenti in cui lo aveva cercato.
Viktor avrebbe voluto chiedergli Mi scusi, cosa sta cercando? Ha perso anche lei qualcuno?.
Ma Albert era sparito. E non si fece mai pi vedere.
Come Josy.
Quando, dopo il diciottesimo giorno di ricerche infruttuose, Viktor era tornato a casa per aprirsi
un'altra bottiglia, aveva trovato Isabell che lo aspettava all'ingresso, con una lettera in mano. Era la
richiesta del Bunte per l'intervista.
Dottor Larenz?.
La voce strapp Viktor dalle sue visioni. Si alz di scatto, battendo il ginocchio destro contro il
tavolo, e cominci a tossire quando gli and di traverso la saliva.
Mi perdoni disse Anna, che rimaneva in piedi dietro di lui, senza neanche fare il gesto di
avvicinarsi per aiutarlo.
Non volevo spaventarla ancora, ma ho bussato diverse volte e la porta si  aperta.
Viktor finse di crederle annuendo, anche se era sicuro di aver chiuso la porta. Si tocc la fronte
e si accorse che era imperlata di sudore.
Ha un aspetto peggiore di ieri, dottore. Forse  meglio che io vada.
Viktor not che Anna lo fissava intensamente e si rese conto che non aveva ancora parlato a
causa dello spavento.
No rispose con un tono di voce un po' troppo alto.
Anna spost la testa di lato, come se non avesse capito bene ci lui che aveva detto.
No ripet Viktor. Non  affatto necessario. La prego, si accomodi. Ha fatto bene a venire.
Ho molte domande da farle.
12
Anna si sfil il cappotto e si tolse la sciarpa prima di accomodarsi un'altra volta sul divano.
Viktor era rimasto al suo posto alla scrivania. Finse di cercare sul computer i dati relativi ad Anna. In
realt le informazioni importanti erano state salvate nella sua mente e voleva soltanto guadagnare un
po' di tempo per calmarsi i nervi ed essere nella condizione di iniziare il colloquio.
Quando il polso riprese una frequenza normale, Viktor si rese conto che quel giorno avrebbe
dovuto fare appello a tutte le sue forze per seguire con attenzione ci che Anna avrebbe raccontato. Gli
sembrava di essersi appena svegliato dopo una brutta sbornia: assonnato, stanco e confuso. Per di pi
un dolore pulsante si irradiava dalla nuca a tutta la testa. Si massaggi le tempie martellanti e guard il
mare, oltre la finestra.
Le onde che si infrangevano sulla costa gli ricordavano l'inchiostro blu di Prussia. E man mano
che le nubi si addensavano, l'acqua diventava pi scura. Ora la visibilit si era notevolmente ridotta e
sembrava che l'orizzonte avanzasse sempre pi verso l'isola.
Dal riflesso della finestra Viktor vide che Anna si era versata del t ed era pronta a cominciare
la seduta. Ruot la sedia verso di lei e inizi con la prima domanda.
Vorrei riprendere dal punto in cui eravamo arrivati ieri.
D'accordo.
Anna avvicin con delicatezza la tazza alle labbra e Viktor si chiese se il rossetto chiaro e
discreto avrebbe macchiato la porcellana di Meissen.
Lei ha detto che Charlotte se ne era andata da casa senza dire nulla ai genitori?.
S.
Josy non l'avrebbe fatto, pens Viktor. Aveva riflettuto per tutta la notte su questa possibilit ed
era giunto alla conclusione che la scomparsa di sua figlia non poteva essere dovuta a un motivo tanto
banale. Lei non era fuggita da casa.
Charlotte ha lasciato la casa dei genitori di sua volont per andare in cerca dell'origine della
sua misteriosa malattia disse Anna. Di questo parla il mio libro fino a pagina 23. La malattia,
l'inefficacia delle cure tradizionali e la fuga. Sono arrivata fino a l e poi non ho pi scritto una sola
frase.
S, questo me lo aveva gi detto. Ma c' stato un motivo preciso per questo?.
S. La risposta  alquanto banale. Non sapevo come procedere con la storia, tutto qui. Perci
ho salvato sul computer la bozza e poi l'ho messa da parte, lasciando il file incompiuto.
Fino al momento in cui Charlotte si  materializzata?.
Esatto. Ed  stato spaventoso. Come lei sa, in passato avevo avuto gi numerosi attacchi di
schizofrenia. Vedevo colori inesistenti, sentivo voci e rumori, ma Charlotte  stata il culmine. Di tutti i
personaggi dei miei libri  diventata la mia allucinazione pi reale.
Troppo reale?
Viktor sollev la sua tazza di t e si rese conto che il raffreddore aveva intaccato anche la sua
percezione dei sapori. Non riusciva a capire se il t fosse davvero cos cattivo o se l'amaro fosse dovuto
alle gocce per il naso che inalava continuamente.
Lei ha anche detto che Charlotte ha rischiato di essere investita da un'auto....
S, quando l'ho vista per la prima volta.
E poi  andata via con lei dal luogo dell'incidente?.
Non proprio. Scosse la testa. Non sono stata io a portare via Charlotte,  stata lei a pregarmi
di seguirla.
Perch?
Voleva che proseguissi il suo romanzo. Mi ha chiesto espressamente: Perch hai scritto solo
due capitoli? Come continua? Non voglio restare ammalata per sempre.
Quindi, il personaggio del suo stesso romanzo pretendeva che lei finisse la storia che aveva
iniziato?.
Esattamente. E come prima cosa ho detto a Charlotte la verit. Che non potevo fare nulla per
lei, visto che io stessa non avevo idea di come proseguire.
E lei come ha reagito?.
Mi ha preso la mano dicendo: Vieni, ti aiuter io. Ti mostrer il luogo in cui tutto  iniziato.
Forse laggi ti verr in mente come termina la nostra storia.
La nostra storia?
Dove si trovava quel luogo?.
Non lo so. Fuori Berlino. Ho solo alcuni flash del viaggio.
Tenti di essere pi precisa la preg Viktor.
Con la mia auto abbiamo preso la tangenziale verso ovest, mi pare. Non mi chieda l'uscita
precisa. Ricordo solo che Charlotte si era allacciata subito la cintura. Pu crederlo? Un fantasma della
mia mente temeva che facessimo un incidente!.
S, lo credo. Josy era molto attenta a questo genere di cose. L'aveva abituata Isabell.
Per quanto tempo avete viaggiato?.
Almeno per un'ora. Siamo passate attraverso un paese abbastanza grande, e davanti a un
antico villaggio russo, un luogo di interesse storico. Almeno mi pare.
Viktor si irrigid come sulla sedia del dentista.
O comunque su una collinetta, in un bosco, c'era una chiesa russa ortodossa. L'abbiamo
superata, abbiamo attraversato un ponte e percorso un breve tratto di campagna finch non abbiamo
imboccato un sentiero sterrato nel bosco.
Ma non ...
Dopo circa un chilometro abbiamo svoltato in un altro piccolo sentiero in cui ho lasciato la
macchina.
Ma non  possibile...
Viktor dovette reprimere l'istinto di aggredire Anna con la domanda successiva. Conosceva a
memoria i luoghi che aveva descritto. Li attraversava spesso, una volta, quasi ogni fine settimana.
Dove vi siete dirette dopo essere scese dall'auto?.
Lungo un sentiero. Era tanto stretto che dovevamo procedere una dietro l'altra. Alla fine c'era
un piccolo bungalow in legno, simile a una capanna, ma pi moderna. Era un posto splendido.
In mezzo al bosco, pens Viktor anticipando le parole di Anna.
Non c'erano vicini. Solo abeti, larici e betulle. Le chiome degli alberi avevano perso da poco
tutte le foglie variopinte, che formavano un tappeto morbido e dai colori brillanti su cui abbiamo
camminato. Nonostante il freddo di novembre, il bosco aveva conservato una specie di calore. Era
meraviglioso. Cos bello che oggi non sono pi sicura se fosse reale o solo un'allucinazione. Come
Charlotte.
A quel punto Viktor non sapeva pi cosa augurarsi. Che la schizofrenia di Anna fosse
veramente collegata alla scomparsa di sua figlia. O che i suoi sogni gli stessero giocando un brutto
scherzo. Fino ad allora si sarebbe anche potuto trattare solo di un'inquietante coincidenza. L'Havelland
era pieno di bungalow per il fine settimana.
Ma ce n era solo una che...
Ricorda se ha sentito dei rumori, mentre vi trovavate davanti al bungalow?.
Anna lo guard perplessa.
 qualcosa di importante per la mia terapia?.
No. Lo  per me.
S ment lui.
A dire il vero non ho sentito nulla. Proprio nulla. Era silenzioso come se fossimo state su una
montagna solitaria, a duemila metri d'altezza.
Viktor annu dubbioso, anche se avrebbe voluto agitarsi come a un concerto rock. Era proprio la
risposta che si immaginava. Conosceva il posto in cui Charlotte aveva portato Anna. Per coloro che
provenivano dalla citt, il silenzio della Sacrower Forst, tra Spandau e Potsdam, era cos
impressionante, quasi palpabile, da essere la prima cosa che coglievano.
Sembrava che Anna potesse leggere i pensieri di Viktor.
Ho chiesto a Charlotte dove fossimo, naturalmente, ma lei mi ha guardato irritata. Lo sai
benissimo dove siamo ha risposto stupita. Questo  il bungalow dove passavo le vacanze con la mia
famiglia. Venivo qui tutte le estati con i miei genitori. E qui ho trascorso l'ultimo giorno sereno della
mia vita. Prima che tutto iniziasse.
Che iniziasse cosa?.
La sua malattia, suppongo. Ma in quel momento non mi volle confidare nulla di pi preciso.
Al contrario. Con aria quasi arrabbiata mi ha indicato il bungalow chiedendomi: Chi  fra di noi la
scrittrice? Dimmelo tu cosa  successo l dentro! .
E lei lo sapeva?.
No, purtroppo. Ma nel frattempo Charlotte mi aveva detto pi che chiaramente che non se ne
sarebbe andata dalla mia mente finch non avessi terminato il libro. Quindi dovevo capire come era
fatta la casa al suo interno. Ho rotto un vetro dell'entrata posteriore e mi sono intrufolata come una
ladra.
Non ha senso, pens Viktor, Josy avrebbe saputo dove si trovava la chiave.
Ho fatto tutto questo sperando di trovare un indizio relativo alla malattia di Charlotte.
E ha trovato qualcosa?.
No. Ma non sapevo neppure dove cercare. L'unica cosa che ho notato  stata la grandezza
della casa. Da fuori avrei pensato che fosse composta da tre stanze. Ma oltre a due bagni, una cucina
spaziosa e un soggiorno con il caminetto, c'erano almeno altre due stanze da letto.
Tre, la corresse Viktor col pensiero.
Ho cercato in tutti i com, gli armadi, gli scaffali e persino nella cesta della biancheria, in
bagno. Non ci  voluto molto, per fortuna, perch il bungalow era stato arredato in modo minimalista.
Sobrio ma elegante.
Phillipp Stark, un po' di Bauhaus. Lo aveva arredato Isabell.
E cosa faceva Charlotte mentre lei frugava in casa? le domand Viktor.
Era rimasta fuori ad aspettare. Mi aveva gi detto prima che non sarebbe mai pi entrata in
quella casa. Erano successe delle cose terribili quel giorno. Per, dall'ingresso, mi dava alcune
indicazioni.
Cose tenibili?
Ad esempio?.
Era molto strano. Parlava in modo alquanto misterioso. Diceva frasi del tipo: Non badare a
quello che c'. Cerca di capire quello che manca! .
E lei ha capito che cosa volesse dire?.
No. Ma non ho avuto il tempo di chiederglielo.
Perch?.
Perch a un tratto  accaduto qualcosa che non mi fa per nulla piacere ricordare, dottor
Larenz.
Che cosa?.
Viktor rivide nello sguardo di Anna lo stesso turbamento del giorno precedente, quando gli
aveva chiesto di chiudere il colloquio.
Forse sarebbe meglio continuare domani... Non mi sento molto bene.
No,  meglio che l'affrontiamo ora insistette Viktor. Era sconvolto dalla facilit con cui
quella menzogna fosse uscita dalla sua bocca. Ci che stava facendo l non era una regolare seduta
terapeutica. Era un interrogatorio.
Anna lo guard indecisa per alcuni secondi. Inizialmente Viktor temette di averla persa e che si
sarebbe alzata per andarsene. Ma poi un le mani sul grembo, sospir e prosegu il suo racconto.
13
Nel bungalow di colpo era scesa l'oscurit. Dovevano essere all'incirca le quattro e mezzo del
pomeriggio. Pi o meno era quella l'ora in cui il sole di fine novembre tramontava. Sono tornata nella
stanza del camino cercando un accendino per fare un po' di luce nel corridoio. Nella debole luce della
fiamma mi sono accorta che avevo tralasciato una stanza in fondo al corridoio. Credevo fosse un
ripostiglio.
Ovvero la camera di Josy.
Stavo per controllarla quando ho sentito delle voci.
Che voci?.
Solo una, a dire il vero. Non diceva nulla. Era un uomo che piangeva. Sommessamente. Senza
singhiozzare. Quasi un mugolio. E proveniva dalla stanza in fondo al corridoio.
Perch pens che provenisse proprio da l?.
Perch pi mi avvicinavo, pi diventava forte.
E non aveva paura?.
Certo. Ma il vero panico mi ha assalito quando a un tratto Charlotte, da fuori, ha cominciato a
gridare.
Perch gridava?.
La gola di Viktor, che quando parlava gli doleva ormai in modo insopportabile, si strinse.
Cercava di avvertirmi. Sta arrivando mi gridava. Sta arrivando.
Chi?.
Non lo so, ma mi sono accorta che il pianto si era fermato. Intanto la maniglia della porta si
stava abbassando lentamente davanti ai miei occhi. Quando la corrente d'aria che n' uscita ha spento
la fiamma dell'accendino, sono rimasta paralizzata dalla scoperta.
Quale scoperta?.
Perch quel qualcosa da cui prima Charlotte aveva cercato di mettermi in guardia, si trovava
gi davanti a me.
Il telefono squill impedendo a Viktor di formulare un'altra domanda. Decise di rispondere
dalla cucina. Isabell aveva deciso che doveva esserci almeno un secondo telefono nella casa di Parkum,
moderno e con i tasti.
Larenz.
Non so se la notizia sia buona o cattiva cominci Kai senza troppi preamboli e arrivando
subito al dunque.
Non farla tanto lunga bisbigli Viktor, per evitare che Anna potesse cogliere qualcosa della
conversazione.
Ho sguinzagliato uno dei miei migliori collaboratori e ho fatto io stesso delle ricerche. E ci
sono due fatti certi. Primo: quel giorno ci fu un incidente nella Uhlandstrae.
Per un istante il cuore di Viktor si ferm per poi riprendere impazzito.
Secondo:  impossibile che quell'incidente possa avere a che fare con il rapimento.
Come puoi esserne certo?.
Perch un ubriaco si era fermato in mezzo alla strada ed era stato quasi messo sotto. Molte
testimonianze lo confermano. E non c'era nessuna bambina.
Significa che....
...che forse la tua paziente  davvero ammalata, ma sicuramente non ha niente a che vedere
con il nostro caso.
Josy non  un caso!.
Scusami, ti prego. Hai ragione. Ho detto una sciocchezza.
Va bene, okay. Scusami anche tu. Non volevo risponderti male.  solo che pensavo di aver
finalmente trovato una traccia.
Capisco.
No, non capisci, pens Viktor. Ma non  colpa tua. Non hai dovuto passare ci che ho passato
io. Non sei mai stato cos disperato da scambiare un sassolino per una montagna.
L'uomo  poi stato preso?.
Chi?.
L'ubriaco.  stato arrestato?.
No. Ma questo non vuoi dire niente. Allora non furono viste n una donna n una bambina. I
testimoni dichiararono tutti che l'uomo si era diretto barcollando verso l'autosilo del Kudamm-Karree.
L non fu pi ritrovato. Probabilmente si era confuso tra la folla dei visitatori di un grande
supermercato di elettronica. Chiss....
Va bene, Kai. Grazie per l'informazione. Ora devo chiudere.
 l con te?.
S. In questo momento  nella stanza vicina che mi aspetta.
E conoscendoti, so che sei andato avanti.
S.
Okay. Risparmiami i particolari. Probabilmente hai gi una nuova richiesta per me. Un nuovo
possibile nesso che hai individuato, giusto?.
Mhm.
Bene. Ora ascoltami. Ti do un consiglio: quella donna potrebbe essere chiunque, ma di certo
non ti fa bene. Mandala via! Volevi stare da solo sull'isola. E adesso sarebbe il caso di farlo,
dannazione. Ci sono altri psichiatri che possono aiutarla.
Non posso cacciarla. Siamo bloccati qui. Per via del maltempo i traghetti non partono.
E allora evita almeno di vederla.
Viktor sapeva che Kai aveva ragione. Andando a Parkum avrebbe voluto trovare un po' di
isolamento, e invece Josy continuava a essere al centro dei suoi pensieri. Anche quel giorno, durante la
seduta, aveva cercato di individuare esclusivamente i dettagli che gli servivano. E aveva evitato quelli
che non si incastravano nel suo puzzle. Come per esempio che Charlotte avesse nove anni e non dodici.
Che Josy non sarebbe mai scappata e che sapeva perfettamente dove si trovasse la chiave del
bungalow.
Quindi?.
Viktor non aveva ascoltato ci che aveva detto Kai.
Quindi cosa?.
Mi hai promesso che avresti interrotto definitivamente la ricerca, se avessi svolto quest'ultimo
compito per te. Che non appena avessi verificato la faccenda dell'incidente avresti finito di rigirarti il
coltello nelle vecchie ferite.
Lo so benissimo, ma....
No, nessun ma.
...ma c' una cosa che non ti  chiara continu Viktor imperterrito.
Cosa?.
Non c' nessuna vecchia ferita. Sono sempre nuove. Da quattro anni.
14
Viktor pos delicatamente il ricevitore al gancio, e tornando da Anna, nel soggiorno, barcoll
come una nave sul mare mosso.
Brutte notizie?.
Lei era in piedi vicino al divano e si stava preparando per andarsene.
Non so rispose sincero. Vuole interrompere?.
S. Anche oggi la seduta  stata pi pesante del previsto. Penso che andr a coricarmi per
un'oretta in camera mia, alla pensione. Possiamo continuare domani?.
S. Forse....
Dopo la telefonata con Kai non era pi certo di quello che voleva.
Meglio se prima mi chiama. Sono un po' indietro con il mio lavoro. E poi lo sa: a dire il vero 
da tempo che non esercito pi.
D'accordo.
Viktor ebbe la sensazione che Anna scrutasse il suo viso in cerca di un cambiamento. Tuttavia
non lasciava trapelare alcuno stupore per il diverso atteggiamento dell'uomo.
Quando Anna se ne fu andata, Viktor prov a mettersi in contatto con la moglie, a New York.
Ma poco prima che potesse trovare il numero dell'hotel sul palmare, il telefono squill per la seconda
volta quel giorno.
Fio dimenticato una cosa, Viktor.
Kai
Non c'entra nulla con il nostro... ehm... con Josy. Ma penso che sia meglio che tu lo sappia
subito, prima che l'inverno avanzi peggiorando il danno.
Di cosa si tratta?.
Il vostro guardiano mi ha telefonato perch non  riuscito a contattare n te n Isabell.
Ci sono stati i ladri?.
No, non sono entrati. Si tratta solo di danni esterni. Ma non preoccuparti, non  accaduto alla
villa.
E dove, allora?.
Nella vostra casa del fine settimana. Il bungalow a Sacrow. Qualche malintenzionato ha rotto
il vetro dell'ingresso sul retro.
15
Poteva vederlo. Anche se era distante da lui circa quattrocentosessantadue chilometri in linea
d'aria, e fra loro si trovavano quasi cinquanta miglia d'acqua, poteva vederlo. Lui, e anche il bungalow.
Erano sufficienti i fruscii che udiva attreverso il telefono per immaginare il detective nella casetta della
Sacrower Forst. Viktor lo aveva mandato immediatamente sul posto dopo la loro ultima conversazione
telefonica. Per valutare i danni e verificare la storia di Anna.
Ora mi trovo nella cucina.
Le suole di gomma delle scarpe da ginnastica di Kai scricchiolavano e il loro rumore giungeva
fino a Parkum attraverso le onde telefoniche.
Allora? C' qualcosa di strano l?. Con la cornetta poggiata tra il mento e la spalla, Viktor si
avvicin al divano. Ma il filo del telefono era troppo corto per permettergli di sedersi, perci rimase in
piedi nel mezzo del soggiorno.
Niente di particolare. Dall'odore e dalla polvere direi che non fate pi feste da parecchio, qui
dentro.
Da quattro anni precis Viktor secco, sapendo che Kai si stava mordendo la lingua.
Scusa. Mi dispiace.
I pochi metri in mezzo al bosco che separavano l'auto dal bungalow avevano fatto sudare
copiosamente l'omone di centoventi chili. Teneva il cellulare contro la guancia e ogni tanto tossiva
mentre parlava, facendo gracchiare il telefono di Viktor.
Dunque, al momento l'unica cosa anomala  il vetro rotto della porta sul retro. Ma non penso
che questa ragazzata abbia qualcosa a che fare con la scomparsa di Josy. A dispetto di quello che pu
dire quella tua Anna.
Perch?.
Perch le tracce mi sembrano troppo recenti.  stato solo pochi giorni fa che hanno rotto il
vetro, non si tratta di mesi. E neanche di anni.
Mentre Viktor pensava a cosa chiedergli dopo, Kai rovistava in tutti gli armadi e nel frigorifero.
Come puoi determinare dai frammenti di vetro quando  stata rotta una finestra?.
Non si vede dai frammenti, ma dal pavimento. Il pavimento vicino alla porta posteriore  in
parquet. Se il vetro fosse stato rotto tanto tempo fa, le intemperie avrebbero danneggiato il legno.
Sarebbero entrate pioggia, neve e sporcizia, per quanto  grande il foro. Invece tutto l'ingresso 
asciutto, e la quantit di sporcizia  la stessa del resto della casa. E poi non vedo nessun insetto che....
Okay, va bene. Ho afferrato. Ti credo.
Viktor torn accanto al tavolo vicino al camino, perch il telefono aveva iniziato a pesare
troppo tra le sue mani.
Nella sua allucinazione Anna veniva mandata da Charlotte dentro al bungalow per controllare
se mancava qualcosa. Puoi dare un'occhiata?.
Ma come pensi che possa farlo, Viktor? Non ho un elenco di tutti i vostri soprammobili e
oggetti. Potrebbe mancare un frullatore in cucina... Oppure un quadro di Picasso in salotto... Come
posso saperlo? In frigorifero comunque non  rimasta neanche una birra, se ti interessa.
Inizia a guardare nella camera di Josy, per favore lo preg Viktor, ignorando la battuta.  in
fondo al corridoio, di fronte al bagno.
Come vuole, signore.
Le scarpe di Kai smisero di scricchiolare quando dal laminato pass sul pavimento di pietra.
Viktor si concentr per contare mentalmente i quindici passi che servivano per arrivare alla porta della
camera.
Benvenuti c'era scritto sulla targhetta di plastica appesa alla porta. Kai l'avrebbe letta
illuminandola con la torcia elettrica prima di entrare. Dal cigolio dei cardini Viktor cap che stava
entrando.
Sono dentro.
Quindi...?.
Mi trovo sulla soglia. Dentro mi pare tutto okay.
Descrivimi cosa c'.
Una cameretta da bambini come mille altre. Vedo un letto singolo, sistemato parallelo alla
finestra, con il baldacchino ingiallito. Davanti c' un tappeto Flokati. Un paradiso per gli acari, se mi
concedi questa osservazione. Immagino sia da l che viene l'odore di muffa.
Cos'altro vedi?.
Un poster di Ernie e Bert. Enorme, con una cornice nera e il vetro davanti. E messo in modo
che si veda bene stando sdraiati sul letto.
....
Viktor si asciug la lacrima all'angolo dell'occhio destro con il dorso della mano, poi evit di
aggiungere altro, evitando cos che Kai potesse avvertire la sua commozione.
...un mio regalo.
 del programma Sesamo Apriti, lo so. E subito dietro la porta, a sinistra, c' la classica
mensola Ikea con i peluche. Un elefantino, alcuni personaggi Disney....
Aspetta un secondo... lo interruppe Viktor.
Cosa c'?.
Sdraiati sul letto.
Perch?.
Per favore, fallo. Sdraiati sul letto!.
Agli ordini.
Tre passi. Cigolio. Un colpo di tosse. Poi Kai ricominci a parlare.
Spero che la rete non ceda. Le molle si stanno gi lamentando.
Okay. Che cosa c' di fronte a te?.
Be', sulla sinistra c' il bosco. O almeno credo, visto che il vetro della finestra  molto sporco.
Di fronte, come ho gi detto, c' il poster appeso al muro.
Nient'altro?.
A destra c' lo scaffale e....
No, no lo interruppe Viktor. Davanti a te. Non c' nient'altro?.
No. E adesso ti do un consiglio.... Un'interferenza sulla linea inghiott un paio di parole di
Kai.
Io... di nuovo... dal letto, okay?.
Okay.
E ora smettila con i quiz. Dimmi che cosa dovrei cercare in questa stanza.
Bene. Aspetta solo un momento.
Viktor chiuse gli occhi per concentrarsi. Per tornare a Sacrow. In una frazione di secondo fu l:
apr la porta, si tolse le scarpe e le lasci nel mobiletto indiano all'ingresso. Salut Isabell, che leggeva
una copia del Gala distesa sul divano bianco Rolf-Benz davanti al camino. Sent il profumo di legna di
abete che ardeva. Avvert il calore tipico di una casa colma di felicit. E sent la musica che aleggiava
nella stanza in fondo al corridoio Si sfil lentamente il cappotto e and da Josy. Il volume della musica
aument. Abbass la maniglia, apr la porta e per un attimo venne abbagliato dalla luce che proveniva
dalla finestra. E poi la vide. Josy era seduta alla sua toeletta giocattolo, a provarsi il nuovo smalto giallo
che le aveva prestato la sua migliore amica. Il volume della musica era cos alto che non si era
nemmeno accorta della presenza del padre. L'emittente era...
Che cosa manca?. Kai lo risvegli dai suoi ricordi. Viktor apr gli occhi.
MTV.
Un televisore.
Un televisore?.
S. Un apparecchio della Sony.
No, qui non c'.
E un tavolo da toeletta giocattolo con uno specchio tondo.
No, non c'. Non in questa camera.
Ecco che cosa manca.
Una toeletta giocattolo e un televisore? Perdonami, Viktor, ma non mi sembra un gran furto.
Appunto. Infatti non stiamo parlando di un furto qualunque.
Al contrario, questo conferma che la storia di Anna  in qualche modo connessa alla
scomparsa di Josy. E io scoprir come.
Va bene. Ma non sarebbe meglio chiamare la polizia, Viktor? Parliamo comunque di un
furto.
No, non ancora. Per ti chiederei di controllare anche le altre camere. A meno che non ci sia
qualcos'altro che ti colpisce l, nella camera di Josy.
Vediamo.... Un altro fruscio sulla linea. Evidentemente Kai si stava grattando la nuca.
L'unico punto della testa dove aveva ancora i capelli.
Che altro c'?.
Forse lo riterrai stupido.
Vai avanti.
Credo che in questa stanza manchi qualcosa in pi di un mobile.
Che cosa?.
C' una strana atmosfera. Kai toss nervosamente.
In che senso?.
S. Non saprei come spiegarmi altrimenti. Ma non posso fare a meno di seguire quello che mi
dice l'istinto. E ora mi fa notare che questa non sembra essere la stanza di una ragazzina di dodici
anni.
Spiegati! lo incit Viktor.
Non ho figlie femmine, ma una nipote, Laura, che compir tredici anni la settimana prossima.
L'ultima volta che sono andato a trovarla, la sua camera era una zona off-limits. Sulla porta non c'era
scritto Benvenuti, ma Vietato entrare.
Be', ma Josy era diversa. Non era il genere ribelle.
Hai ragione. Ma le pareti della stanza di Laura erano tappezzate con i poster delle sue band
preferite. Intorno allo specchio c'erano i biglietti dei concerti a cui era stata. E accanto stavano le
cartoline di Maiorca ricevute dagli amici un po' pi grandi. Capisci che cosa intendo?.
C' qualcosa che non va.
No.
Questa non  la camera di un'adolescente che sta scoprendo com' fatto il mondo, Viktor. Qui
non ci sono foto di divi ritagliate dalle riviste, c' solamente un pupazzo dell'elefante Benjamin sulla
mensola. E il poster di Sesamo Apriti, ma per favore. Mia nipote ha la faccia di Eminem appesa al
muro, non certo quella di Ernie.
Eminem chi?.
Hai visto? Ecco che cosa intendo.  un rapper. Ed  meglio che tu non sappia di cosa parlano i
testi delle sue canzoni.
Continuo a non capire. Cosa stai cercando di dirmi?.
Che qui sul serio c' qualcosa che manca. Niente candele di cera infilate nelle bottiglie di vino.
Nessuno scrigno segreto con le prime lettere d'amore. E, s, decisamente manca anche il tavolo da
toeletta.
Ma se prima avevi detto che era una normalissima cameretta?.
S, adatta per una bambina di otto anni. Josy all'epoca non ne aveva dodici?.
Devi capire che si tratta solo di un bungalow per le vacanze. Non era la camera in cui passava
tutto l'anno.
Forse. Kai sospir e riprese a parlare. Mi hai chiesto se notavo qualcosa. Ti ho solo
risposto.
Viktor cap dal rumore che Kai aveva richiuso la porta. Improvvisamente la scena svan dalla
sua mente. Come se un vecchio film fosse finito, il legame con Kai e con l'atmosfera bungalow si era
interrotto.
Dove stai andando ora?.
Scusa, ma devo andare in bagno. Ti richiamo subito.
Viktor non ebbe neanche il tempo di rispondere, perch anche il legame tecnologico con Kai
d'improvviso si interruppe. Aveva attaccato.
Viktor rimase bloccato accanto al telefono cercando di trovare un nesso. Come poteva
interpretare le informazioni di Kai? La porta che era stata rotta solo di recente... La cameretta che non
sembrava quella di una dodicenne... I suoi pensieri furono interrotti da Kai, che come promesso lo
richiam anche prima del previsto.
Viktor?.
A giudicare dal diverso fruscio di sottofondo il detective era uscito dal bungalow e si trovava
nel bosco di fronte alla casa.
Che succede? Perch sei fuori? Ancora non....
Viktor! lo interruppe Kai. Questa volta il tono della sua voce era teso. Sembrava sconvolto. E
questo lo spavent.
Cosa c'?.
Ora sar meglio chiamare la polizia.
Perch? Cosa hai visto?.
Josy.
Nel bagno c' stato qualcuno. E poche ore fa, perch le tracce sembrano fresche.
Per carit, Kai. Di che tracce parli?.
Sangue. Era sulle piastrelle. Sul lavandino. Nel gabinetto.
Kai aveva il respiro affannato.
Il bagno  tutto inondato di sangue.
16
Oggi, stanza 1245. Wedding.
Il cercapersone del dottor Roth suon proprio durante la prima lunga pausa che fece Larenz, il
cui racconto durava ininterrottamente da oltre un'ora.
Non dimentichi quello che voleva dire, dottore fece il primario, richiudendo la pesante porta
sul corridoio.
Dimenticare? pens Viktor, mentre Roth rispondeva al telefono nel corridoio. Il mio problema
 esattamente l'opposto: non posso dimenticare. Anche se non desidererei altro.
Il dottor Roth torn dopo meno di due minuti e si sedette sulla scomoda sedia bianca per i
visitatori, che si trovava a fianco di tutti i letti della clinica sebbene in quel reparto, a dire la verit, non
avesse alcun senso. I pazienti ricoverati venivano perlopi evitati dai visitatori.
Ho una notizia buona e una cattiva disse a Viktor.
Prima quella cattiva.
Mi stanno gi cercando. Il professor Malzius ha domandato dove fossi finito.
E quella buona?.
Ci sono visite per lei, ma non prima delle diciotto.
Viktor si limit ad annuire. Immaginava gi chi potessero essere i suoi visitatori, e l'espressione
sul viso del dottor Roth conferm la sua supposizione.
Dunque ci rimangono ancora quaranta minuti?.
S, quaranta minuti nei quali potr raccontarmi il resto della storia.
Viktor si sistem sul letto come meglio poteva.
A quarantasei anni gi bloccato a letto... scherz, ma il dottor Roth non colse l'allusione.
Sapeva ci che Larenz voleva da lui, ma non poteva aiutarlo.
Perch non chiam la polizia dopo quella scoperta fatta nel suo bungalow? domand invece,
per riprendere il racconto.
Perch per quattro anni la polizia non mi aveva aiutato. E a quel punto, avendo trovato io
stesso una prima vera traccia, non volevo che mi fosse sottratta....
Il dottor Roth annu comprensivo.
Quindi lei rest sull'isola e Kai era il suo unico contatto con il mondo esterno.
S.
E per quanto and avanti cos? Voglio dire, quanto tempo pass prima che scoprisse chi era
veramente Anna e che cosa era accaduto a Josy?.
Due giorni. Ancora non riesco a capire perch mi ci volle tutto quel tempo. In realt, a quel
punto era gi tutto chiaro. Se la mia vita fosse stata un video e se avessi avuto la possibilit di
riavvolgerla e rivederla dall'inizio, l'avrei potuto capire molto prima. Tutti i pezzi del puzzle giacevano
sparpagliati davanti a me, ma ero io che ero cieco.
Ha detto che il bagno era pieno di sangue?.
S.
E poi che cosa avvenne?.
Quel giorno non molto altro. Mi preparai per lasciare l'isola. Volevo tornare immediatamente
a Berlino per farmi un'idea della situazione e raggiungere Kai. Ma non fu possibile. Il tempo era
peggiorato ulteriormente. E anche il mio raffreddore. Ha presente come ci si sente quando si ha
l'impressione di aver preso una forte insolazione?.
Il dottor Roth annu di nuovo.
Nella pubblicit dicono sempre mal di testa e dolori alle articolazioni. Ha mai pensato a cosa
rimane ancora, quando la testa e tutte le articolazioni ti fanno male?.
La mente?.
Proprio cos. Per anestetizzarla presi un Valium, e pregai che il giorno dopo i collegamenti via
mare venissero riattivati.
E invece non fu cos?.
No. L'uragano Anton mi costrinse a restare in casa. La guardia costiera raccomand a tutti gli
abitanti dell'isola di non uscire eccetto in caso di estrema urgenza. Ma nel mio caso l'estrema urgenza
si verific proprio l'indomani mattina, quando mi svegliai.
Che cosa accadde?.
Qualcun altro spar proprio sotto ai miei occhi.
Chi?.
Viktor sollev un po' il viso e aggrott la fronte.
Prima di continuare, dottor Roth, vorrei proporle un patto: io le racconto la mia storia, e lei....
Che cosa?.
Lei mi regala la libert.
Il dottor Roth rise a bocca chiusa, con un suono nasale. Ne avevano gi discusso a lungo altre
volte. Sa bene che  impossibile. Non dopo ci che ha fatto. Non solo perderei il lavoro e sarei espulso
dall'ordine... sarei anche punibile come complice.
S, s, me l'ha gi detto. Tuttavia le faccio una proposta, e sono pronto a correre il rischio.
Che rischio?.
Le racconto tutta la storia. La mia storia. E quando avr finito, sar lei a decidere se lasciarmi
libero o meno.
Gliel'ho gi ripetuto molte volte che non mi  possibile farlo. Posso ascoltarla e stare con lei.
Ma non posso aiutarla a tornare libero, come continua a chiedermi da giorni....
No? Allora nei prossimi minuti mi ascolti attentamente. Sono certo che quello che sto per dirle
le far cambiare idea.
Ne dubito.
Se non fosse stato trattenuto dalle cinghie, Viktor avrebbe alzato le mani in un gesto
rassicurante.
Al suo posto non ne sarei troppo sicuro.
Chiuse ancora gli occhi, e il dottor Roth si lasci andare contro lo schienale, pronto ad ascoltare
il resto. Il resto della tragedia.
17
Parkum, due giorni prima della verit
L'effetto del medicinale svan lentamente, e Viktor fu strappato dal suo sonno libero da sogni.
Sarebbe restato volentieri ancora per un po' in quel vuoto indolore che il Valium gli aveva concesso.
Ma l'effetto anestetizzante era quasi finito e ora non inibiva pi i suoi pensieri.
Anna.
Charlotte.
Josy.
Il sangue!
Viktor si sedette lentamente sul letto e dovette lottare contro l'impulso di rituffarsi subito fra i
cuscini. Gli venne in mente un'immersione che avevano fatto lui e Isabell alle Bahamas anni addietro.
Allora aveva indossato una cintura di piombo che nell'acqua non pesava affatto. Ma quando aveva
provato a salire sulla scaletta della piccola imbarcazione, si era reso conto che le bombole e la cintura
con il loro peso sembravano trascinarlo di nuovo gi, nell'acqua. La stessa sensazione di
appesantimento che ora gli procurava il sonnifero. O forse si trattava di un virus.
Perfetto, pens Viktor, mentre cercava di raccogliere tutte le forze per sollevarsi. Sei a questo
punto. Non capisci pi se ti senti uno straccio a causa del raffreddore o per gli effetti collaterali del
Valium.
Fu scosso da un brivido di freddo, quindi si infil la vestaglia di seta sopra il pigiama fradicio di
sudore. Infine, tremando, si trascin lungo il corridoio fino al bagno. Fortunatamente era sullo stesso
piano della camera, e cos non fu costretto a scendere le scale.
Almeno per ora.
Quando si vide riflesso nello specchio, rabbrivid di nuovo. Non c'erano dubbi: era malato.
Occhiaie profonde, pallore. La fronte era sudata e lo sguardo vitreo. Ma c'era ancora qualcos'altro.
C' qualcosa di diverso dal solito.
Viktor osservava il proprio volto nello specchio cercando di fissare gli occhi. Ma non ci
riusciva. L'immagine si faceva sempre pi indefinita.
Dannate pillole mormor, afferrando il microfono della doccia. Apr l'acqua e la lasci
scorrere per un po'. Come sempre la vecchia caldaia ci impiegava un bel po' a entrare in funzione, ma
quel giorno, almeno, non c'era sua moglie a lamentarsi per quello spreco. Viktor continu a fissare il
grande specchio a muro sopra il lavandino di marmo, e si sent gravato da una profonda stanchezza. Il
rumore dell'acqua era un sottofondo perfetto per i suoi pensieri.
C' qualcosa di diverso, ma non riesco a capire cosa.  tutto cos... confuso.
Distolse nuovamente lo sguardo e prepar un asciugamano prima di aprire la porta di vetro ed
entrare nel vapore. Il profumo amaro dell'Acqua di Parma gli fece bene, e dopo la doccia si sent
decisamente meglio. L'acqua calda aveva lavato via lo strato superficiale del dolore. Purtroppo per
non si era portata via anche i suoi pensieri.
C' qualcosa di diverso. Qualcosa  cambiato. Ma cosa?
Viktor prese un paio di vecchi Levi's 501 e un pullover blu a polo dall'armadio. Era sicuro che
Anna sarebbe passata da lui, quel giorno, e sperava persino che avrebbe potuto ascoltare il resto della
storia. Magari fino alla fine. Ma si sentiva cos male che Anna si sarebbe dovuta accontentare del suo
abbigliamento casual. Sempre ammesso che ci facesse caso. Scese le scale, reggendosi alla balaustra di
legno. Una volta in cucina, riemp il bollitore elettrico d'acqua e prese la confezione del t
dall'armadietto. Poi afferr una grossa tazza da un piolo di legno posto tra il lavandino e il fornello.
Cerc di concentrarsi sulla colazione per non vedere il cielo funereo di Parkum attraverso la finestra
bagnata di pioggia. Ma le attivit quotidiane della cucina non bastavano a distrarlo.
Cosa sta succedendo? Cosa c' che non va?
Mentre si voltava verso il frigorifero per tirare fuori il latte, lo sguardo gli cadde sul piano di
cottura in vetroceramica. Cos vide di nuovo la propria immagine riflessa. Era ancora pi confusa di
prima. Quasi spezzettata. E improvvisamente cap.
Dov'...?
Il suo sguardo vag dal fornello verso il basso e scivol poi sul pavimento di pietra decorato a
mano.
Improvvisamente era tornata. La stessa opprimente sensazione del giorno prima, quando aveva
guidato Kai a distanza all'interno del bungalow.
Manca qualcosa.
Viktor lasci la tazza e corse in corridoio. Apr la porta del salotto e guard verso la scrivania.
La cartella portadocumenti. L'e-mail stampata con le domande del Bunte. Il portatile spento. Sembrava
tutto in ordine.
No, manca qualcosa.
Viktor chiuse gli occhi, nella speranza che tutto potesse tornare di nuovo al proprio posto, una
volta che li avesse riaperti. Purtroppo, per, non si era sbagliato. Anche quando guard di nuovo, non
era cambiato nulla.
Sotto. Sotto la scrivania. Niente.
Sindbad era scomparso.
Corse nuovamente in cucina e guard di nuovo sul pavimento.
Ancora niente.
Di Sindbad nessuna traccia. E oltre a lui mancavano anche la ciotola del cibo, quella dell'acqua
e la busta dei croccantini. Sotto la scrivania era scomparsa persino la coperta su cui dormiva. Come se
non fosse mai stato l con lui sull'isola.
18
Continuava a pensarci, in piedi sulla spiaggia con il volto sferzato dalla pioggia. Ci che lo
sorprendeva di pi era quanto poco gli importasse in realt che il cane fosse scappato. Naturalmente era
triste. Ma non era una sensazione cos intensa come nei suoi incubi aveva immaginato. Eppure che
potesse accadere proprio una cosa simile era sempre stata una delle sue maggiori paure. Prima Josy, poi
Sindbad. Via. Spariti. Senza lasciare traccia. Era per questo che non consigliava mai un animale di
compagnia alle persone colpite da un lutto. Gli era capitato troppe volte di assistere a casi in cui un
cucciolo, che avrebbe dovuto consolare per la morte di una persona cara, morisse poco dopo il funerale,
lui stesso vittima di un incidente.
Oppure che scomparisse.
Sindbad non si vedeva da nessuna parte. Viktor per non si fece prendere dal panico, non corse
disperato e sconvolto al villaggio, non telefon a tutti i vicini. Si era limitato a chiamare Halberstaedt e
a lasciargli un messaggio in segreteria, mettendolo al corrente dell'accaduto. Si trovava a circa
duecentocinquanta metri da casa e stava cercando le grosse impronte del golden retriever sulla
spiaggia, piena di pezzi di legno portati dalla marea. Inutile. Se anche ci fossero state, non sarebbero
state pi visibili ormai.
Sindbad!.
Sapeva che era inutile chiamarlo. Anche se si fosse trovato l intorno, ora non avrebbe risposto a
nessun ordine. Sindbad era un cane pauroso. Era sufficiente che sentisse la legna crepitare nel camino
per iniziare a tremare, e nella notte di San Silvestro Isabell doveva nascondergli un tranquillante nella
pappa perch a ogni botto non andasse in iperventilazione. Una volta, a Grunewald, era bastato lo sparo
di un cacciatore perch il cane corresse per tutta la strada fino a casa, noncurante di ogni richiamo. Il
rumore fragoroso delle onde doveva averlo spaventato terribilmente. Per questo era ancora pi
inspiegabile il fatto che fosse scappato rinunciando alla protezione che poteva offrirgli la casa. E poi
come aveva fatto, con tutte le porte chiuse?
Viktor aveva perlustrato minuziosamente tutta la casa, dalla cantina fino alla soffitta. Nulla. In
giardino aveva anche aperto il vecchio capanno del generatore per cercarlo. Ma anche solo per il fatto
che il catenaccio fosse sprangato, era impossibile che Sindbad si fosse rifugiato l.
Per  altrettanto impossibile sparire su un'isola senza lasciare traccia, pens Viktor. E poi
Sindbad non sarebbe mai uscito da solo, e quindi...
Viktor si volt, dando il fianco alle onde. Per un attimo una scintilla di speranza si accese in lui
quando, con la coda dell'occhio, not un movimento a un centinaio di metri di distanza. Da lontano un
animale si stava avvicinando e, in effetti, era grosso come un cane. Tuttavia il suo entusiasmo svan con
la stessa velocit con cui era comparso, quando si rese conto che l'animale non aveva il pelo. E che non
era un animale, bens una persona, con addosso un cappotto scuro.
Anna.
 bello vederla passeggiare all'aperto gli grid la donna, quando fu a circa dieci metri da lui.
Nonostante fossero ormai vicini, Viktor la sentiva a fatica, perch il vento spingeva la sua voce verso il
mare.
Anche se direi che non ha scelto il tempo pi adatto per una passeggiata.
E nemmeno l'occasione migliore ribatt lui, e si rese nuovamente conto del mal di gola che
aveva quasi dimenticato a causa della sparizione di Sindbad.
Che intende?. Anna era a pochi passi da lui e per la seconda volta Viktor si meravigli di
come fossero pulite le sue scarpe di vernice nonostante avesse camminato per il lungo tratto che andava
dal paese fino a l. Non erano infangate e nemmeno sporche di sabbia.
Cerco il mio cane.  scappato.
Ha un cane? domand Anna, reggendosi con la mano destra il foulard sulla testa, perch il
vento non glielo portasse via.
S, certo. Un golden retriever. Di sicuro l'ha visto anche lei qualche volta. Durante il nostro
ultimo colloquio  rimasto sempre accucciato ai miei piedi.
No. Anna scosse il capo. Non ci ho fatto caso.
Viktor sent che quelle parole, cos inaspettate, lo scuotevano in modo ancora pi violento delle
folate dell'uragano che stava arrivando. L'orecchio destro inizi a fischiargli e gli sembr che quello
che avvertiva ora non fosse pi solo un senso di vuoto, ma puro terrore.
Questa donna non sta per niente bene.
La pioggia gli colava dalle sopracciglia direttamente negli occhi, perci il volto di Anna
ondeggiava indistinto. Nel frattempo gli tornarono in mente alcuni frammenti della loro prima
conversazione: ... ma continuai a infierire su di lui, finch non vidi il sangue sgorgare dalla sua bocca
e di Terry non era rimasto altro che una montagnetta di carne sanguinolenta da cui avevo spremuto
fuori ogni traccia di vita.
Come, scusi?.
Anna doveva avergli detto qualcosa, ma Viktor aveva solamente visto che le sue labbra si
muovevano; era ancora sconvolto dal racconto del massacro del cane.
Vogliamo rientrare? disse lei di nuovo. Con questa bufera il suo cucciolo torner
sicuramente a casa da solo.
Anna fece cenno con la testa verso la casa e gli prese la mano. In modo forse troppo brusco,
Viktor la allontan dalla sua, ma annu.
S. Forse ha ragione lei.
Si avvi piano, precedendola.
Com'era possibile che Anna non avesse mai notato il grosso cane? Perch mentiva anche su
questo? Forse non era coinvolta soltanto nella scomparsa di Josy, ma anche in quella di Sindbad?
Una tempesta di domande agitava la sua mente, quindi Viktor dimentic completamente la
prima regola che gli aveva insegnato il suo maestro e mentore, il dottor van Druisen: Non trarre mai
conclusioni affrettate, ma presta tutta l'attenzione che puoi al paziente.
Lui invece stava sprecando importanti riserve di energia soltanto per respingere l'atroce
certezza che cercava di affiorare dal suo inconscio. La verit era l, davanti ai suoi occhi. Giaceva
disperata di fronte a lui, come se stesse affogando, come se solo una sottile lastra di ghiaccio la
separasse dalle mani del suo soccorritore. Viktor Larenz per non era pronto a rompere quella lastra.
Non ancora.
19
Siamo fuggite.
La conversazione era cominciata a stento. Viktor doveva costringersi a distogliere il pensiero da
Sindbad, e nei primi minuti non ascolt affatto Anna. Per fortuna lei aveva iniziato col riassunto della
loro ultima conversazione: si era recata con Charlotte alla casa nel bosco, aveva dovuto scassinarla,
mentre Charlotte si era rifiutata di seguirla all'interno. E infine dai rumori si era accorta della presenza
di un uomo nella stanza in fondo al corridoio.
Da cosa fuggivate? domand Viktor, nel tentativo di recuperare il filo del discorso.
Non lo sapevo ancora. Sentivo solo che la cosa che mi aveva aspettato in quella camera adesso
ci stava dando la caccia. Cos ho afferrato la mano di Charlotte e abbiamo corso lungo il sentiero
innevato fino alla macchina. Non ci siamo girate neanche una volta. Per la paura. Ma anche perch non
volevamo rischiare di perdere l'equilibrio sul viottolo scivoloso.
Le ripeto la domanda: chi c'era in casa? Chi vi inseguiva?.
Ancora oggi non ne sono certa. L'ho chiesto a Charlotte quando alla fine ci siamo ritrovate di
nuovo sedute nell'auto e, con le sicure abbassate, abbiamo imboccato il pi velocemente possibile la
strada che portava a Berlino. Ma la piccola aveva ripreso a parlare solo per enigmi.
Cosa intende per enigmi?.
Diceva cose come: Non posso offrirti delle risposte, Anna. Posso solo mostrarti gli indizi. Sei
tu che devi scoprirne il significato. Sei tu che scrivi la storia, non io.
Viktor dovette ammettere a se stesso che i racconti di Anna si facevano sempre pi inverosimili,
cosa che, tenendo conto della sua malattia, era fin troppo comprensibile. Tuttavia sperava che le
fantasie della donna avessero almeno un piccolo legame con la realt. Non voleva affatto riflettere su
quanto di patologico ci fosse nel suo stesso atteggiamento.
E quindi dove siete andate?.
All'indizio successivo che Charlotte voleva mostrarmi. Mi ha detto: Ti ho appena mostrato il
posto dove tutto ha avuto inizio.
Cio il cottage nel bosco? domand Viktor.
S.
E dopo?.
Dopo Charlotte ha aggiunto una cosa che non dimenticher mai per il resto della vita.
Anna schiuse le labbra per imitare il sussurro di una bambina. Ora ti mostrer dove abita la
mia malattia.
Dove abita la malattia? ripet Viktor.
Si  espressa proprio a quel modo.
Larenz aveva freddo. In realt era congelato da quando erano tornati in casa. Ma aveva
rabbrividito ulteriormente quando Anna aveva trasfigurato la propria voce.
E dove? riprese Viktor. Dove abitava la malattia?.
Charlotte mi ha fatto tornare a Berlino passando per il ponte di Glienicker. In realt non saprei
dire come fossimo riuscite ad arrivarci, dato che non conosco bene quella zona di Berlino. E poi
durante il viaggio, all'improvviso, Charlotte si era sentita male, per cui mi ero anche distratta dalla
strada.
Viktor sent un crampo allo stomaco.
Cosa aveva?.
Prima le  uscito del sangue dal naso, cos ho accostato sul ciglio della strada, mi pare dalle
parti di una birreria sulla spiaggia del Wannsee. Si  distesa sul sedile posteriore, e non appena
l'emorragia si  fermata....
...ha cominciato a tremare...
...ha iniziato a tremare violentemente. Aveva i brividi, ma di una tale intensit che a un certo
punto mi ero quasi decisa a portarla in ospedale.
Anna rise in modo innaturale.
Ma poi mi sono resa conto che sarebbe stato un problema portare un fantasma al pronto
soccorso.
Quindi non l'ha aiutata?.
Certo. All'inizio non volevo davvero farlo. Ho avuto la forte tentazione di oppormi
all'allucinazione. Ma poi i disturbi di Charlotte sono peggiorati. Continuava a tremare e mi implorava
pian: gendo di andarle a prendere una medicina in farmacia....
...penicillina.
...parlava di un antibiotico. Quando le ho detto che senza una ricetta non me l'avrebbero dato,
ha avuto il suo primo attacco isterico. Si  messa a urlarmi contro.
Ha urlato?.
Si, con tutto il fiato che aveva in gola.  stato tremendo. Un misto di gemiti, singhiozzi e
insulti.
Che cosa diceva?.
Sei stata tu a inventarmi. Tu mi hai fatta ammalare. Adesso devi farmi guarire!. E sebbene
sapessi che si trattava solo di un'allucinazione, sebbene sapessi benissimo che Charlotte non esisteva,
ho guidato fino alla prima farmacia per comprarle una confezione di paracetamolo per la sua emicrania.
E ho dovuto davvero insistere per convincere il farmacista a darmi della penicillina senza ricetta. La
mia bambina sta male gli ho detto, promettendogli che il giorno dopo gli avrei portato la ricetta. In
realt lo stavo facendo per me stessa, perch sapevo benissimo che le voci e le visioni dentro la mia
testa se ne sarebbero andate solo se avessi soddisfatto le richieste di Charlotte.
E poi cosa  successo?.
Dopo che sono tornata dalla farmacia in effetti le cose sono andate meglio. Se non per
Charlotte, almeno per me.
Viktor aspett che andasse avanti senza intervenire.
Charlotte aveva preso due pasticche, ma non le stavano facendo effetto. Al contrario direi
quasi che il suo stato era peggiorato. Era diventata ancora pi pallida, e non aveva forze. Ma se non
altro non ce l'aveva pi con me e se ne stava tranquilla. Io per ero ancora sotto shock a causa della sua
crisi, e davvero non ho idea di come siamo giunte a quella grande villa sul lago.
La prego, provi a descrivermela.
Era la tenuta pi bella che avessi mai visto a Berlino. Non immaginavo neanche che potesse
esserci una cosa simile in una grande citt. Qualche migliaio di metri quadrati di giardino, adagiato su
un pendio che scendeva fino alla spiaggia e a un pontile. La casa stessa era pi grande di una villa, in
stile neoclassico, con elementi del Rinascimento italiano. E con tanto di bovindi, piccole torri e
decorazioni varie. Era normale che Charlotte l'ha chiamasse il castello.
Schwanenwerder.
Viktor ora era sicuro. L'abbondanza dei dettagli nel racconto di Anna che coincidevano non
poteva essere casuale.
Ma n il posto in cui si trovava n lo stile erano la cosa pi sorprendente continu lei. La
cosa davvero strana era che fosse piena di gente. Avevamo dovuto lasciare l'auto prima di un ponte, dal
momento che la strada era occupata da diversi furgoni.
Furgoni?.
S, di quelli per le consegne, sia piccoli che grandi. Andavano tutti....
...sull'isola...
...nella nostra stessa direzione, per cui avevano creato un ingorgo sulla stretta carreggiata.
C'erano diverse persone che si affannavano avanti e indietro lungo la strada. In molti aspettavano sul
marciapiede di fronte all'ampio ingresso. Nessuno ci ha notate quando ci siamo avvicinate. Erano tutti
concentrati sulla massiccia porta d'ingresso del castello. Alcuni guardavano attraverso un binocolo,
altri avevano con loro la macchina fotografica. Cellulari che squillavano in continuazione, i flash di chi
fotografava. Due uomini erano addirittura saliti su un albero del viale d'ingresso per poter vedere
meglio. Ma la cosa pi incredibile era l'elicottero che volava sopra le nostre teste.
Viktor sapeva benissimo dove dovevano essersi trovate. E conosceva perfettamente lo scenario
che Anna stava descrivendo. L'imponente drappello meditico che si era schierato davanti casa sua nei
giorni successivi alla scomparsa di Josy aveva infastidito la sua famiglia in modo insopportabile.
Di colpo la folla si era agitata, perch il portone si era aperto per far uscire qualcuno.
Chi?.
Non lo so. Non riuscivo a capire chi fosse, perch il parco era molto vasto e mi trovavo ad
almeno ottocento metri di distanza dalla porta d'ingresso della villa. Ma ho chiesto a Charlotte dove ci
trovassimo. E lei mi ha risposto: Questa  casa mia. Ti ho portato a casa dei miei genitori. Poi le ho
chiesto perch fossimo l. E lei mi ha detto: Tu lo sai gi. Abitavo qui. Ma non ero sola. Perch qui
abita anche il male.
La malattia?.
S. Con quelle parole voleva farmi capire che la causa della sua misteriosa malattia bisognava
cercarla l, nella sua casa. E che per questo aveva lasciato il castello. Non solo per cercare l'origine del
suo male, ma anche per fuggirlo.
L'origine della malattia di Josy si trovava a Schwanenwerder?
A un certo punto Charlotte mi ha stretto con forza la mano per trascinarmi via. All'inizio non
volevo seguirla. Ero curiosa di sapere chi era uscito dalla casa e si stava avvicinando alla folla in
giardino. Ero ancora troppo lontana, non riuscivo neanche a distinguere se si trattasse di un uomo o di
una donna. Ma c'era qualcosa nella sua andatura che mi risultava familiare. Poi per Charlotte mi ha
detto una cosa che mi ha convinto a seguirla all'istante.
Che cosa le ha detto?.
 meglio che andiamo. Il male che prima era nella camera. Ci ha di nuovo raggiunte. E sta
venendo dritto verso di noi.
20
Avrei un attimo bisogno del bagno. Anna si era alzata e pareva decisa a troncare il racconto
proprio in quel punto.
Ma certo. Viktor not ancora una volta i suoi modi affettati. Era come se volesse creare una
specie di contraddizione con la sua spaventosa esperienza. Tent anche lui di muoversi, ma un peso
opprimente sulle spalle lo premette nuovamente sulla poltrona.
Il bagno ....
...al piano di sopra, accanto alla stanza da letto, lo so.
Dal momento che lo disse mentre usciva dalla stanza, non pot vedere l'espressione allibita sul
volto di Viktor.
Come lo sa?
Con le ultime forze che gli erano rimaste, Viktor si alz per seguirla. Ma quando era gi quasi
fuori dalla stanza, vide il cappotto nero di cachemire che lei aveva poggiato su una sedia vicino al
divano. Era ancora bagnato di pioggia, e aveva formato una piccola pozzanghera ai piedi della sedia,
sul parquet. Viktor lo prese in mano per appenderlo nel guardaroba del corridoio. Ma era molto
pesante. Troppo pesante perch ci fosse dovuto solo all'acqua, che aveva bagnato solo il tessuto
esterno, risparmiando l'imbottitura di seta.
Viktor sent la serratura che scattava al piano di sopra. Anna era in bagno.
Quando scroll il cappotto, sent che qualcosa nella tasca destra tintinnava. Senza riflettere
troppo segu il suo primo istinto e ci infil la mano. La tasca era sorprendentemente profonda. Viktor
stava quasi per ritirare la mano, quando le sue dita toccarono un fazzoletto e un pesante portafoglio di
pelle. Lo estrasse senza esitare. Era un pezzo della collezione maschile di Aigner. Di certo non aveva
nulla a che vedere con l'abbigliamento ricercato, raffinato e femminile di Anna.
Chi  veramente?
Sent il rumore dello scarico al piano superiore. Il bagno si trovava esattamente sopra il salotto e
Viktor sent il battere dei tacchi alti di Anna sulle piastrelle di marmo. Evidentemente si era diretta al
lavandino per darsi una rinfrescata. E infatti Viktor sent aprire il rubinetto e il rumore dell'acqua che
scorreva nei vecchi tubi di rame.
Doveva fare in fretta. Apr il portafoglio e not che il portadocumenti era vuoto. Rimase per un
istante senza fiato. Aveva creduto di avere finalmente in mano la chiave dell'identit di Anna. Ma
c'erano solo gli spazi vuoti delle carte di credito. E non c'erano soldi, neppure una banconota.
Viktor non pot impedire alle proprie mani di tremare per il nervosismo. Era un movimento
lieve, come quello che gli capitava da qualche mese, quando il grado alcolico nel suo sangue calava e il
suo sistema nervoso lo supplicava di aggiungere altro rifornimento. In quel momento non era
l'astinenza da alcol che lo faceva tremare. Ma il silenzio. L'acqua di sopra non scorreva pi.
Viktor richiuse il portafoglio, e stava per infilarlo nella tasca del cappotto di Anna quando il
telefono squill. Fece un salto per lo spavento, lasciando cadere a terra l'inutile oggetto delle sue
ricerche. Con un tonfo sonoro il portafoglio cadde sul parquet proprio nell'intervallo tra due squilli. E,
contrariato, Viktor cap perch era cos pesante quando una gran quantit di monetine inizi a ruzzolare
sul pavimento della la stanza.
Dannazione.
La porta del bagno al piano superiore si apr. Ci volevano solo pochi secondi perch Anna
scendesse e scoprisse che il contenuto del suo portafogli giaceva sparso sul pavimento.
In ginocchio, Viktor scivolava freneticamente sul parquet cercando di raccogliere con le mani
tremanti le monete, mentre il telefono continuava a squillare. Ma con le unghie corte e agitato com'era
non riusciva ad afferrarle.
Inizi a sudare, e nel panico fu assalito da un ricordo. Molti anni prima, su quello stesso
pavimento, suo padre gli aveva mostrato come fosse facile raccogliere le monete con una calamita.
Come avrebbe voluto avere con s il suo magnete rosso e nero per uscire velocemente da
quell'angosciosa situazione.
Non si preoccupi, dottor Larenz, risponda grid Anna dal primo piano. Doveva essere sul
pianerottolo in procinto di scendere. La suoneria assordante del telefono gli impediva di localizzare con
precisione i suoi passi.
S grid Viktor, consapevole del fatto che fosse una risposta abbastanza insensata. C'erano
ancora delle monetine sparse sotto e davanti al divano. Una era rotolata fino al camino, e si era fermata
solo grazie alla grata di protezione.
Risponda con tranquillit. Per me non ci sono problemi se riprendiamo pi tardi.
La voce di Anna suonava pi vicina. E mentre si chiedeva come mai ci stesse mettendo cos
tanto a tornare in salotto, Viktor si guard la mano sconvolto. Le monete. Non era denaro quello che
aveva raccolto tanto febbrilmente, o perlomeno non era pi in corso. Erano vecchi centesimi di marchi
che dall'entrata in vigore dell'euro avevano perso il loro valore. Anche Isabell teneva nel portafogli una
vecchia moneta da un marco, che utilizzava per il carrello al supermercato. Ma nel borsellino di Anna
c'erano almeno alcune dozzine di esemplari della vecchia valuta.
Perch?
Chi era? A cosa e servivano tutte quelle vecchie monete? Come mai non possedeva n
documenti n carte di credito? Che cosa aveva a che fare con Josy? E perch non rientrava in salotto?
Con una velocit fulminante Viktor ag d'impulso. Infil nuovamente il portafogli semivuoto
nella tasca del cappotto e con entrambe le mani fece scivolare sotto il divano le monete ancora da
raccogliere.
Poteva solo sperare che lei non avesse contato i soldi e non le cadesse lo sguardo sotto il
divano.
Mentre controllava freneticamente di non aver lasciato in giro nessuna moneta, not un foglietto
ripiegato. Doveva essere caduto per terra insieme agli spiccioli, atterrando nella pozza d'acqua sotto la
sedia su cui lei aveva posato il cappotto nero. Quasi in trance, Viktor se lo mise nella tasca dei
pantaloni e fece per alzarsi.
Che cosa succede?.
Viktor si volt e si trov di fronte Anna. Gli ultimi metri doveva averli percorsi scivolando
silenziosamente nella stanza, perch Viktor non aveva nemmeno sentito quando la porta era stata
aperta, sebbene di solito cigolasse in modo penetrante.
Io... io... stavo....
Con il cuore in gola realizz quanto tutta quella situazione dovesse apparire strana agli occhi di
Anna. Se lo ritrovava madido di sudore inginocchiato davanti al divano, mentre lei si era assentata solo
tre minuti per andare in bagno. Cosa si sarebbe potuto inventare per giustificarsi?
Io sono....
Qualcosa al telefono? Spero non si tratti di brutte notizie.
Il telefono?.
Tutto a un tratto gli fu chiaro perch non fosse rientrata prima. In quel trambusto, non si era
reso conto che il telefono aveva smesso di squillare. Anna doveva aver pensato che avesse risposto e
per educazione era rimasta ad aspettare che finisse fuori dalla porta.
Giusto, il telefono... ripet Viktor, sentendosi uno stupido. S.
Avevano solo sbagliato numero disse e si alz tremante, per sussultare subito dopo, quando il
telefono riprese a squillare.
Deve proprio trattarsi di un tipo ostinato rise Anna mentre tornava ad accomodarsi sul
divano. Non risponde?.
Io? S. Certo... balbett Viktor, cercando di tornare in s. Rispondo all'apparecchio della
cucina. La prego di scusarmi.
Anna gli sorrise di nuovo tranquillamente, e Viktor usc dalla stanza.
Quando in cucina alz il ricevitore, si rese conto di aver dimenticato qualcosa. Qualcosa di
importante. Qualcosa che gli sarebbe potuto costare la fiducia di Anna.
La moneta. Davanti al camino.
Ma non ebbe molto tempo per chiedersi cosa sarebbe accaduto se Anna l'avesse notato. Solo
pochi secondi prima aveva pensato che quella giornata non avrebbe potuto essere pi snervante, ma gi
la prima frase che ud lo lasci senza fiato.
21
Il sangue  sicuramente di una donna, Viktor.
Di che et?.
Non  cos facile stabilirlo rispose Kai serio.
Come mai?.
Perch sono un investigatore privato, non un esperto di laboratorio!.
Viktor si accarezz la nuca, ma non riusc ad alleviare il dolore dell'emicrania.
Dove sei ora? domand al detective.
All'ospedale di Westend, di fronte al laboratorio dove lavora un mio amico. Non potrei
neanche usare il cellulare qui, perch le onde interferiscono con le apparecchiature elettroniche.
S, certo, lo so. Allora non perdere tempo e dimmi cosa hai scoperto.
Okay. Il mio amico qui  un biochimico. Durante la sua pausa pranzo ha analizzato il
campione di sangue. Non mi era stato difficile raccoglierlo, dal momento che il bagno ne era pieno.
S, s. E allora? Che cosa ha scoperto?.
Be',  come ti ho detto: si tratta del sangue di una donna. Di et compresa tra i nove e i
cinquant'anni. Probabilmente pi giovane che vecchia.
Josy aveva dodici anni quando  scomparsa.
Lo so. Ma di certo non si tratta del sangue di tua figlia, Viktor.
E come puoi esserne cos sicuro?.
Perch era fresco. Le tracce risalgono a due, massimo tre giorni fa. Tua figlia  sparita da
quattro anni.
Non hai bisogno di ricordarmelo sibil Viktor, socchiudendo la porta. Quella del salotto era
chiusa, ma non poteva escludere che Anna lo stesse spiando. Parl ancora pi piano.
Bene, quindi non  il sangue di Josephine. Ma allora spiegami che senso hanno questa donna e
i suoi racconti. Finora Anna non ha fatto altro che fornirmi descrizioni perfette di mia figlia, della
nostra casa di Sacrow e addirittura della villa di Schwanenwerder. Torna tutto, Kai. Lei era l. A casa
mia. Ha persino descritto i reporter che dopo il rapimento si erano accampati di fronte alla villa.
Anna hai detto? domand Kai.
S.
Anna e poi?.
Viktor respir a fondo e toss.
Si chiama.... Allontan un istante la bocca dalla cornetta prima di riuscire a parlare di nuovo.
Scusami, sono raffreddato. Si chiama Anna Spiegel, scrive libri per l'infanzia, che a quanto
pare sono piuttosto famosi, specialmente in Giappone. Suo padre lavorava per l'AFN, ma  morto
giovane a causa di una trombosi dopo un'operazione.  cresciuta a Steglitz, e negli ultimi quattro anni
 stata ricoverata nella Parkklinik di Dahlem.
Il detective ripet lentamente le ultime parole mentre le annotava sul taccuino.
D'accordo. Controller.
Prima per devi fare un'altra cosa.
Si ud un sospiro all'altro capo del ricevitore.
E cio?.
Hai ancora la chiave di Schwanenwerder?.
Intendi la tessera digitale che serve per accedere alla propriet?.
Esatto.
Certo, ce l'ho.
Bene, allora vai nel mio studio. La combinazione della cassaforte  la data di nascita di Josy al
contrario, tu aprila e prendi tutti i cd-rom. Non puoi non vedere la pila.
Che cosa c' l sopra?.
La polizia ci aveva pregato di conservare tutte le riprese delle telecamere esterne relative al
primo mese dopo il rapimento.
Me lo ricordo. Gli agenti speravano che il rapitore si nascondesse tra i ficcanaso che giravano
intorno alla villa.
Infatti. Quello che ti chiedo  di controllare le registrazioni relative alla prima settimana
successiva al rapimento.
Ma sono gi state analizzate da vari esperti. E senza risultati.
Dal momento che tutti cercavano un uomo.
E invece io chi dovrei cercare?.
Anna. Guarda se noti una donna bionda, magra, che aspetta insieme ai giornalisti sul prato di
fronte alla casa. Sicuramente con i dati personali che ti ho dato riuscirai a trovare una sua foto su
Internet.
Kai doveva essere entrato nel laboratorio, perch Viktor percep un miglioramento nella qualit
della comunicazione.
Va bene. Ma solo perch sei tu a chiedermelo. Verificher l'identit di Anna e dar
un'occhiata alle riprese. Ma non farti troppe illusioni. Sicuramente le storie che ti ha raccontato sono
interessanti, ma hanno delle lacune enormi, e non dimenticare che chi si  introdotto nel tuo bungalow
lo ha fatto solo una settimana fa.
S, lo so quello che pensi. Ma allora spiegami, se tutto questo non c'entra nulla con Josy, allora
che diamine  successo l dentro? Hai detto che il bagno era pieno di sangue. Credi che nel mio
bungalow sia stata ammazzata un'altra ragazza, invece di Josy?.
Prima di tutto, non  sicuro che si tratti di una ragazza; e secondo, no.
Che significa no?.
Non  stato ammazzato nessuno nel tuo bagno, perch quel sangue non proviene da una ferita,
Viktor.
E allora perch il bagno era pieno di sangue se nessuno  stato ferito? url Viktor dentro al
telefono. Era cos stanco e allo stesso tempo agitato che non gli importava che Anna potesse sentirlo
dal salotto.
Ci stavo arrivando. Nel sangue sono presenti cellule di mucosa.
E che cosa significa? domand Viktor, trovando la risposta in simultanea. Mi stai dicendo
che qualcuno aveva....
Esatto. Adesso calmati, per favore. Le analisi parlano chiaro. Si tratta di sangue mestruale.
22
Oggi, stanza 1245. Clinica di Wedding
Fuori era ormai buio. All'interno della clinica si erano accese automaticamente le luci, e
nell'alone luminescente dei neon il dottor Roth sembrava pi pallido del solito. Viktor pot cos
accorgersi che il primario aveva una marcata stempiatura. Finora l'aveva abilmente nascosta pettinando
i corti capelli in avanti. Ma nell'ultima ora, mentre ascoltava il racconto di Viktor, il dottor Roth si era
passato sempre pi spesso le mani sulla testa, lasciando scoperte le parti prive di capelli.
Qualcosa la preoccupa, dottor Roth?.
No, sono soltanto curioso. E ansioso di sentire come continua la sua storia.
Viktor domand al dottore un bicchiere d'acqua e il medico glielo pass insieme a una
cannuccia, per consentirgli di bere senza dover usare le mani immobilizzate dalle cinghie.
Inoltre avrei delle domande da farle prosegu il dottor Roth, mentre Viktor deglutiva il primo
sorso.
Domande di che tipo?.
Come mai non si  messo a cercare Sindbad dappertutto? Se il mio cane scappasse e io restassi
in casa, non mi darei pace.
Certo. Anche io sono rimasto sorpreso dal mio atteggiamento quasi indifferente. Ma 
probabile che a quel punto avessi gi esaurito tutte le mie energie e le mie emozioni nella ricerca di
Josy. Mi sentivo come un veterano in guerra che, dopo essere scampato a innumerevoli esplosioni di
granate, non sobbalza nemmeno pi quando sente il fischio delle bombe, e se ne resta tranquillamente
seduto in trincea. Pu capirmi?.
S. Ma perch non ha chiamato almeno sua moglie per raccontarle ci che stava avvenendo a
Parkum? Se non altro avrebbe dovuto informarla subito della scomparsa del cane.
Ci ho provato. L'ho cercata praticamente tutti i giorni. Ammetto che inizialmente non ero
sicuro di volerle raccontare la storia di Anna. Isabell si era opposta fin dall'inizio all'intervista, alla
quale in effetti non ero ancora riuscito a lavorare decentemente, e se avesse saputo che avevo ripreso le
sedute in qualit di terapista, sarebbe salita sul primo volo da New York per raggiungermi. In ogni caso
comunque non riuscii neanche a farmi passare la sua stanza d'albergo. L'unico risultato che ottenni fu
che lasciai numerosi messaggi per lei alla reception.
E sua moglie non l'ha mai richiamata?.
S, una volta.
E...?
Viktor fece un cenno con la testa a indicare il comodino, e il dottor Roth gli avvicin di nuovo il
bicchiere.
Quanto tempo...?.
Viktor interruppe la frase per bere un lungo sorso.
Quanto abbiamo ancora?.
Una ventina di minuti, credo. I suoi avvocati sono gi arrivati e in questo momento sono in
riunione con il professor Malzius.
Gli avvocati.
Viktor ripens all'ultima volta che aveva avuto bisogno di assistenza legale. Ma nelle settimane
successive non sarebbe bastato l'esperto del codice della strada che nel 1997 aveva fatto in modo che
non gli ritirassero la patente. Questa volta aveva bisogno dei migliori professionisti. Stavolta non si
parlava di una semplice ammaccatura. Era in ballo la sua vita.
Sono dei veri professionisti?.
S. A quanto pare sono i migliori penalisti che si possono avere in tutta la Germania, e costano
cari.
E oggi vorrebbero che raccontassi cosa  accaduto ad Anna?.
Insieme al resto.  necessario, se devono difenderla. Si tratta pur sempre di omicidio.
Omicidio.
Era la prima volta che quella parola veniva pronunciata. Fino a quel momento ci avevano
sempre girato intorno, pur sapendolo entrambi: il dottor Viktor Larenz sarebbe finito in carcere. A
meno che il modo in cui terminava la sua storia non convincesse il giudice che quella di uccidere fosse
stata l'unica possibilit che Viktor aveva avuto.
Omicidio o no, io non credo che oggi avr la forza di ripetere tutto di nuovo. E poi continuo a
sperare che tra venti minuti non sar pi bloccato qui dentro.
Non ci pensi neanche. Il dottor Roth riprese il bicchiere e si pass la mano tra i capelli.
Piuttosto vada avanti. Com' finita la storia del sangue mestruale? E che cosa le ha raccontato ancora
Anna, quando l'ha raggiunta in salotto?.
Nulla.
Il dottor Roth lo guard perplesso.
Era uscita senza che me ne accorgessi mentre io ero al telefono, e mi aveva lasciato un
messaggio sulla scrivania: Non voglio disturbarla.  molto impegnato. Possiamo continuare domani.
Io avevo i nervi a pezzi. Ora che se n'era andata, avrei dovuto attendere un'intera notte prima di avere
da lei altre informazioni.
Su Charlotte. Su Josy.
Dunque and a dormire?.
No. Non subito. Prima ricevetti un'altra visita del tutto inaspettata.
23
Non passarono neanche dieci minuti dalla telefonata con Kai, che qualcuno buss alla porta. Per
un istante Viktor sper che Anna fosse tornata. La sua speranza tuttavia croll all'improvviso quando
realizz che si trattava solo di Halberstaedt, che aveva di nuovo lottato contro la tempesta per arrivare
fino a casa sua e ora era in piedi sulla sua soglia con un'espressione preoccupata. Anche questa volta il
sindaco non volle entrare, e senza dire nulla gli consegn un pacchetto.
Di cosa si tratta?.
 una pistola.
Viktor balz indietro, come se Halberstaedt fosse stato affetto da una malattia contagiosa.
E cosa diavolo dovrei farci con questa?.
 meglio che lei la prenda. La protegger.
Da che cosa?.
Da lei. Halberstaedt indic con il pollice della mano destra un punto alle proprie spalle. Ho
visto che  tornata a trovarla.
Viktor scosse la testa, incredulo.
Mi ascolti bene. Lei mi  simpatico. Tir fuori un fazzoletto dalla tasca dei pantaloni e ci si
tampon il naso, senza soffiarlo. Ma io sono uno psichiatra. Non posso permettere che lei spii me o i
miei pazienti.
E io qui sono il sindaco, e mi preoccupo per lei.
S. Tante grazie. Gliene sono grato. Veramente. Ma finch non ci sono ragioni valide, non ho
bisogno di questa.
Viktor voleva restituirgli il pacchetto, ma Halberstaedt teneva entrambe le mani affondate nelle
tasche dei logori pantaloni in velluto.
C' una ragione valida mormor torvo.
Come?.
C' una ragione per cui dovrebbe avere in casa un'arma. Ho preso informazioni sulla signora.
Ho interpellato tutti quelli che l'hanno vista sull'isola.
E...?. All'improvviso Viktor sent in bocca un sapore metallico. Adesso Kai Strathman non
era pi il solo a indagare su Anna.
La signora ha fatto paura persino a Burg.
Michael Burg? Il barcaiolo? E come ha fatto a spaventare un tipo simile?.
Gli ha raccontato che aveva un conto in sospeso con lei, dottor Larenz.
Come, scusi?.
S. E che gliel'avrebbe fatto pagare col sangue.
Non ci credo.
Tutto inondato di sangue.
Halberstaedt scroll le spalle.
Non mi importa. Creda pure quello che vuole. A me baster sapere che lei  armato per
dormire pi tranquillo. Anche la donna lo .
Viktor non sapeva cosa rispondere. Poi gli venne in mente un'altra cosa, anch'essa importante,
e afferr il braccio di Halberstaedt, che si era gi voltato per andarsene.
Aspetti, ancora una cosa. Per caso ha visto il mio cane qui intorno?.
Sindbad  morto?.
Quella domanda secca lo colse impreparato, come la propaggine di un'onda sismica. E Viktor
sentiva di essere molto vicino all'epicentro del terremoto.
Ma cosa le salta in mente? Voglio dire... no, mi auguro di no.  solo scappato. Le avevo
lasciato un messaggio in segreteria per dirglielo.
Mmh, capisco comment Halberstaedt muovendo appena il capo. Gliel'ho appena detto, c'
qualcosa che non va in quella donna.
Viktor stava per ribattere che non c'era neanche una prova che implicasse il coinvolgimento di
Anna nella scomparsa di Sindbad, ma prefer tenere per s l'obiezione.
Terr occhi e orecchie ben aperti promise Halberstaedt, ma senza tanta convinzione.
Grazie.
E lei dovrebbe fare lo stesso. Non parlo solo della storia del cane. Quella donna  pericolosa.
Il sindaco and via senza salutare.
Viktor rimase per un minuto a guardarlo mentre si allontanava, ma poi cominci a tremare cos
forte che sembrava un bambino che batteva i denti per essere rimasto troppo tempo in piscina. Chiuse
velocemente la porta, prima che il vento potesse far entrare in casa freddo e umidit.
Ancora nell'ingresso valut per un istante l'ipotesi di gettare la pistola nella spazzatura. Le armi
lo facevano sentire a disagio, per cui preferiva non averne a portata di mano. Alla fine infil il
pacchetto nel cassetto in fondo al mobile in mogano, nel corridoio, e decise che l'avrebbe riconsegnato
a Halberstaedt il giorno successivo.
Nei minuti seguenti rimase a fissare le braci che si spegnevano piano piano nel camino, e si
chiese come doveva considerare gli avvenimenti delle ultime ore.
Sindbad era sparito.
Qualcuno, una giovane donna, forse una ragazza, si era introdotto nel loro bungalow a Sacrow e
l aveva avuto le mestruazioni.
E infine il sindaco dell'isola gli aveva dato una pistola.
Dopo essersi sfilato le scarpe, Viktor si sdrai sul divano. Infil in tasca la mano e trov
l'ultima pastiglia di Valium, che in realt avrebbe preferito conservare per quella notte. La mand gi e
attese l'effetto narcotizzante, sperando che alleviasse anche i sintomi dell'influenza. Chiuse gli occhi
cercando di liberarsi della pressione che gli avvolgeva la testa come una fascia. Per un attimo ci riusc,
e gli si liber addirittura una delle narici che da parecchio tempo erano oramai completamente chiuse.
Pot riconoscere sul tessuto il profumo delicato di Anna, che aveva occupato quel punto del
divano fino a mezz'ora prima.
Viktor riflett. Non sapeva cosa lo preoccupasse di pi in quel momento, se l'inquietante
comportamento di Anna o il misterioso vaticinio del sindaco.
Non aveva ancora trovato la risposta, quando un incubo si impossess di lui.
24
Da quando Josy era scomparsa, l'incubo tornava sempre, ma a intervalli irregolari. Poteva
affliggerlo pi volte nella stessa settimana o anche una sola volta in un mese - ma la struttura del sogno
non cambiava mai. Si svolgeva sempre nel cuore della notte, Viktor era seduto al volante della Volvo e
Josy sul sedile accanto a lui. Viktor aveva saputo di un nuovo specialista che forse avrebbe potuto
aiutare sua figlia. Lo studio di questo medico stava nei pressi del Mare del Nord, per cui erano in
macchina gi da ore. La macchina correva troppo veloce, e Viktor non poteva rallentare. Sebbene Josy
lo pregasse di moderare la velocit, lui non ci riusciva. Per fortuna la strada che portava al mare era
tutta dritta. Priva di curve o diramazioni. Non si vedevano semafori o traverse da nessuna parte. Ogni
tanto incrociavano un'automobile che viaggiava nella direzione opposta, ma la strada era abbastanza
larga e, nonostante l'elevata velocit, non erano mai in pericolo. Dopo un po' Viktor si chiedeva se non
avrebbero dovuto essere al mare gi da un pezzo. Josy si limitava ad alzare le spalle. Anche lei
sembrava meravigliata della durata di quel viaggio. A quella velocit avrebbero dovuto aver raggiunto
il lungomare da tempo. Non si vedeva pi nessun altro mezzo in giro. E c'era un'altra cosa molto
strana: diventava tutto sempre pi buio. Pi procedevano, pi i lampioni al lato della strada
diminuivano. Mentre gli alberi diventavano sempre pi fitti. Alla fine l'illuminazione stradale era
scomparsa e da entrambi i lati della strada, che si andava sempre pi restringendo, si estendeva un
bosco fitto e impenetrabile.
A quel punto del sogno Viktor provava sempre la prima ondata di orrore. Non era paura o
spavento, ma un orrore indefinito, che lo paralizzava e diventava sempre pi terrificante quando
realizzava che non era pi possibile rallentare. Premeva il piede sul freno, senza ottenere alcun effetto.
Al contrario, l'automobile aumentava la velocit, correndo sempre pi forte sul rettilineo. A quel punto
Viktor accendeva la luce di cortesia dell'auto e Josy cercava l'itinerario su una mappa, ma non riusciva
a trovare la strada su cui stavano viaggiando.
Alla fine la piccola sorrideva sollevata indicando davanti a s.
L, laggi c' una luce. Deve esserci qualcosa l in fondo.
Anche Viktor intravedeva un bagliore debole molto lontano, che diventava pi nitido man mano
che si avvicinavano.
Dev'essere un incrocio o un villaggio. O forse  la spiaggia. Dobbiamo solo continuare ad
andare dritto.
Viktor annuiva, e il suo polso tornava a rallentare un poco.
Laggi sarebbero stati al sicuro. A quel punto Viktor stesso accelerava ulteriormente,
viaggiando sempre pi veloce. Non vedeva l'ora di uscire dal bosco.
Di uscire dal buio.
Ma poi di colpo tornava. L'orrore. Il terrore.
Perch all'improvviso poteva distinguere ci da cui erano circondati. D'un tratto sapeva cos'era
quella luce che li attendeva laggi. Si rendeva conto dello sbaglio di Josy e anche del proprio, che era
iniziato con quella partenza nel cuore della notte. Ora anche Josephine aveva paura, guardando
attraverso il finestrino.
Non c'erano pi alberi al lato della strada buia. Non c'era pi nulla. Solo un'immensa distesa
d'acqua. Acqua nera, fredda, cupa e infinitamente profonda.
Ma era troppo tardi. Viktor sapeva che ormai quella scoperta non sarebbe pi servita a nulla.
Per tutto quel tempo avevano percorso un molo lunghissimo. Avevano cercato per un'ora la
strada che portava al mare e invece vi avevano viaggiato sopra per tutto il tempo. Ormai da diversi
chilometri si erano lasciati la costa alle spalle, e senza che potessero fermarsi volavano verso la luce
che segnalava la fine della banchina.
Viktor tentava di sterzare, ma anche il volante non rispondeva pi. Non era lui che guidava:
l'auto stava viaggiando da sola.
La Volvo si lanciava a una velocit brutale verso la fine del molo, poi si sollevava volando
sopra le onde del Mare del Nord per diversi metri, fino a quando, infine, ripiombava gi. Viktor
guardava attraverso il parabrezza, cercando di scorgere qualcosa nella luce fioca dei fari. Ma davanti ai
suoi occhi non c'era altro che l'oceano infinito pronto a inghiottirli. Josy, l'auto e lui.
Era allora che Viktor si svegliava, poco prima dell'impatto con l'acqua. Era il momento
peggiore del sogno. Non perch sapeva che sarebbe annegato con sua figlia, ma perch, poco prima
dell'urto con i flutti, aveva fatto l'errore di guardare ancora una volta nello specchietto retrovisore.
Quello che vedeva lo faceva sempre gridare, e l'urlo svegliava regolarmente lui e chiunque gli
dormisse accanto. Era la sua visione pi orribile. Perch non vedeva nulla.
Lo specchietto era vuoto.
Il pontile sul mare, lungo il quale avevano viaggiato tanto a lungo, si era dissolto nell'aria ed
era scomparso.
25
Quando Viktor si mise seduto sul letto, si rese conto di avere il pigiama inzuppato di sudore.
Anche le lenzuola erano bagnate e durante l'incubo i dolori alla gola erano peggiorati.
Cosa mi sta succedendo? pens, mentre aspettava che il suo cuore si calmasse. Non ricordava il
momento in cui si era mosso dal divano per raggiungere la camera da letto. Non sapeva neppure
quando si era messo il pigiama. E c'era qualcos'altro di strano: la temperatura della camera. Al buio
allung la mano a destra verso il comodino e a tastoni riusc ad accendere il display luminoso della
sveglia da viaggio. Erano le tre e mezzo di notte e il termometro elettronico dell'orologio segnava otto
gradi. Il generatore doveva essersi bloccato e, a conferma di questo, non accadde nulla quando Viktor
cerc di accendere l'abat-jour. La stanza rimase immersa nell'oscurit.
Maledizione! Prima Sindbad, poi Anna, il raffreddore, l'incubo e ora questo. Viktor usc dalle
coperte, afferr la torcia elettrica che teneva sempre a portata di mano in caso di emergenza e,
tremando di freddo, scese la scala di legno che scricchiolava a ogni passo. Non era certo il tipo che si
lasciava suggestionare, per fu colto da una certa inquietudine quando la torcia illumin le fotografie
appese lungo il muro della scala. Sua madre che giocava con i cani sulla spiaggia. Suo padre che
fumava la pipa seduto di fronte al camino. L'intera famiglia che ammirava i risultati delle giornata di
pesca del padre.
I ricordi brillavano per la frazione di un secondo e, dopo un istante di chiarore, venivano
inghiottiti dal buio, come accade nel momento in cui si sprofonda nel sonno.
Quando Viktor apr la porta, una ventata fredda lo sferz in viso, portando dentro non solo
pioggia ma anche le ultime foglie autunnali. Ah, magnifico, pens. Ci manca solo una bella polmonite.
Si mise le scarpe e infil un giubbotto col cappuccio sopra il pigiama di seta, quindi corse fino
al capanno del generatore, che si trovava sul retro della casa, a una ventina di metri dalla terrazza. La
pioggia aveva inzuppato la sabbia, formando sul sentiero profonde pozzanghere e buche che Viktor non
riusciva a localizzare alla luce debole della torcia. Perci non era ancora arrivato al capanno che gi
aveva le scarpe e i pantaloni del pigiama completamente fradici.
Per non correre il rischio di inciampare nel buio e cadere, decise di rallentare il passo,
nonostante la pioggia scrosciante che lo colpiva al volto. Nel suo kit di pronto soccorso si trovavano le
cure pi indispensabili per il suo raffreddore, ma nulla che fosse adatto a delle ferite gravi. Una lesione
alla gamba, pertanto, era l'ultima cosa da augurarsi nel cuore di una notte tempestosa, su un'isola priva
di collegamenti con il resto del mondo.
Il capanno di metallo con il generatore si trovava direttamente al margine della propriet che si
affacciava sulla spiaggia libera, ed era recintato da una staccionata bianca ormai divelta.
Viktor ricordava benissimo la volta in cui aveva lavorato su quella staccionata per renderla
resistente alle intemperie. Era stata una faticaccia. Come prima cosa si doveva strofinare con la carta
vetrata il legno, che gi allora era tutto consumato, poi bisognava irrobustirlo con uno strato protettivo
e infine passargli sopra una mano di vernice bianca dall'odore disgustoso. E per ogni passaggio del
lavoro, lui aveva dovuto assistere suo padre. Oggi, dopo decenni di incuria, la staccionata cadeva a
pezzi, come del resto il generatore che Viktor sperava di riavviare.
Con il dorso della mano scosse via le gocce di pioggia dalla fronte e dagli occhi e si blocc.
Accidenti! Ancora prima di afferrare la maniglia di plastica crepata gli era venuto in mente. Le chiavi.
Le aveva dimenticate appese al gancio accanto alla cassetta di sicurezza in cantina. Maledizione!
Arrabbiato com'era, Viktor prese a calci la porta metallica, e sussult al fracasso che fece.
Non me ne frega niente. Tanto nessuno pu sentirmi qua fuori. Con questo tempo, poi.
Parlava di nuovo da solo e, nonostante la temperatura gelida, era madido di sudore. Abbass il
cappuccio. E tutto ci che lo circondava rallent. Fu sopraffatto da una sensazione irrazionale, come se
qualcuno avesse fermato il suo orologio interiore e il tempo si fosse arrestato. Nella realt dur solo la
frazione di un secondo. Ma improvvisamente Viktor riusciva a percepire gli avvenimenti intorno a lui
solo al rallentatore.
Nella sua mente cercavano di farsi strada tre elementi. Il primo era un rumore che poteva udire
solo ora che le sue orecchie non erano pi coperte dal cappuccio: il ronzio del generatore.
Come fa a ronzare se  bloccato?
Il secondo elemento era la luce. Viktor si gir e vide che la sua camera era illuminata.
L'abat-jour che qualche minuto prima che non era riuscito ad accendere, ora inondava la camera di una
luce soffusa.
E il terzo era una figura umana. Era nella sua stanza e guardava fuori dalla finestra. Proprio
nella sua direzione.
Anna?
Viktor scagli a terra la torcia e inizi a correre. Ma fu un errore. Era circa a met strada dalla
veranda quando la luce nella sua stanza si spense e tutto quanto circondava la casa fu riassorbito
dall'oscurit.
Viktor fu costretto a cercare la torcia nel punto in cui l'aveva gettata, prima che potesse tornare
verso la casa e salire di corsa i gradini dell'ingresso. In quel buio spaventoso, parzialmente rischiarato
dalla luce sempre pi fioca della torcia, vol su per le scale fino al primo piano e si precipit nella
camera. Nulla.
Col fiato corto illumin ogni centimetro della stanza. A parte la sedia in tek sotto la finestra, il
com antico accanto alla toeletta di Isabell, dove al momento aveva sistemato i suoi cd, e l'imponente
letto matrimoniale dei genitori, la stanza era vuota. Viktor non vide nessuno, neppure dopo aver acceso
la luce. Evidentemente il generatore aveva ricominciato a funzionare.
Ma si era bloccato davvero oppure no?
Si lasci cadere sul letto e prov a calmarsi e a riprendere il controllo della propria mente. Che
cosa gli succedeva? Forse non era in grado di reggere tutti quegli avvenimenti tremendi. Anna, Josy,
Sindbad. Pur essendo ammalato, era corso fuori di casa durante una tempesta. E tutto per mettere a
posto un generatore che lui credeva bloccato e che di colpo aveva ricominciato a funzionare. Infine si
era lanciato come un forsennato all'inseguimento di un fantasma.
Viktor si alz, gir intorno al letto e fiss sgomento il termometro della sveglia: 20,5.
Apparentemente era tutto nella norma.
Tutto tranne il mio cervello, pens scrollando il capo. Cosa mi sta succedendo?
Ritorn al piano di sotto per chiudere la porta.
Probabilmente si trattava di suggestione, colpa dell'incubo, della sparizione di Sindbad o del
raffreddore. Si calm e chiuse la porta di casa, per riaprirla quasi subito. Si chin e prese la chiave di
riserva da sotto il vaso di fiori. Meglio stare sicuri, pens. Dopo che ebbe controllato anche tutte le
finestre al piano terra, si sent molto pi tranquillo.
Torn a letto, mand gi un bel sorso di sciroppo per l'influenza e scivol per alcune ore in un
sonno agitato.
Quella notte il vento si attenne alle previsioni del meteo e continu a scagliare sulla piccola
isola raffiche sempre pi violente provenienti dal Mare del Nord. Sollev i flutti a diversi metri
d'altezza, infrangendoli con una forza cieca sulla costa, e con uguale impeto spazz via le dune di
sabbia. Le folate della tormenta spezzavano i rami degli alberi, facevano tremare gli infissi e
cancellavano ogni traccia dalla sabbia. Anche le piccole impronte femminili che dalla casa del dottor
Larenz si allontanavano nel buio.
26
Parkum, un giorno prima della verit
Erano da poco passate le otto, quando Viktor fu svegliato dallo squillo del telefono. Si trascin
a fatica di sotto e sollev il ricevitore, sperando che Isabell si fosse finalmente decisa a richiamarlo.
Ha trovato il mio messaggio?.
Anna.
S. Viktor si raschi la gola e starnut nuovamente. Ci vollero alcuni secondi prima che fosse
in grado di riprendere a parlare.
Ieri non mi sembrava il caso di disturbarla oltre, ma poi durante la notte ci ho riflettuto.
E magari hai deciso di andartene un po' in giro? Forse nella mia camera?
Adesso ho la forza necessaria per raccontarle la fine.
La fine di Josy.
Ottimo rispose Viktor con voce roca, sorpreso che questa volta Anna non avesse ancora
commentato il peggioramento del suo stato di salute.
Del resto quella mattina anche la voce di lei sembrava affaticata, ma poteva dipendere dalla
pessima qualit della comunicazione. Il telefono gracchiava come in una chiamata intercontinentale
degli anni Settanta.
Non vorrei disturbarla, ma preferirei parlarne adesso, al telefono. Oggi non mi sento
abbastanza bene da venire fin l. Tuttavia vorrei togliermi questo peso.
Certo.
Viktor abbass lo sguardo sui propri piedi nudi e si rammaric per non aver indossato almeno
una vestaglia e le ciabatte.
Le avevo gi detto, vero, che siamo dovute scappare dalla casa di Charlotte, il castello che si
trovava sull'isola?.
Per scappare dal male, cos aveva detto. S.
Viktor tir a s una piccola passatoia persiana che di solito stava sotto al divano. Perlomeno non
doveva pi restare a piedi nudi sul parquet.
Siamo entrate di corsa nell'auto e siamo partite per Amburgo. Non so perch stessimo
andando proprio l, Charlotte non me lo aveva detto. Si era limitata a fornirmi delle semplici
indicazioni stradali, che io ho seguito.
Che cosa  successo ad Amburgo?.
Siamo scese allo Hyatt, nella Mnckebergstrae. L'albergo l'ho dovuto cercare io. In passato
incontravo nel foyer dello Hyatt i miei agenti per concludere i contratti editoriali. Cos ho scelto
quell'albergo di lusso, perch speravo che il profumo elegante e raffinato che si respirava in tutto
l'atrio risvegliasse in me ricordi positivi.
Viktor annu. Anche lui aveva soggiornato spesso in alberghi a cinque stelle. Soprattutto nelle
suite extra lusso.
Purtroppo  accaduto il contrario. Ero sempre pi agitata e depressa. Non ero lucida. E poi
Charlotte stava diventando troppo fastidiosa. Non stava per niente bene. Continuava a rimproverarmi,
cos le ho dato ancora la sua medicina e, quando si  addormentata, ho cercato di lavorare.
Al romanzo?.
S. Se non volevo rimanere incastrata in quell'incubo, avrei dovuto scrivere la fine della storia.
O almeno cos credevo. Mi sono messa a pensare, e alla fine ho trovato una linea da seguire per i
capitoli successivi.
E qual era?.
Dovevo chiarire quale fosse l'origine della malattia di Charlotte, inserendo gli indizi che mi
aveva indicato fino a quel momento. Aveva detto che tutto aveva avuto inizio nel bungalow. Per cui ho
pensato di parlare della malattia di Charlotte in modo tale che i primi segni si manifestassero nella casa
nel bosco.
No, pens Viktor.  quando abbiamo contattato la guardia medica che tutto  cominciato, il
giorno di Santo Stefano. Non a Sacrow. A Schwanenwerder.
Ma poi ho capito che per Charlotte la parola inizio indicava tutt'altra cosa. Aveva voluto che
entrassi nel bungalow solo per verificare che non mancasse qualcosa.
La toeletta? Il televisore? Il poster del gruppo musicale?
Dovevo scoprire se c'era stato un cambiamento. E poi l dentro doveva essere accaduto
qualcosa di orribile. Cos orribile che Charlotte non osava neanche pi affacciarsi in quella casa. E
l'artefice di tutto questo doveva essere la persona che si trovava in quella stanza.
Viktor rimase in attesa, finch si rese conto che Anna non avrebbe proseguito senza un suo
incoraggiamento.
E quindi?.
Stava per dirle di non costringerlo ogni volta a intervenire, che poteva anche andare avanti da
sola, ma decise di rimanere calmo, per evitare che, come era gi successo le volte precedenti, lei
interrompesse il racconto al momento di una rivelazione.
Cos'ha scritto alla fine?.
Ancora non l'ha capito? La storia oramai  chiarissima.
E cio?.
Non ci arriva? Dopotutto  un analista. Provi a mettere in fila le cose.
Non faccio lo scrittore.
Non si metta anche lei a discutere come Charlotte disse Anna ridendo, ma Viktor non era in
vena di scherzi. Rest in silenzio in attesa di una risposta.
Era diventato il suo stato permanente da ormai quattro anni: rimanere in attesa. Con la paura.
Cercando le risposte. Nella sua testa aveva esaminato infinite possibilit. Aveva immaginato per la
figlia infinite morti diverse, e cos era morto lui stesso. Per questo motivo era convinto di essere
preparato a qualsiasi dolore. Ma non appena ud le parole di Anna, cap di essersi sbagliato.
Charlotte era stata avvelenata,  ovvio! disse lei.
A quella frase non era preparato. Viktor respirava a fatica, e solo grazie al freddo, che nel corso
della telefonata gli si era insinuato fin dentro le ossa, riusciva quasi a dominare la sensazione di orrore
che provava. Avrebbe voluto interrompere la conversazione, e correre al bagno del piano di sopra per
vomitare. Ma non ne aveva la forza.
Dottor Larenz?.
Doveva dire qualcosa, lo sapeva. Una cosa qualsiasi, perch Anna potesse ancora considerarlo
un analista imparziale, e non il padre della sua visione. Charlotte era una sua allucinazione. Un impulso
biochimico nel cervello di Anna.
Per guadagnare tempo decise di seguire la retorica standard di tutti gli psicologi.
Vada avanti.
Ma fu un errore. Perch le parole con le quali Anna prosegu si rivelarono insopportabili.
27
Avvelenata?. La voce del detective, che generalmente era rilassata e profonda, aveva assunto
una tonalit innaturale. Kai stava tornando da Schwanenwerder nel suo ufficio in centro a Berlino
quando Viktor lo aveva chiamato.
E da cosa l'avrebbe capito, questa Spiegel?.
Non ne ho idea. Ha imbastito una storia accettabile mettendo insieme i dati che aveva.
I dati? Vuoi dire le sue allucinazioni.
Si sent un colpo di clacson e Viktor immagin che Kai stesse viaggiando in autostrada senza
auricolare, come al solito.
S. Diceva che nel bungalow era accaduto qualcosa di molto grave, che avrebbe cambiato una
volta per tutte la vita di Josy....
Charlotte lo corresse Kai.
Certo, intendevo Charlotte. Ma facciamo finta per un secondo che si tratti davvero di mia
figlia. In questo caso Josephine dovrebbe aver vissuto qualcosa nel bungalow che l'ha scioccata.
Qualcosa di orribile.  stato quello il fattore scatenante.
Per cosa? Perch qualcuno decidesse di avvelenarla?.
S.
E chi, se posso saperlo?.
Josy.
Ripetilo!.
Il rumore di fondo si attenu. Kai doveva essersi fermato con la macchina.
La stessa Josy. Si sarebbe avvelenata da sola. Questo  quello che pensa Anna. L'esperienza
dev'essere stata cos spaventosa da decidere di avvelenarsi. A piccole dosi, in modo tale che i medici
non se ne potessero accorgere.
Un momento. Ma cosa stai dicendo? E perch poi, Santo Cielo?.
Tu non sei uno psichiatra, ma forse hai sentito parlare della sindrome di Mnchausen.
Intendi quella dei bugiardi patologici?.
Non esattamente. Chi soffre della sindrome di Mnchausen si autoinfligge dei danni per far s
che gli altri si prendano cura di lui. Sa benissimo che se si ammala, attirer maggiore attenzione su di
s.
E si avvelena da sola per questo? Per ricevere visite mentre  ammalata?.
Che portano regali e cose buone, e che curano e compatiscono il finto malato. Proprio cos.
In effetti  ammalato.
Alcuni lo sono molto gravemente. In genere i pazienti Mnchausen sanno recitare molto bene,
per cui  difficilissimo curarli. Riescono a fingere di soffrire delle peggiori patologie, tanto da
ingannare persino i migliori medici e psicologi. Invece di occuparsi della vera malattia, e cio del
disturbo psichico, questi pazienti vengono curati per i loro sintomi apparenti. O reali, come nel caso in
cui il finto malato beve del diserbante per rendere realistici i suoi disturbi gastrici.
Aspetta un momento, tu... non crederai veramente che tua figlia.,.. mio Dio Viktor, aveva solo
undici anni quando la sua malattia  iniziata!.
O l'avvelenamento. Non so pi neanche io che cosa credere. Mi lascio convincere dalle
fantasie di una psicopatica. Come puoi vedere, accetterei qualsiasi spiegazione che porti un po' di luce
nel capitolo pi cupo della mia vita. S, questa sarebbe una risposta accettabile. La prima risposta avuta,
se non altro, per quanto terribile.
Okay. Scordiamoci per un attimo che tutto quello che stiamo facendo qui  una follia.
Kai era di nuovo in marcia.
Facciamo che questa Anna stia davvero parlando di Josy. E che abbia ragione a dire che tua
figlia si sia avvelenata da sola. Ora per dobbiamo chiederci: cosa avrebbe usato? E non venirmi a dire
che una ragazzina di dodici anni sappia quale sostanza procuri la morte nell'arco di quasi un anno e
senza che nessun medico possa scoprirla.
Non lo so neanche io. Ma ora ascoltami. Non me ne importa nulla che la storia di Anna
aderisca perfettamente alla realt o che abbia senso in assoluto. Voglio solo scoprire se  in qualche
modo riconducibile alla scomparsa di mia figlia. E, ancora una volta, ti prego di darmi una mano.
Certo.  ovvio che ti aiuto, tanto pi che anch'io ho trovato qualcosa d'importante.
I filmati?.
Viktor sentiva il proprio sudore scorrere lungo la schiena e non sapeva se dipendesse dalla
paura o dall'influenza.
S. Ho svolto l'ultimo incarico che mi hai affidato e ho preso dalla cassaforte della tua villa i
cd con le registrazioni delle telecamere. E adesso tieniti forte.
Sono spariti?.
No. Ma quelli relativi alla prima settimana sono stati cancellati.
Non  possibile, avevano una protezione, non si possono cancellare. Possono essere distrutti,
ma non cancellati.
Tuttavia  cos. Li ho presi ieri dalla cassaforte e li ho esaminati io stesso questa mattina. Sono
vuoti.
Tutti?
No.  questa la cosa interessante. Solo quelli relativi alla prima settimana. Sono appena stato
alla villa per controllare se per caso mi fossero sfuggite delle altre copie.
Per non cadere Viktor dovette aggrapparsi alla mensola del camino.
E quindi? Cosa ne pensi? chiese al detective. Continui a credere che non ci sia nessun
rapporto? Che si tratti solo di una coincidenza?.
No, ma....
Nessun ma.  la prima traccia dopo quattro anni. Di certo non intendo lasciarmela scappare.
Nemmeno io. Ma c' una cosa che devi sapere.
E sarebbe?.
Si tratta di Anna Spiegel.
In che senso?.
C' qualcosa che non mi torna.
Ma dai....
Non hai capito: abbiamo controllato a fondo tutti i dati che mi hai fornito.
E...?
Niente.
Cosa intendi?.
Non ho trovato nulla su questa donna. Nulla.
E non  una buona cosa?.
No. Non lo  affatto. Perch significherebbe che questa don na non esiste.
Che cosa vuoi dire?.
Quello che ho detto: non esiste nessuna scrittrice con questo nome. Tanto meno di successo.
Neppure in Giappone. Non ha abitato a Berlino, non esiste nessun padre ex impiegato nelle forze
alleate. Non  mai vissuta neppure a Steglitz.
Dannazione. Hai anche controllato il suo ricovero in clinica?.
In clinica per ora sono impenetrabili. Non ho ancora avuto il tempo per trovare qualcuno,
all'interno di quella clinica di lusso, che sia disposto per un po' di soldi a infrangere il segreto
professionale. Ma ci sto provando. Il prossimo passo  quello di telefonare a van Druisen.
No.
Che cosa vuol dire no?.
Lascia fare a me. Sono un medico. Posso arrivare a ottenere delle informazioni pi
velocemente della tua squadra, sia da van Druisen che in clinica. Tu per favore dai ancora un'occhiata
alla camera di Josy. Lo sai che non ci abbiamo pi messo piede dal giorno della sua scomparsa. Forse l
potresti riuscire a trovare qualche indizio.
Del veleno? Delle pillole?
Viktor non ebbe bisogno di dire a Kai cosa doveva cercare.
Okay.
Verifica anche se all'hotel Hyatt di Amburgo si ricordano di una donna bionda e di una
bambina malata che nell'inverno di quattro anni fa hanno preso una stanza per qualche tempo.
Perch?.
Tu fallo.
Ma dopo quattro anni? Sarebbe gi tanto trovare ancora qualcuno che all'epoca lavorava l.
Fallo.
D'accordo. Ma anch'io un favore da chiederti.
Cio?.
Fai attenzione. Non incontrarla pi. Non far entrare Anna Spiegel in casa tua. Almeno finch
non avremo scoperto chi  veramente. Potrebbe essere pericolosa.
Vedremo.
Sto parlando sul serio. Il patto  questo: io eseguo l'incarico, ma tu ti tieni alla larga da questa
donna.
D'accordo, ci prover.
Nel momento in cui riattacc il telefono, Viktor riusciva a pensare un'unica cosa:
Fai attenzione. Quella donna  pericolosa.
Nel giro di ventiquattr'ore aveva udito le stesse parole da due diverse persone. E lentamente
stava cominciando a crederlo anche lui.
28
Risponde la Parkklinik Dahlem. Sono Karin Vogt, in che cosa posso aiutarla?.
Buongiorno, mi chiamo Viktor Larenz. Dottor Viktor Larenz. Ho in cura una vostra vecchia
paziente. Vorrei parlare con il collega che se n' occupato prima di me.
Come si chiama il collega? domand Karin con voce flautata.
Ecco, c' un piccolo problema. Non lo so. Posso indicarle solamente il nome della paziente.
In questo caso sono desolata, signore. Lo sapr bene anche lei, i dati dei pazienti sono
strettamente confidenziali e protetti dal segreto professionale. E questo riguarda anche il nome del
medico che li ha in cura. Ma se si tratta di una sua paziente, perch non lo domanda direttamente a
lei?.
Perch non ho idea di dove sia finita. Perch non voglio che sappia delle mie ricerche. Perch
forse ha rapito lei la mia bambina.
Viktor opt per una risposta che non destasse sospetti.
Perch la malattia le impedisce di rispondere.
Allora pu consultare la cartella clinica di trasferimento, dottor Larenz.
Il tono era gi meno flautato.
Non c' nessuna cartella di trasferimento.  stata lei a venire da me. Senta, apprezzo davvero
molto che lei voglia proteggere la sfera privata della vostra paziente. E non voglio certo impedirle di
svolgere il suo lavoro. Avrei solo un piccolo favore da chiederle. Potrebbe semplicemente controllare
sul terminale se trova il nome che le dir? Se lo trova, mi passi direttamente il reparto in cui era
ricoverata. In questo modo lei non infranger il segreto professionale e allo stesso tempo aiuter me e la
mia paziente.
Viktor aveva la sensazione di vedere la segretaria all'accettazione della clinica mentre
nell'indecisione scuoteva la testa ben pettinata.
La prego la supplic Viktor sorridendo. Evidentemente il suo atteggiamento cordiale ottenne
l'effetto sperato. Sent la segretaria battere sulla tastiera del computer.
Mi dice il nome?.
Spiegel, Anna Spiegel.
Il ticchettio sulla tastiera cess bruscamente; la cortesia era completamente svanita dalla sua
voce.
 solo un brutto scherzo o cosa?.
Perch?.
E dopo chi dovrei cercare? Elvis Presley?.
Mi scusi, non capisco.
Mi stia a sentire.... La donna all'altro capo del telefono sbuff furiosa nel microfono. Se si
tratta di uno scherzo, allora  veramente di cattivo gusto. E devo avvisarla che  vietato dalla legge
registrare le telefonate senza il consenso.
Viktor non riusciva a spiegarsi cosa stesse accadendo, e decise di rispondere a tono. Ora lasci
parlare me. Sono il dottor Viktor Larenz, e di certo non perdo il mio tempo a fare degli scherzi
telefonici. Se non mi fornir subito una spiegazione ragionevole, mi lamenter direttamente con il
professar Malzius per il suo comportamento, la prossima volta che giocher con lui a golf.
Naturalmente aveva bleffato, in quanto Viktor detestava sia il professor Malzius sia il golf, ma
la bugia sort l'effetto desiderato.
Va bene, mi spiace se sono stata scortese, dottor Larenz, ma la sua domanda  macabra.
Sopratutto per me.
Macabra? Che cosa c' di macabro se chiedo notizie sulla signora Spiegel?.
Perch sono io che l'ho trovata. Non lo ha letto sui giornali?.
Trovata?
E dove?.
Era distesa sul pavimento.  stato tremendo. La prego, ora devo davvero chiudere. Ci sono
altre tre chiamate in attesa.
Cosa vuole dire con:  stato tremendo?. Viktor cercava disperatamente di dare un senso
logico a ci aveva udito, ma al momento non era in grado di farlo.
Be', lei come descriverebbe una donna soffocata nel proprio sangue?.
Morta? Anna era morta? Ma come poteva essere?
Ma  assurdo. Anna era qui ieri. A casa mia.
Ieri?  assolutamente impossibile. Ho trovato Anna un anno fa nella stanza delle infermiere,
quando sono entrata per sostituirla. Ma oramai ogni soccorso era inutile.
Un anno fa? Sostituirla? Nella stanza delle infermiere?
E come mai una paziente si trovava nella stanza delle infermiere?.
Di tutte le domande delle quali Viktor avrebbe voluto ricevere contemporaneamente le risposte,
fu questa la prima a spuntarla.
E va bene, anche se temo che lei mi stia prendendo in giro. Anna non era una paziente. Era una
studentessa ed era qui da noi come tirocinante. E ora  morta. Ma io sono viva, e ora dovrei continuare
a fare il mio lavoro.  tutto chiaro?.
S.
No, proprio per niente.
Ancora una domanda, la prego. Quale fu la causa? Come mor Anna Spiegel?.
Avvelenata. Anna Spiegel fu avvelenata.
La cornetta gli cadde dalle mani e Viktor osserv il mare fuori dalla finestra. A ogni minuto che
passava tutto diventava sempre pi contorto e oscuro.
Come il cielo gonfio di pioggia sopra Parkum.
29
Dalla nausea, dalla diarrea e infine anche dai disturbi alla vista, Viktor avrebbe dovuto capire
che non si trattava di una semplice influenza. Nessuno dei rimedi tradizionali - n l'Aspirina C, n lo
spray per la gola alla camomilla - otteneva il solito effetto benefico. Persino il t Assam, che in passato
gli aveva sempre calmato il mal di gola, adesso sembrava avere l'effetto contrario. A ogni tazza
diventava pi amaro, come se Viktor avesse lasciato troppo a lungo le foglie nella teiera.
L'inizio della fine cominci con la penultima visita di Anna. Arriv senza preavviso verso
mezzogiorno, strappandolo a un sonno febbricitante.
Non si sente ancora bene? fu la prima cosa che gli disse quando lui arranc fino alla porta in
accappatoio. Viktor non sapeva per quanto tempo Anna avesse bussato, aspettando davanti alla porta
che le aprisse. A un certo punto si era accorto che il martello pneumatico del suo sogno in realt era il
forte picchiare del battente sulla porta della casa di Parkum.
Non tanto. Ma non avevamo detto che ci saremmo visti questa sera?.
S, ha ragione, mi perdoni. Ma non intendo entrare, volevo solo darle questo.
Viktor si accorse che Anna teneva qualcosa tra le mani e apr un po' di pi la porta. L'aspetto
della donna lo spavent. Era profondamente cambiata e non appariva pi affascinante come durante gli
incontri precedenti. I capelli non erano pi pettinati accuratamente, la camicia sembrava leggermente
stropicciata. E gli occhi vagavano intorno irrequieti, mentre le lunghe dita affusolate tamburellavano
nervosamente su una busta marrone che teneva con tutt'e due le mani.
Che cos' quella?.
La fine della storia. Sono gli ultimi dieci capitoli, esattamente come li ho vissuti con Charlotte.
Li ho scritti per lei questa mattina, quando non riuscivo a dormire.
E quando? Prima che parlassimo? Dopo che ti sei introdotta in casa mia?
Anna accarezzava la busta come se si trattasse di un pacchetto regalo.
Viktor era incerto. Una voce dentro di lui gli suggeriva di non lasciarla entrare in casa sua.
Quella donna  pericolosa.
Tutto ci che sapeva rivelava che questa donna non era colei che diceva di essere. Aveva pur
sempre rubato l'identit a una tirocinante morta soffocata. D'altra parte, Viktor aveva nelle mani la
chiave per conoscere il destino di Josy. Poteva pregarla di entrare e farle finalmente tutte le domande
che lo stavano facendo impazzire.
Come si chiamava veramente. Quale fosse questo conto aperto tra di loro.
E cos non avrebbe corso il rischio di non poter pi sapere la fine della sua storia su Charlotte.
Aspetti!.
Viktor aveva deciso e apr la porta. Venga un attimo dentro per riscaldarsi.
Grazie!. Anna si scroll la pioggia dai capelli biondi ed entr al caldo.
Viktor la fece andare avanti mentre si dirigevano in salotto e si ferm vicino al com. Apr il
cassetto dove aveva nascosto il pacchettino di Halberstaedt, pass le dita sulla carta stropicciata e liber
la scatola dal grosso spago chiaro.
Potrei avere un t?.
Viktor sobbalz e lasci ricadere subito il pacchetto, quando vide che Anna stava sulla soglia.
Si era tolta il cappotto e indossava una gonna-pantalone nera con una camicetta azzurra, le cui
estremit erano annodate in vita.
Certo. Prese un fazzoletto dal cassetto e richiuse il com. Se Anna aveva notato il pacchetto,
non lo diede a vedere. Viktor le disse di aspettarlo in salotto e la raggiunse dopo qualche minuto con
una teiera mezza piena. Si sentiva cos stanco che persino l'idea di portare una teiera pesante dalla
cucina fino al salotto gli era sembrata una fatica spropositata.
Grazie.
Anna non chiese nulla a Viktor sulla sua salute, e non si meravigli neppure delle gocce di
sudore sulla sua fronte, che il dottore dovette tamponare con il fazzoletto prima di accomodarsi
lentamente alla scrivania.
Adesso me ne devo andare disse Anna appena lui si fu accomodato sulla sedia.
Ma non ha neanche bevuto il suo t.
Nel frattempo sfil il primo foglio dalla busta per leggere il titolo: La traversata.
Not subito che Anna aveva utilizzato una stampante laser. Evidentemente aveva con s un
computer portatile e Trudi, la proprietaria della locanda, le aveva permesso di utilizzare la stampante
dell'ufficio dell'Ankerhof.
Sul serio, adesso devo davvero andare. Mi scusi.
Va bene. Lo legger pi tardi. Con mani incerte Viktor spinse di nuovo il foglio nella busta.
Ma prima che vada via, vorrei chiederle una cosa riguardo a ieri.... Non fin la frase perch la sua
attenzione fu catturata da Anna.
Fissava nervosamente il soffitto e stringeva i pugni. Si era definitivamente trasformata.
Qualcosa dentro di lei sembrava scuoterla e voleva salire in superficie. Viktor prov l'impulso violento
di chiederle della notte precedente. Se era stata l. E perch aveva mentito sul suo nome. Ma in quel
momento, nello stato in cui si trovava Anna, aveva paura di agitarla maggiormente. Sebbene quelle
domande fossero pressanti, restava pur sempre una sua paziente.
Non voleva provocarle una crisi proprio in quel momento. E il medico che era in lui lo obblig
ad affrontare il vero motivo che l'aveva portata da lui: la schizofrenia.
Quanto tempo ci resta? le domand dolcemente.
Prima del mio attacco?.
S.
Una giornata intera? Dodici ore? Non saprei. I primi sintomi sono gi apparsi rispose lei con
voce debole.
I colori?.
S. Da un momento all'altro tutto mi sembra pi vivido su quest'isola. Gli alberi sembrano
dipinti con la lacca, il mare  di un nero profondo e brillante. Nonostante la pioggia, i colori sono cos
intensi e sfolgoranti che non voglio pi chiudere gli occhi. E non solo. L'odore. Percepisco molto pi
forte l'odore salato della schiuma del mare. L'isola  avvolta da un profumo meraviglioso e solo io
sono in grado di avvertirlo.
Viktor lo aveva gi capito e non era contento. Forse Anna era pericolosa. Ma di certo era molto
malata. Di l a poco si sarebbe trovato con una paziente nel mezzo di una crisi schizofrenica. Solo su
quell'isola sperduta.
Le sente gi le voci?.
Anna fece cenno di no con la testa. No, ma manca molto poco. Sono il classico caso di
schizofrenia. Prima i colori, poi le voci e infine le visioni. Ma almeno questa volta non devo
preoccuparmi che durante la crisi in arrivo Charlotte torni a tormentarmi.
Perch lo dice?.
Perch Charlotte non torner mai pi. Non torner mai pi.
Cosa  che la rende cos sicura?.
Legga quello che ho scritto e poi....
Viktor non riusc a sentire le sue ultime parole, perch il telefono cominci a squillare e Anna
non prosegu il discorso.
Cosa  accaduto a Charlotte? domand lui imperterrito.
Risponda, dottor Larenz. Ormai ci sono abituata. La chiamano sempre durante le nostre sedute
quando sono da lei. E poi me ne vorrei andare al pi presto.
No, non  il momento. Non posso lasciare che se ne vada in questo stato. Sta per avere una
crisi, e io devo aiutarla.
E io ho bisogno di saperlo. Che cosa  successo a Charlotte?
Aspetti almeno che abbia finito di parlare al telefono la supplic Viktor. Anna continuava a
guardare il pavimento e si stuzzicava l'unghia del pollice destro con l'indice. Viktor not sulle sue dita
i segni evidenti di quella reazione nervosa.
E va bene, resto acconsent la donna. Ma la prego di far cessare questo suono straziante.
30
Viktor and a rispondere in cucina.
Finalmente. Ascolta,  successa una cosa pazzesca! esplose Kai impaziente.
Aspetta sussurr Viktor, posando la cornetta sul bancone da lavoro accanto al lavandino. Poi
si tolse le pantofole e scivol scalzo in corridoio, fingendo di essere ancora al telefono.
S, s... mmh. Va bene... Lo far.
Sbirci attraverso lo spiraglio della porta e vide con soddisfazione che Anna non si era
allontanata.
Okay. Che cosa  successo? domand quando fu tornato in cucina.
Lei  di nuovo l?.
S.
Ma non avevamo fatto un accordo?.
 arrivata qui all'improvviso. Non potevo cacciarla via con l'uragano che sta impazzando qui
fuori. Allora? Perch mi chiami?.
Oggi mi  arrivato un fax in ufficio.
Da parte di chi?.
Non ne sono davvero sicuro. Ma penso che dovresti vederlo tu stesso.
Che vuoi dire? Che cosa c' scritto?.
Nulla.
Hai ricevuto un fax vuoto?  questo che cerchi di dirmi?.
Niente affatto, non ho detto che  vuoto. Si tratta di un disegno.
Un disegno? E perch dovrei avere voglia di vederlo?.
Perch secondo me  opera di tua figlia. Credo che l'abbia fatto Josy.
Viktor dovette sostenersi al frigorifero e chiuse gli occhi.
Quando?.
Intendi il fax?.
S. Quando  arrivato?.
Neanche un'ora fa. Ed  stato spedito sul mio numero privato. Lo conoscono poche persone, a
parte te.
Viktor tir un profondo sospiro prima di tossire per l'ennesima volta.
Non so che cosa pensare, Kai.
Per caso l a Parkum hai un fax?.
S,  nel salotto.
Bene. Te lo invio tra dieci minuti. Nel frattempo tu manda via Anna. Pi tardi ti chiamo per
sapere cosa ne pensi.
Viktor diede il numero del fax di Parkum a Kai e riattacc.
Quando usc dalla cucina e fu in corridoio, not che la porta del salotto era chiusa. Maledizione.
Imprec in silenzio e temette il peggio. Se l' filata di nuovo? Rapidamente apr la porta e si accorse
con sollievo che si era sbagliato. Anna. Era in piedi davanti alla scrivania e gli volgeva le spalle.
Eccomi cerc di dire, ma oltre al dolore non ottenne alcun suono dalla sua gola.
E poi il sollievo si trasform in terrore. Anna non si era accorta del suo ritorno e non si volt
verso di lui. Stava invece sciogliendo furtivamente una polverina bianca dentro il t di Viktor.
31
Esca immediatamente da casa mia!.
Anna si volt piano e guard Viktor con aria interrogativa.
Mio Dio, dottore, mi ha fatto prendere un bello spavento. Che cosa le  preso?.
Dovrei essere io a farle questa domanda.  da un po' di giorni che mi domando come mai il
mio t abbia un sapore tanto strano. E da quando lei  arrivata su quest'isola, io peggioro di ora in ora.
E adesso so anche il motivo.
Santo Cielo, dottor Larenz. Si sieda. Lei  davvero fuori di s.
E ne ho tutte le ragioni. Che cos' quello che mi ha versato nel t?.
Come?.
Che cos'? url Larenz. La sua voce si incresp, e ogni parola gli bruciava in gola.
Non si renda ridicolo gli rispose lei tranquillamente.
CHE COS'? grid ancora pi forte.
Paracetamolo.
Para....
S, il farmaco per i sintomi del raffreddore. Guardi qui. Dovrebbe immaginarlo. Dopo la storia
di Charlotte lo porto sempre con me. Apr la costosa borsetta grigio scuro.
Ha un aspetto terribile, perci pensavo di aiutarla in qualche modo. Naturalmente pensavo di
avvertirla prima che bevesse. Per carit, ha forse creduto che volessi avvelenarla?.
Viktor non sapeva pi a cosa credere.
Sindbad era scomparso. Lui aveva la febbre, la diarrea e i brividi. Tutti i sintomi di
un'influenza. O di un avvelenamento. E i suoi medicinali non lo guarivano.
Inoltre due persone lo avevano ripetutamente messo in guardia nei confronti di quella donna.
Stai attento.  pericolosa.
Pensa forse che voglia suicidarmi anch'io? domand Anna. Ecco. Ne ho versato un po'
anche nel mio t, perch neppure io oggi mi sento tanto bene. E ne ho gi mandata gi una bella
sorsata.
Viktor guard Anna con sguardo attonito, e nella sua agitazione non trov le parole giuste per
ribattere.
Non so pi cosa pensare brontol. Non so neppure se sia stata lei ieri notte a introdursi
furtivamente in casa mia. Non so davvero perch abbia chiesto un'arma all'emporio dell'isola e poi
abbia comprato un coltello e del filo di nylon. E ignoro i motivi per i quali dovremmo avere un conto in
sospeso.
Si accorse immediatamente di quanto le sue parole suonassero confuse, sebbene avesse posto
solo delle domande precise. Santo Cielo, non so neanche chi  lei veramente!.
E io non capisco che cosa voglia da me, dottor Larenz. Cosa vuole dire? Di quale conto in
sospeso sta parlando?.
Non saprei. Quello che secondo lei io dovrei pagare con il sangue. Lo ha detto a Michael
Burg.
Non avr mica la febbre?.
S, ho la febbre, pens. E ne ho appena scoperta la causa.
Non ho mai scambiato una sola parola con Michael Burg, quando mi ha traghettata da Styl.
Ora stava urlando anche lei. Non so veramente di cosa stia parlando. Anna si alz, lisciandosi la
gonna pantalone.
L'ennesima bugia. Di Anna o di Halberstaedt.
Ma se  questo quello che pensa di me, allora dubito che la nostra terapia abbia ancora un
senso.
Era la prima volta che Viktor vedeva la sua paziente fuori di s.
Anna afferr cappotto e borsetta e gli sfrecci davanti come una furia. Non era ancora arrivata
in corridoio che torn indietro. E senza dargli il tempo di reagire, fece la cosa che pi lo avrebbe
danneggiato.
Prese la busta marrone dalla scrivania e la scagli nel camino, dove inizi a bruciare all'istante.
No.
Si sarebbe voluto lanciare a prenderla, ma all'improvviso non aveva neanche la forza di fare un
passo.
Dal momento che i nostri colloqui finiscono qui, anche questo non le servir pi.
Aspetti un momento! le grid, ma Anna non si gir e uscendo sbatt la porta.
Era andata via. E con lei svaniva la speranza di scoprire finalmente la verit su Josy. Si era
trasformata in fumo fra le fiamme e lentamente veniva inghiottita dalla cappa del camino.
32
Viktor cerc di trattenere un gemito mentre si lasciava cadere sul divano.
Cos'era successo? Cosa stava accadendo su quell'isola?
Si rannicchi e pieg le ginocchia fino al mento.
Cielo.
Era nuovamente scosso da brividi di freddo.
Che cosa mi  preso? Ora non potr pi sapere nulla su Josy.
Stava cercando di avvelenarti, disse una vocina dentro di lui. Era paracetamolo, obiett il suo
senso di colpa.
Dovette aspettare che i brividi si attenuassero prima di rimettersi in piedi.
Quando infine prese le due tazze con il t ormai tiepido e le mise su un vassoio per portarle in
cucina, le fiss perplesso. Era cos distratto che inciamp nella soglia e gett tutto sul pavimento. Ora i
suoi sospetti sarebbero rimasti tali. Ma era certo di ci che aveva visto prima che il t si rovesciasse
sulle assi.
Le tazze. Entrambe erano piene fino all'orlo. Avrebbe potuto scommettere che Anna non si
fosse neppure bagnata le labbra con quel t.
Prima ancora che riuscisse a raggiungere la cucina per prendere uno straccio e asciugare il
pavimento, ud il ronzio e il cigolio del vecchio fax.
Lasci il vassoio e i frammenti delle tazze dov'erano e torn in salotto. Ma gi mentre
raggiungeva il fax cap che c'era qualcosa che non tornava.
Prese il foglio che era uscito dall'apparecchio e lo avvicin alla lampada. Poteva osservarlo in
tutti i modi possibili. Ma neanche con un microscopio avrebbe visto qualcosa di pi. Su quel foglio non
c'era niente. Nessuna figura. Nessun disegno di sua figlia. Soltanto una lunga striscia scura.
33
Quando Halberstaedt gli diede la terribile notizia, Viktor era cos esausto che non sapeva pi
neppure il proprio numero di telefono. Figuriamoci quello di Kai. Il detective non si era attenuto agli
accordi. Dopo venti minuti non si era ancora fatto sentire, come invece aveva promesso, e Viktor
avrebbe voluto chiamarlo, ma la febbre ormai alta doveva avergli annebbiato anche la memoria.
Sembrava che qualcuno avesse versato tutti i dati e gli indirizzi registrati nel suo cervello per formare
una brodaglia di numeri e lettere che, a ogni passo, sciabordava avanti e indietro. Perci non era stato
in grado di comunicare a Kai che c'era stato un errore nell'invio del fax.
Ma quello era diventato il suo problema minore. Perch la paura del veleno lo aveva
letteralmente gettato nel panico. La schiena gli prudeva come dopo un'insolazione e l'emicrania si era
trasferita dalla nuca in tutta la scatola cranica, fino a raggiungere le tempie. Sull'isola lui era l'unico
medico. E con il vento furioso che soffiava dal mare, persino un elicottero delle forze armate sarebbe
venuto solamente in caso di assoluta emergenza. Ma Viktor non sapeva se la sua fosse veramente
un'emergenza. Anna aveva detto la verit? O aveva mentito e lo aveva avvelenato a sua insaputa in
quegli ultimi giorni?
Come Charlotte? O Josy?
Ma pi che altro, avrebbe potuto farlo davvero? Viktor decise di far passare qualche ora. Non
era sua intenzione mettere a repentaglio la vita dei medici del soccorso in quella tempesta spaventosa.
Probabilmente alla fine sarebbe emerso che il loro elicottero era precipitato durante quell'uragano solo
a causa di una semplice influenza. E per fortuna aveva abbastanza medicinali per curare gli
avvelenamenti, che prese insieme a forti antibiotici.
Pi tardi Viktor pens che quella condizione fisica cos anomala fosse la migliore per accogliere
la terribile notizia da parte di Halberstaedt. L'influenza e gli effetti collaterali delle medicine avevano
talmente annebbiato il suo cervello, che non fu in grado di reagire in modo adeguato alla scena di morte
a cui dovette assistere sulla propria veranda.
Sono spiacente, dottore esord il sindaco. Teneva con entrambe le mani un cappello nero che
rigirava con le dita.
Viktor barcoll quando si avvicin al suo cane morto.
Ho trovato Sindbad alle spalle dell'Ankerhof, vicino a un cassonetto.
Le frasi del sindaco gli arrivavano attutite, come se avessero dovuto attraversare un sipario
prima di raggiungerlo. Si chin ad accarezzare ci che restava del suo golden retriever. Chiunque si
sarebbe accorto che quel cane era stato seviziato a morte. Due zampe, la mascella e probabilmente
anche la spina dorsale erano spezzate.
Lo sa chi alloggia l?.
Cosa dice?. Viktor si asciug le lacrime e torn a guardare il sindaco. Sindbad era stato anche
strangolato. Un filo di nylon gli circondava il collo, lasciando un segno evidente sul pelo dell'animale.
Si tratta di quella donna. Alloggia all'Ankerhof. E se vuole sapere come la penso, anche questa
 opera sua.
La prima reazione di Viktor sarebbe stata quella di dargli ragione, e avrebbe voluto chiedergli di
aspettarlo mentre andava a recuperare la pistola per ucciderla. Ma si costrinse subito a riprendere il
controllo della propria ragione.
Senta, al momento non posso esprimermi. Specialmente riguardo al comportamento della mia
paziente.
Quella donna  pericolosa. Il filo di nylon.
 ancora una sua paziente? Mi sembra di averla vista uscire dalla sua casa completamente
fuori di s e tornare in paese piangendo.
Anche questo non la riguarda rispose Viktor irritato con la voce che diventava sempre pi
debole.
Halberstaedt alz le mani.
D'accordo, dottore. Non si agiti. Sbaglio o lei non si sente affatto bene?.
Lei dice? E questo la sorprende?.
In effetti s. Non sembra che le sia stato solo ucciso il cane. Posso esserle utile in qualche
maniera?.
No. Viktor fiss nuovamente il cane torturato. Solo adesso not che aveva delle ferite
all'addome. Dei tagli profondi.
Come quelli di un coltellaccio.
In effetti, s. C' una cosa che potrebbe fare per aiutarmi. Viktor si alz in piedi. Posso
chiederle di seppellire Sindbad? Io non ce la farei. N psicologicamente, n fisicamente.
Non c' problema. Halberstaedt si mise in testa il cappello, e con l'indice diede un lieve
colpo alla visiera. So bene dov' la pala, dottore aggiunse, guardando dietro di lui, verso il capanno
degli attrezzi.
Ma prima c' ancora una cosa che devo mostrarle. Forse capir finalmente la gravit della
situazione.
Cosa c' ancora?.
Guardi qui. Halberstaedt gli pass un foglietto di un verde sbiadito. Sporco di sangue.
Era nella bocca di Sindbad, quando l'ho trovato.
Viktor lo distese.
Ma sembrerebbe un...?.
S.  un estratto conto. E se non erro  il suo.
Viktor raschi via del sangue che stava nell'angolo in alto a destra e riusc a leggere quello che
in effetti era il nome della sua banca. Era un estratto conto dell'istituto in cui lui e Isabell tenevano i
loro risparmi.
Lo guardi bene gli sugger Halberstaedt.
In altro a sinistra c'erano la data e il numero del conto.
Ma  di oggi!.
Cos pare.
Com' possibile? si chiese Viktor. L sull'isola non c'erano sportelli di quella banca per
stampare l'estratto conto. Ma il vero panico lo assal quando guard il saldo.
Fino a due giorni prima sul conto c'erano ben 450.322 euro.
Ma qualcuno, da meno di ventiquattr'ore, aveva prelevato l'intera somma.
34
Oggi, stanza 1245. Clinica di Wedding
 da quel momento che inizi a pensare a Isabell?. Il dottor Roth, andando contro il
regolamento, aveva acceso una sigaretta e lasciava che Viktor, tra una frase e l'altra, tirasse qualche
boccata.
Esatto. Ma l'idea che Isabell potesse avere qualcosa a che fare con quella storia era
terrificante, per cui allontanai subito quel pensiero.
Lei era la sola ad avere accesso al conto?.
S. Poteva utilizzare tutti i miei conti. Se non si trattava di un errore della banca, era stata
Isabell a prelevare quel denaro. Almeno cos credevo.
Si sent il trillo del cercapersone del dottor Roth, ma questa volta lui lo spense senza muoversi
dalla stanza.
Non vuole andare?.
Non  importante.
 sua moglie? scherz Viktor, ma Roth rest serio.
Parliamo piuttosto della sua, di moglie, dottore. Perch non chiese a Kai di controllare le
mosse di Isabell?.
Si ricorda la storia dei diari di Hitler? chiese Viktor invece di rispondere. Le falsificazioni
che lo Stern ha scoperto?. S.
Diversi anni fa parlai con un giornalista che a quei tempi scriveva per quella testata e si trov
invischiato nello scandalo.
Dove vuole arrivare?.
Be', ci eravamo conosciuti durante un talk-show dove dovevo comparire come ospite.
Inizialmente era restio a parlare dello scandalo, ma dopo le riprese dello spettacolo un paio di birre nel
bar della stazione televisiva lo convinsero a raccontarmi com'era andata la faccenda. E mi raccont una
cosa che non potr mai dimenticare.
Cio?.
Ecco quello che disse: Avevamo attirato cos tanto l'attenzione con la storia dei diari, che
oramai non potevano pi essere falsi. Per questo non cercammo mai le prove per verificare se lo
fossero. Andammo alla ricerca solo di quegli indizi con i quali si poteva dimostrare che quei libri erano
autentici.
E questo cosa significa?.
Per ci che riguardava Isabell, per me era come con i diari di Hitler: ci che non deve essere
falso, non  falso.
 per questo che non fece nessuna indagine?.
No, la feci. Ma non fu il mio pensiero pi immediato. Dovevo prima fare delle altre cose.
Viktor fece un altro tiro dalla sigaretta che il dottor Roth gli stava offrendo.
Dovevo prima riuscire a lasciare l'isola vivo.
35
Aiutami!.
Un'unica parola. E innanzitutto si sorprese notando che, per la prima volta, Anna gli aveva dato
del tu.
L'orizzonte incombeva sulla casa, sempre pi pressante. Un denso strato di nuvole nere
sovrastava l'isola e si spingeva incessantemente verso di lui, come un muro di cemento. Quando Viktor
era uscito da sotto le coperte per vedere chi stava battendo cos violentemente alla porta, il servizio
meteorologico marino annunciava un vento di forza 10-11. Ma lui non percepiva quella violenza della
natura: qualche minuto prima aveva ingoiato un forte sonnifero per allontanare da s per qualche ora
sia il raffreddore che le preoccupazioni. Quando apr la porta, tutti quei sensi che i barbiturici non
avevano ancora offuscato furono annichiliti da una nuova catastrofe: non poteva immaginare che Anna
sarebbe tornata, cos come non avrebbe mai pensato che, in un lasso di tempo tanto breve, lo stato di
salute di una persona potesse subire un peggioramento cos tremendo. Se n'era andata via soltanto da
un'ora e mezzo, furibonda. Ma ora il suo viso aveva perso ogni colorito, i capelli penzolavano in
ciocche opache e le sue pupille erano dilatate dal terrore. La sua condizione penosa era resa ancora pi
evidente dagli abiti fradici e sporchi di fango che indossava.
Aiutami! disse.
E quella fu l'ultima cosa che disse quel giorno, perch poi Anna svenne sotto gli occhi di
Viktor, e cadendo si aggrapp al suo pullover di lana blu. Inizialmente egli pens che fosse un attacco
epilettico. Non era raro che l'epilessia fosse l'origine delle crisi schizofreniche. Poi per vide che Anna
non era scossa n da tremori spastici n da movimenti inconsulti. E in base a quello che pot
diagnosticare, non si erano manifestati neppure gli altri tratti tipici, ovvero la bava alla bocca o un
involontario svuotamento della vescica. Non era del tutto priva di coscienza, piuttosto giaceva in uno
stato di catalessi ed era incapace di parlare, come se fosse sotto l'effetto di droghe pesanti.
Viktor decise di portarla immediatamente dentro casa. Quando la sollev, si stup di quanto
fosse pesante. Dalla sua figura esile non avrebbe mai pensato che avrebbe fatto tanta fatica a prenderla
in braccio.
Non sono proprio pi in forma, pens, e respirando con affanno la port al piano di sopra, nella
camera degli ospiti.
A ogni gradino della scala che saliva, il ronzio nella sua testa cresceva. Inoltre sentiva che
progressivamente anche il proprio corpo diventava sempre pi pesante, come una spugna che stava
assorbendo la sonnolenza provocata artificialmente.
La stanza degli ospiti si trovava al primo piano, di fronte a quella di Viktor, al termine del
corridoio. Per fortuna prima del suo arrivo aveva fatto preparare tutte le camere, cos anche in quella il
letto era pronto.
Dopo aver adagiato Anna sul copriletto bianco, per controllare al meglio il battito cardiaco le
sfil la giacca di cachemire macchiata di fango e le sciolse il foulard di seta che teneva legato al collo.
Tutto normale.
Seguendo un impulso improvviso, le sollev una dopo l'altra le palpebre ed esamin le pupille
con una piccola torcia tascabile. Non aveva pi alcun dubbio: Anna stava davvero male. Entrambe le
iridi reagivano con troppo ritardo alla luce. Non era pericoloso, e poteva anche dipendere dall'effetto di
qualche farmaco. Ma questo dimostrava comunque che non stava fingendo. Era malata, o quanto meno
spossata. Come lui.
Ma cosa l'aveva ridotta in quello stato?
Prima di formulare qualsiasi altra diagnosi, Viktor decise di toglierle tutti gli indumenti fradici.
Sebbene fosse un dottore e stesse seguendo una prassi medica corretta, si sent a disagio quando
dovette aprirle i pantaloni, sbottonarle la camicetta e infine sfilarle la raffinata biancheria di seta.
Quella donna aveva un fisico perfetto. La infil in un grosso accappatoio di spugna bianca che aveva
trovato nella stanza da bagno adiacente e poi la copr con un piumino leggero. Evidentemente era tanto
esausta che si era addormentata del tutto prima ancora che la coperta si fosse posata sul suo corpo.
Viktor rest a guardarla ancora per un po', controll che il suo respiro profondo avesse un ritmo
regolare e stabil che Anna doveva aver avuto solamente un collasso e che non correva altri rischi.
Tuttavia quella situazione non gli piaceva affatto.
Lui stesso era ammalato e completamente sfinito. Una paziente schizofrenica, che forse aveva
intenzione di ucciderlo, al momento dormiva nella sua camera per gli ospiti. E non appena si fosse
svegliata, Viktor avrebbe dovuto interrogarla su Josy, su Sindbad e sulla faccenda dell'estratto conto.
Se il sonnifero e gli antibiotici non lo avessero lasciato quasi senza forze, non avrebbe corso
quel rischio e avrebbe riportato personalmente Anna in paese.
Dopo averci riflettuto per un istante, Viktor decise di alzare il telefono in cerca di aiuto.
Non fece in tempo a sollevare la cornetta, che l'intera spiaggia fu rischiarata da un lampo.
Viktor riattacc subito, poi inizi a contare e arriv soltanto fino a quattro prima che il violento tuono
facesse rimbombare l'intera casa. Il temporale era a meno di due chilometri da l. Fece un veloce giro
di ricognizione per le stanze e stacc tutte le spine dalle prese per evitare che le violente scariche
elettriche potessero danneggiare i vari apparecchi. Quando entr nella camera in cui si trovava Anna
per staccare la piccola televisione, si accorse che la donna, rigirandosi da una parte all'altra del letto,
sospirava nel sonno. Evidentemente stava meglio. Dopo neanche due ore sarebbe stata di nuovo in
piedi.
Dannazione. Probabilmente si sveglier mentre io sar addormentato.
Doveva fare di tutto perch ci non accadesse. Non voleva in nessun caso che lei restasse in
casa sua incustodita e priva di assistenza. Scese di nuovo per telefonare, ma a met della scala fu
costretto a sedersi per non cadere. Quando raggiunse il telefono era stravolto e soltanto dopo qualche
secondo si rese conto dell'assenza del segnale. Muto. Premette ripetutamente la forcella del vecchio
apparecchio, ma non c'era la linea per chiamare.
Dannata tempesta. Dannata isola.
Il temporale doveva aver interrotto le comunicazioni telefoniche. Viktor si lasci cadere sul
divano cercando disperatamente di ragionare. Una paziente pericolosa giaceva nel letto della sua stanza
per gli ospiti. A lui mancavano le forze per arrivare anche solo fino al paese. Il telefono non funzionava
pi. E i sonniferi cominciavano a farsi strada nelle sue vene.
Cosa poteva fare?
Proprio nel momento in cui trov la soluzione, si addorment.
36
Questa volta era diverso. L'incubo non si svolgeva come prima, ma si era modificato. La
differenza principale stava nel fatto che non viaggiava con Josy sul mare burrascoso. All'inizio non
riconobbe la passeggera vicino a lui. Nel sogno continuava a chiedersi chi potesse essere la donna che
con le dita tamburellava sul cruscotto della sua macchina. Finch la riconobbe e fu sul punto di gridare
il suo nome.
Anna.
Ma dalle sue labbra non usc alcun suono, perch una mano gli aveva coperto la bocca
impedendogli di parlare.
Ma cosa...?
Terrorizzato, Viktor cap che quell'incubo orrendo era stato cancellato da una realt ancor pi
agghiacciante. Era sdraiato sul divano. Ma non stava pi dormendo. Era sveglio, e la mano che gli
copriva la bocca era reale.
Non respiro, pens Viktor, tentando con le braccia di respingere l'aggressore. Ma il sonnifero e
l'influenza erano complici invisibili di quell'assalto. Come se un peso invisibile lo schiacciasse, Viktor
quasi non ce la faceva a muovere neppure le mani.
Soffoco. Ecco,  finita. Halberstaedt aveva ragione.
Con uno sforzo sovrumano riusc a spostare tutto il corpo su un lato e con un piede si mise a
calciare in modo incontrollato tutto intorno a s. Dapprima il peso che lo schiacciava aument. Ma
poco dopo affond il piede in qualcosa di morbido e si sentirono uno schiocco innaturale e un grido
quasi trattenuto. Improvvisamente Viktor ebbe la bocca di nuovo libera e, non appena l'aria ricominci
a entrargli nei polmoni, inizi a tossire. Anche il peso era scomparso.
Anna?. Viktor urlava il suo nome mentre agitava le braccia come se stesse annegando, nel
tentativo di sollevarsi dal divano.
Anna? rugg.
Nessuna risposta.
Sto sognando. O questa  la realt?
Il panico cominciava a strisciare attraverso la nebbia del sonnifero e sotto il peso della febbre.
Aiuto! La luce! Mi serve la luce!
Annaaaaa!.
Come scosso dal proprio grido, Viktor si sent come un sommozzatore che riaffiora lentamente
in superficie.
Dov' finito quel maledetto interruttore?
Nel frattempo era riuscito a mettersi in piedi e, barcollando, tastava il muro in modo frenetico.
Quando finalmente trov l'interruttore, quattro faretti inondarono il salotto di una luce accecante e
innaturale. Dopo che i suoi occhi si furono abituati, si guard intorno.
Niente. Sono solo. Non c' nessuno.
Con cautela si port accanto alla finestra, ma era chiusa. Non riusc neppure a raggiungere la
scrivania quando una porta dietro di lui sbatt con un tonfo sordo. Si gir di scatto. Fuori ud i passi di
qualcuno che correva sulle scale a piedi scalzi.
Aiutami!.
Quella parola che aveva udito solo poche ore prima dalla sua ospite inattesa, ora usciva dalle
sue stesse labbra. Il terrore puro che poco prima lo aveva subdolamente assalito, era tornato. Dopo un
breve, spaventoso istante balz verso la porta.
Ma che cosa sta succedendo? Chi era veramente? Oppure ho davvero solo sognato?
Viktor apr il cassetto del com in corridoio e cerc la pistola. Sparita!
Dal corridoio di sopra provenivano i tonfi di passi pesanti. Terrorizzato rovist ancora nel
cassetto e finalmente trov il pacchetto mezzo aperto; era nell'angolo in fondo, dove l'aveva riposto,
sotto ai suoi fazzoletti di lino. Le mani gli tremavano mentre strappava la carta e caricava la pistola con
due proiettili. Dopodich si precipit su per le scale, eccitato dall'adrenalina.
Aveva raggiunto l'ultimo gradino quando in fondo al corridoio la porta della stanza per gli
ospiti si chiuse. Si mise a correre.
Anna, ma cosa....
Il respiro di Viktor si ferm quando spalanc la porta e punt la pistola senza la sicura in
direzione del letto. Non spar per un pelo. Ma ci che vide fu cos imprevisto che priv di ogni forza il
suo corpo gi stremato.
Abbass l'arma.
Non pu essere reale, pens solamente e, ormai senza fiato, richiuse la porta alle sue spalle e
torn in corridoio.
 impossibile! Assolutamente impossibile!
C'era qualcosa che non quadrava affatto. E non capiva cosa fosse. Sapeva solamente una cosa:
la stanza dove fino a qualche ora prima Anna riposava, e dove l'aveva sentita correre solo pochi istanti
fa, era vuota: E non c'era pi traccia di lei in tutta la casa.
Quando, mezz'ora pi tardi, Viktor fece un ulteriore giro della casa per verificare che tutte le
porte e le finestre fossero chiuse, la sua stanchezza era scomparsa. I brividi e la febbre avevano
spazzato via i principi attivi del sonnifero. E Anna aveva fatto abbastanza perch lui non potesse pi
addormentarsi. Lo aveva assalito e poi era fuggita dalla casa nel bel mezzo del temporale e
dell'uragano. Nuda, per giunta, dal momento che i suoi vestiti giacevano sparsi sul pavimento della
stanza per gli ospiti, insieme all'accappatoio. Non aveva preso nulla con s.
Mentre Viktor versava in una tazza dell'acqua bollente per prepararsi un caff, nella sua testa
risuonavano sempre le stesse domande, come un disco rotto:
Cosa voleva Anna da lui?
Aveva solo sognato quell'aggressione?
Ma allora perch Anna era scomparsa?
E, soprattutto, chi era?
Erano le quattro e mezzo quando prese due Tylenol e un anti piretico per recuperare un po' di
energia. E per Viktor quella giornata era appena iniziata.
37
Parkum, il giorno della verit
Anche le persone pi intelligenti compiono ogni giorno delle azioni strane, ridicole e illogiche.
Quando le batterie di un telecomando si stanno scaricando, per esempio, per cambiare canale quasi tutti
fanno maggiore pressione sui tasti. Come se fosse possibile spremere l'energia dalle pile al pari del
succo da un limone.
Spesso Viktor paragonava il cervello umano a un telecomando. Appena la batteria, a causa di
stanchezza, malessere o altro, diminuiva l'energia fornita al cervello, non serviva a nulla continuare ad
arrovellarsi. I pensieri lucidi non si potevano semplicemente spremere, nemmeno sforzandosi fino allo
sfinimento.
Fu ripercorrendo gli avvenimenti di quella notte che Viktor giunse a questa conclusione. Ci
che era accaduto gli appariva incomprensibile. Poteva sforzarsi quanto voleva, ma non riusciva a
trovare nessuna spiegazione plausibile. E tuttavia non poteva darsi pace.
Charlotte, Sindbad, Josy, il veleno.
Tutto era riconducibile a un'unica domanda: chi era Anna Spiegel? Aveva bisogno di scoprirlo
prima che fosse troppo tardi. All'inizio naturalmente aveva pensato di avvertire la polizia. Ma che cosa
avrebbe riferito agli agenti? Il suo cane era morto, lui si sentiva fisicamente a pezzi, qualcuno aveva
tentato di ucciderlo e il suo conto in banca era stato ripulito. Ma non aveva delle prove schiaccianti che
potessero collegare in modo chiaro Anna con uno di questi fatti.
Dal momento che era domenica, doveva aspettare fino al mattino dopo per telefonare
all'assistente finanziario della sua banca e dargli disposizione di annullare l'ultima operazione di
prelievo avvenuta. Ma non poteva e non voleva aspettare. Doveva agire subito, e da solo.
Fortunatamente, malgrado l'aggressione notturna, si sentiva un po' pi in forze. Cosa che lo inquiet
ancora di pi, perch poteva anche dipendere dal fatto che non beveva pi t dal giorno prima e che
cominciava lentamente a sentire l'effetto delle pastiglie contro gli avvelenamenti.
Era in bagno quando un altro rumore insolito lo fece trasalire. Veniva da sotto. C'era qualcuno
alla porta. Ma non era il rumore degli stivali di gomma di Halberstaedt o dei tacchi alti di Anna.
Assalito da una paura improvvisa e quasi irrazionale, afferr di nuovo la pistola, che continuava a
portare con s, strisci fino all'ingresso e guard attraverso lo spioncino. A chi sarebbe venuto in mente
di disturbarlo a quell'ora?
Nulla.
Si alz in punta di piedi, si chin sulle ginocchia, ma da qualunque angolazione guardasse fuori
non riusciva a vedere nessuno. Proprio mentre stava per abbassare la pesante maniglia per aprire un
poco, qualcosa scivol accanto al suo piede destro. Chin lo sguardo, si pieg e raccolse la busta che
era stata spinta sotto la fessura della porta.
Si trattava di un telegramma. In passato, prima che fax ed e-mail diventassero di uso comune,
spesso Viktor aveva ricevuto comunicazioni importanti in quel modo, ma ormai, in un'epoca in cui tutti
erano raggiungibili dovunque attraverso il cellulare, credeva che nessuno inviasse pi telegrammi. Del
resto, probabilmente sull'isola non c'era alcuna rete GSM e quindi al momento non poteva essere
raggiunto sul cellulare, ma il telefono fisso funzionava normalmente, e le informazioni urgenti
potevano arrivargli attraverso Internet. Dunque, chi mai avrebbe pensato di inviargli un telegramma
laggi?
Infil la pistola nella tasca dell'accappatoio e apr la porta per controllare se colui che lo aveva
consegnato fosse ancora l intorno, ma non c'era l'ombra di nessuno, solo un gatto nero zuppo di
pioggia che saltellava in direzione del paese. Se fino a un attimo prima sulla veranda c'era stato
qualcuno, costui doveva essersi dileguato nel bosco di larici e abeti, che con i rami grondanti di pioggia
inghiottivano tutta la luce.
Viktor richiuse la porta tremando senza capire se fosse a causa del freddo, dello spavento
oppure dell'influenza. Si sfil l'accappatoio di spugna inzuppato lasciandolo cadere sbadatamente sul
pavimento. Dopo averlo sostituito con una pesante giacca di lana presa dal guardaroba, ancora in
corridoio strapp freneticamente la busta bianca e tir fuori il telegramma. Il testo era composto da una
sola frase. Dovette rileggerla tre volte prima di riuscire ad afferrare il significato - un significato che gli
tolse il fiato.
DOVRESTI VERGOGNARTI!
Era scritto a caratteri cubitali sulla carta semplice dell'ufficio postale. E poi il mittente. Si
dovette sedere. Le lettere ondeggiavano davanti ai suoi occhi. Il mittente era Isabell. E questo cosa
diamine significava? Viktor gir il foglio avanti e indietro, ma il senso di tutta la faccenda continuava a
sfuggirgli. Perch si sarebbe dovuto vergognare? Per quale motivo? Che cosa aveva scoperto sul suo
conto Isabell, che in quel momento era a Manhattan? E perch non lo aveva chiamato, invece di
spedirgli un telegramma? Che cosa l'aveva fatta infuriare al punto da non voler parlare direttamente
con lui? Proprio adesso, che aveva cos bisogno del suo sostegno?
Viktor decise di riprovare a telefonare a New York. Si avvicin al telefono, ma quando alz la
cornetta successe come il giorno prima. La linea, che gli serviva cos urgentemente per parlare con
Isabell, non funzionava.
Ma cosa ha fatto da ieri la compagnia telefonica? I tecnici hanno giocato a carte? pens
adirato. Evidentemente l'uragano aveva spezzato i cavi telefonici presenti sull 'isola o quelli
sottomarini. Poi si accorse che la vera causa del problema era molto pi banale. Inizialmente si sent
sollevato e si accinse a rimediare. Ma fu assalito quasi subito da un sentimento di paura e raccapriccio:
il telefono aveva funzionato fino a due giorni prima, quando Kai aveva chiamato. Dopodich non aveva
pi squillato. E la ragione era sotto al suo naso: qualcuno aveva staccato la spina dalla parete.
38
Dal momento che Isabell risultava ancora irraggiungibile, decise di agire. Non poteva
rimanersene l in casa da solo, seduto davanti al telefono, ad aspettare passivamente che sua moglie,
Kai o Anna si facessero sentire. Doveva smetterla di limitarsi a reagire e passare all'azione.
Ci vollero alcuni minuti perch riuscisse a estrarre il cassetto superiore del com nel corridoio.
All'interno vi trov l'agendina rossa e sgualcita su cui suo padre, molti anni prima, aveva trascritto i
numeri di telefono utili dell'isola. Inizialmente cerc alla lettera A, ma poi trov il numero che cercava
alla P di pensione. Aspett il ventitreesimo squillo prima di rassegnarsi e riattaccare.
Che cosa hanno in comune il Mariott Marquise a Times Square e l'Ankerhof di Parkum? si
chiese ironicamente. Viktor riprov a chiamare, sperando di aver sbagliato numero la prima volta, e
aspett fino a quando la linea non cadde da sola. Non c'era nessuno.
Guard fuori dalla finestra e, a causa della pioggia fitta, a stento riusciva a cogliere la violenza
cieca dei cavalloni scuri che dal mare aperto si rincorrevano per andarsi a infrangere sulla riva.
Con un gesto nervoso sfogli il libricino sciupato fino alla lettera H.
Questa volta fu pi fortunato. A differenza di Isabell e Trudi, Halberstaedt rispose.
Mi perdoni se la disturbo, signor sindaco, ma ho ripensato a ci che ha cercato di dirmi in
questi ultimi giorni. E ora credo di aver davvero bisogno del suo aiuto.
Come, scusi? Non capisco. Halberstaedt pareva piuttosto perplesso.
Ci andrei io stesso, se non piovesse tanto, ma dato che lei abita proprio l vicino ho pensato
che....
Che cosa?.
Devo parlare urgentemente con Anna.
Con chi?.
Con Anna rispose Viktor. Sa di chi sto parlando. Quella donna. Anna Spiegel.
 un nome che non mi dice niente.
Viktor sent nell'orecchio destro un fischio leggero che piano piano aumentava d'intensit.
Ma s. Ne abbiamo parlato pi volte nei giorni scorsi. La donna che ha tenuto sotto controllo.
Quella che secondo lei ha ucciso il mio cane.
Davvero non capisco a cosa si riferisce, dottore.
Si sta prendendo gioco di me? Lei stesso mi ha ripetutamente pregato di fare attenzione.
Anche ieri, quando  venuto fin qui per riportarmi Sindbad.
 sicuro di sentirsi bene, dottor Larenz? Io non sono mai venuto da lei questa settimana. E non
ho fatto nulla al suo cane.
Il fischio aveva raggiunto un'intensit insopportabile e si era esteso anche all'orecchio sinistro.
Mi ascolti.... Viktor si blocc perch aveva sentito una voce conosciuta in sottofondo.
Era lei?.
Chi?
Anna. Sta l da lei?.
Non conosco nessuna Anna, dottor Larenz. E le assicuro che qui sono da solo.
Viktor teneva la cornetta con la stessa disperazione con cui un naufrago si aggrappa al
salvagente.
Ma certo che... cio.... Non sapeva come uscire da quella situazione, ma poi gli venne
un'idea.
Aspetti un attimo.
Si precipit nell'ingresso e raccolse l'accappatoio dal pavimento. Fu sollevato quando la ritrov
nello stesso posto in cui l'aveva infilata: la pistola carica. Nella tasca destra. Se l'arma si trovava l,
allora non era completamente uscito di senno.
Viktor torn al telefono.
D'accordo, Patrick. Davvero non capisco perch mi stia giocando questo brutto scherzo. Ma
qui con me ho l'arma che mi ha dato lei personalmente.
Oh.
Che cosa significa oh?. Viktor adesso stava urlando. Qualcuno pu spiegarmi che cosa sta
succedendo?.
Vede... quella... dunque.... Dal balbettio di Halberstaedt Viktor cap che qualcuno alle sue
spalle gli stava suggerendo le risposte.
Non i/riporta. Mi stia a sentire, Patrick. Non so che significato abbia tutto questo. Lo
chiariremo pi tardi. L'unica cosa di cui ho davvero bisogno  parlare con Anna. Mi faccia il favore di
riferirle che sto venendo l per incontrarla nella sua stanza. Tra meno di un'ora sar da Trudi,
all'Ankerhof. E chiederei anche a lei di raggiungerci, signor sindaco. Cos potremo finalmente far luce
su questa vicenda.
Dall'altra parte si ud un sospiro. E poi il tono di voce del sindaco cambi. Se prima era agitato
e quasi remissivo, ora sembrava contenere una buona dose di arroganza.
Glielo ripeto per l'ennesima volta, dottore. Non conosco nessuna Anna. E se anche fosse, di
certo non potrei aiutarla.
Perch?.
Perch  da alcune settimane che la pensione di Trudi  chiusa. Nessuno alloggia all'Ankerhof
in questo momento.
Dopodich cadde la linea.
39
La verit  un puzzle con un numero di pezzi sconosciuto. Si scopre solo quando l'intero
mosaico  stato composto.
Viktor aveva gi assemblato una piccola cornice di domande, e sentiva di essere sulla strada
buona per completare l'intera immagine con le risposte. Risposte a interrogativi dolorosi come:
Chi aveva ucciso Sindbad?
Perch lui stesso era stato cos male per tutto quel tempo?
Cosa aveva a che fare Halberstaedt con Anna?
E soprattutto: chi era Anna Spiegel?
Non ebbe il tempo di fare la chiamata decisiva che avrebbe sciolto l'ultima di queste domande,
perch il telefono squill proprio mentre stava per prendere in mano la cornetta.
Lei chi ?.
Viktor fu cos felice di sentire la sua voce che inizialmente non riusc a rispondere e neppure a
emettere alcun suono.
Dimmi subito chi  quella donna!.
Isabell! esclam infine, sorpreso dal tono aggressivo e furibondo della moglie. Meno male
che mi hai chiamato, ti ho cercata gi diverse volte, ma il tizio alla reception mi ha detto....
Tu hai cercato me?.
S. Perch hai questo tono arrabbiato? Non ci capisco pi nulla. Che cosa significa quel
telegramma che mi hai mandato?.
Ah!. All'esclamazione di Isabell seguirono un silenzio intriso di rabbia e un'interferenza
sulla linea intercontinentale.
Tesoro riprese Viktor titubante. Ma cosa sta succedendo?.
Non chiamarmi tesoro. Non dopo quello che hai fatto ieri.
Adesso era Viktor che stava perdendo la pazienza e si passava la cornetta da un orecchio
all'altro.
Vorresti per favore spiegarti, invece di aggredirmi come stai facendo?.
D'accordo, se vuoi andare avanti con il tuo giochetto ti accontento. La prima  una domandina
facile: chi  questa puttana?.
Viktor tir un sospiro di sollievo e sorrise. Sent che un enorme peso gli si scioglieva nello
stomaco. Probabilmente Isabell credeva che lui avesse approfittato di quel viaggio sull'isola per
tradirla.
Non ridere come un bambino deficiente, Viktor. E ti prego di non trattarmi come un'idiota.
Ehi, ehi, ehi... Isabell, ti prego. Non penserai sul serio che ti tradisca? Ma  assurdo! Si pu
sapere come ti  venuto in mente?.
Te lo ripeto, non trattarmi come se fossi idiota. Dimmi solo chi  quella puttana!.
Ma di chi stai parlando?. La rabbia di Viktor stava scemando.
Di quella che ieri ha risposto al telefono, quando ho provato a chiamarti grid lei.
Viktor sbatt gli occhi incredulo e cerc di riordinare nella sua mente le parole che aveva
appena pronunciato sua moglie.
Ieri?.
S, ieri. Alle due e mezzo, se proprio vuoi saperlo.
Anna. Il pomeriggio precedente era stata l da lui. Ma non poteva aver risposto al...
I pensieri si affollavano nella mente di Viktor. Per un breve momento prov la stessa vertigine
di un passeggero dopo un lungo viaggio in mare.
Dura da molto tra voi due? Eh? Fai finta che ti serve un po' di pace. Dici che vuoi lavorare
all'intervista. E usi il ricordo di nostra figlia per scoparti un'altra?.
Sono stato con lei tutto il tempo. Per tutto il tempo fino a che...
La cucina. Il t.
Viktor fu costretto a sedersi quando il ricordo lo colp come un boomerang.
Ma  stato troppo breve...
Anna.
Va bene, Anna. E poi?.
Cosa?.
Evidentemente, immerso nelle sue riflessioni, Viktor aveva pronunciato quel nome a voce alta.
Ascoltami bene, Isabe.il. Si tratta di un grosso equivoco. Hai capito male.
Mio Dio, devo proprio sembrare uno di quei mariti che tradiscono la moglie con la segretaria.
Ma non  come credi, tesoro.
Anna  una paziente!.
Ti porti a letto una paziente? strill lei isterica.
Per amor del Cielo, no! Non c' nulla del genere tra di noi.
Ah!. Di nuovo quel riso beffardo e stridulo. No, naturalmente non c' nulla tra di voi. Lei 
semplicemente comparsa di punto in bianco nella nostra casa sull'isola. Nonostante tu non abbia pi in
cura nessun paziente. E nonostante lei non potesse sapere che in questi giorni eri a Parkum! Oh, cazzo!
 meglio se ora riattacco.  troppo umiliante per me.
Isabell, ti scongiuro. Ti posso capire, ma almeno dammi la possibilit di spiegarti, ti prego.
Silenzio all'altro capo del telefono. Solo il suono lacerante della sirena di un'ambulanza
americana che oltrepass l'Atlantico fino a raggiungere Viktor.
Ascolta, io stesso non ho idea di ci che sta succedendo qui. Ma so per certo cosa non 
accaduto: non sono mai stato a letto con quella donna. E non voglio in nessun modo tradirti. Ti chiedo
di accettarlo come base della nostra discussione. Perch tutto il resto non  del tutto chiaro neanche a
me. Questo  quello che  successo: cinque giorni fa hanno bussato alla porta, e una donna - che dice di
chiamarsi Anna Spiegel - ha insistito perch la prendessi in cura. Pare sia ima scrittrice di libri per
l'infanzia e che soffra di allucinazioni schizofreniche. Per me  del tutto un mistero come ha fatto a
trovarmi qui, e non so neppure se viva sull'isola. So solo che la storia della sua malattia era cos
assurda eppure interessante da spingermi a fare un'eccezione e concederle un colloquio terapeutico.
Dovrebbe trovarsi ancora qui a Parkum, a causa dell'uragano che ha bloccato tutti i traghetti per la
terraferma.
Una bella storiella, complimenti. Ben costruita sibil Isabell.
Non  una storiella.  la verit. Non so perch ieri abbia risposto al nostro telefono. Deve
averlo fatto dopo aver sentito squillare il telefono mentre io ero in cucina a preparare il t.
Non ha squillato.
Come dici?.
Ha risposto subito. Sembrava che stesse aspettando accanto all'apparecchio.
Viktor sent di nuovo vacillare le proprie certezze. C'era di nuovo qualcosa che non quadrava.
Qualcosa che non riusciva a spiegarsi.
Isabell, non so perch l'abbia fatto. Da quando  comparsa qui, accadono le cose pi
incredibili. Mi sono preso l'influenza. Qualcuno ha cercato di aggredirmi. E sono quasi certo che
questa Anna abbia delle informazioni su Josy.
Che cosa?.
 cos. Ho cercato di contattarti per tutto il tempo. Per dirti che forse adesso abbiamo una
traccia. Kai si  gi messo al lavoro. E poi c' qualcuno che ha svuotato il nostro conto in banca. Anche
questo non riesco a spiegarmelo e volevo parlarne con te. Ma in questi giorni non sono mai riuscito a
contattarti. E poi, questa mattina ho ricevuto il tuo telegramma.
Ho mandato un telegramma perch ero io che non riuscivo a raggiungerti telefonicamente.
ha linea.
Lo so. Qualcuno deve aver staccato la spina del telefono ieri sera.
Oh, per favore Viktor. Non sottovalutare la mia intelligenza. Una donna esce fuori dal nulla, ti
d informazioni su nostra figlia, poi risponde al telefono, scambia due chiacchiere e infine stacca la
spina? Che altro hai in serbo? Sarebbe molto pi credibile la storia di un incontro occasionale con la
puttana dell'isola mentre eri sbronzo.
Viktor non aveva seguito la frase fino alla fine. Erano bastate le prime parole per fargli scattare
un campanello d'allarme.
Che cosa ti ha detto?.
...scambia due chiacchiere...
Almeno  stata sincera. Mi ha detto che ti stavi facendo una doccia.
No che non  stata sincera. Ero in cucina. Ho parlato un attimo al telefono con Kai e poi l'ho
mandata via. Adesso Viktor era quasi isterico e urlava nel ricevitore. Non c' proprio nulla tra me e
questa donna, la conosco appena.
Oh, a quanto pare lei invece ti conosce molto bene.
Che cosa vorresti insinuare?.
Ti ha chiamato con il tuo soprannome. Quello che tu detesti tanto e che, eccetto tua madre,
conosco solamente io.
Diddy?.
Gi, Diddy. E la vuoi sapere una cosa, Diddy? Te la far pagare!.
Con quelle parole Isabell riattacc. Dalla cornetta, ora, proveniva un'unica nota, monotona e
assillante.
40
Viktor non ricordava di aver mai provato un simile senso di oppressione come in quel
momento, in cui tutta la sua vita veniva aggredita. Certo non era la prima volta che una paziente
superava i limiti e lo molestava. Ma finora tutte le incursioni nella sua sfera privata avevano di base
uno schema patologico e quindi facilmente riconoscibile. Nel caso di Anna, invece, il pericolo veniva
da qualcosa di inspiegabile, di oscuro. Cosa sperava di ottenere da lui? Perch si faceva chiamare col
nome di una tirocinante morta e aveva persino ingannato Isabell? Ma la domanda pi importante era:
cosa c'entrava Josy con tutta questa faccenda?
Viktor sapeva che doveva essergli sfuggito qualcosa. Tutti gli avvenimenti degli ultimi giorni
erano strettamente collegati tra loro. Ordinati secondo un piano invisibile che avrebbe potuto capire
soltanto mettendo in fila la catena di tutte quelle stranezze. Ma non gli riusciva.
In compenso dal giorno prima si sentiva un po' meglio fisicamente, cio da quando non aveva
pi bevuto il t. Fece una lunga doccia e si vest.
Prima o poi dovr riempire la lavatrice e farla partire, pens mentre stava per infilarsi i jeans
che aveva indossato due giorni prima. Svuot le tasche di tutti i fazzoletti che si erano accumulati. Tra
le altre cose trov un foglietto sul pavimento, e gi mentre si chinava per prenderlo cap che era quella
la cosa che aveva tralasciato. Quando era caduto dal portafogli di Anna, due giorni prima, Viktor lo
aveva nascosto frettolosamente e poi se n'era completamente scordato. Il biglietto era ripiegato come i
messaggi d'amore che gli adolescenti si passano di nascosto a scuola durante le lezioni. Non aveva
grandi aspettative, ma rimase deluso quando vi lesse una serie di numeri. Poteva trattarsi di qualunque
cosa: il codice segreto di una cassetta di sicurezza, un numero di conto corrente, una password per
Internet. Oppure, e questa era l'ipotesi pi plausibile, poteva essere un numero di telefono.
Viktor si precipit in cucina e alz la cornetta. Compose il numero lentamente, pronto a
riattaccare nel caso qualcuno dall'altra parte avesse risposto.
41
Sono estremamente felice che mi abbia chiamato, dottor Larenz!.
Colto alla sprovvista, Viktor si dimentic di riattaccare. Non si era aspettato un saluto del
genere. Anche perch la connessione analogica del suo telefono a Parkum non era predisposta per il
riconoscimento della chiamata. Con chi stava parlando? Chi aveva chiamato? E perch costui diceva
che stava aspettando una sua telefonata?
S?. Viktor non voleva rivelare ancora la propria identit, e rispose nel modo pi sintetico
possibile.
Mi spiace molto disturbarla, dopo tutto quello che ha passato.
C'era qualcosa di familiare nella voce.
Ma ho ritenuto che fosse davvero molto importante che lei lo sapesse il prima possibile, per
evitare danni maggiori.
Van Druisen! Viktor era finalmente riuscito a riconoscerlo. Ma perch il numero del suo collega
era nel portamonete di Anna?
Professore, mi dica, come mai  cos preoccupato? chiese Viktor.
Non ha ricevuto la mia ultima e-mail?.
E-mail? Negli ultimi giorni Viktor si era completamente disinteressato alla posta elettronica. Di
certo la sua casella oramai era intasata dai messaggi del Bunte, visto che non aveva ancora consegnato
l'intervista.
No, non sono riuscito a collegarmi a Internet da qui. Cosa  successo?.
Una settimana fa mi hanno derubato, dottor Larenz.
Mi dispiace molto, ma io che cosa c'entro?.
Ecco, la cosa mi ha un po' inquietato. In particolare per quello che  stato rubato. Il ladro ha
forzato un solo schedario e ha portato via il dossier di un unico paziente.
Quale?.
Non lo so. Ma mi riferisco all'archivio con i suoi casi, capisce? I casi che mi ha lasciato
quando ho rilevato il suo studio. Ho paura che qualcuno abbia cercato informazioni su uno dei suoi
pazienti di allora.
Come fa a essere certo che manca una cartella, se non sa dirmi quale?.
Perch c'era un classificatore vuoto sul pavimento. L'adesivo col nome era staccato, non
saprei davvero come risalire all'identit del paziente. Per non c'era traccia dei documenti che
conteneva.
Viktor chiuse gli occhi, come se cos riuscisse a elaborare meglio le informazioni ricevute.
Quale dei suoi ex casi poteva ancora interessare a qualcuno? E chi commetterebbe un furto per un
vecchio raccoglitore? Viktor ebbe un'illuminazione e riapr gli occhi.
Mi ascolti bene, professor van Druisen. E la prego di essere sincero. Lei conosce una certa
Anna Spiegel?.
Mio Dio, quindi lo sa anche lei?.
Che cosa dovrei sapere?.
Ecco, la storia con... cio....
Era la prima volta che Viktor sentiva l'anziano e distinto professore balbettare cos confuso.
Cosa significa, che lo so anch'io?.
Be', ecco... mi ha appena chiesto di lei.
S, le ho domandato se conosce Anna Spiegel.  stato lei a mandarla da me? Qui a Parkum?.
Mio Dio,  l da lei?.
S. Posso sapere cosa sta succedendo?.
Lo sapevo. Lo sapevo che era sbagliato. Non avrei mai dovuto lasciare che le cose andassero
cos avanti. Ora la voce di van Druisen suonava disperata, quasi lamentosa.
Si trova in pericolo, amico mio. Si trova in un grave pericolo.
Viktor strinse la cornetta pi forte, come il manico di una racchetta da tennis prima del servizio.
Si spieghi meglio.
Anna Spiegel era una mia paziente. All'inizio non volevo prenderla, ma mi fu domandato
come favore personale.
 schizofrenica?.
Glielo ha raccontato lei?.
Si.
Quella  la sua maschera, se posso permettermi questa espressione.
Allora non  veramente malata?.
No, lo . Anna  molto ammalata. Ma non  schizofrenica. La sua malattia consiste proprio nel
fatto che lei ritiene di esserlo.
Non riesco a capire.
Le ha raccontato la storia del cane che ha massacrato?.
S, Terry.  stata la sua prima allucinazione, a quanto dice.
 falso. Anna ha ucciso per davvero il cane.  tutto vero. Lei fa finta di essere schizofrenica,
per poter convivere con la sua realt.
Vuol dire che tutto ci che mi ha raccontato....
... accaduto realmente. Tutte quelle vicende spaventose le ha vissute sul serio. E si  rifugiata
in una malattia fittizia per non dover affrontare la realt. Mi segue?.
S.
 tutto vero: Charlotte, l'intrusione nel bungalow, il viaggio fino ad Amburgo, il veleno...
E allora perch ha mandato Anna qui da me?
Non l'ho mandata da lei, dottor Larenz. Non volevo pi curare la signora Spiegel nemmeno io.
Perch avrei douto passarla a lei, dal momento che non esercita pi? No, un giorno semplicemente non
si  presentata all'appuntamento nel mio studio. E questo rende la faccenda ancora pi inquietante,
perch  scomparsa il giorno del furto, e sono certo che non sia un caso.
In che senso?.
Perch non faceva altro che parlare di lei nei nostri ultimi incontri, dottor Larenz. Secondo lei
avevate un conto in sospeso. Una volta ha persino detto che stava meditando di avvelenarla.
Avvelenarmi? E perch? Io neanche la conosco.
Oh, s che la conosce.
Viktor si ricord che poco prima Isabell gli aveva detto praticamente la stessa cosa.
La signora Spiegel non faceva altro che parlare di lei. Mio Dio, mi sento davvero responsabile.
Credo che sia molto pericolosa. Anzi, ne sono certo. Mi ha sempre raccontato delle storie terribili. Cose
spaventose che ha fatto ad altre persone. Soprattutto a quella povera bambina.
Charlotte?.
S, mi pare che si chiamasse cos. Oh, dottor Larenz, mi creda, mi sento cos in colpa. Avrei
dovuto dare ascolto alla mia coscienza e rifiutare il caso. Sarebbe stato meglio farla rinchiudere subito
in un istituto.
Perch non l'ha fatto?.
Be'.... Il professore torn a balbettare. Be', lei lo sa bene il perch.
Cosa dovrei sapere?.
Non potevo certo interrompere cos la terapia con Anna.
Perch no?.
Era una promessa che avevo fatto a sua moglie. Le avevo dato la mia parola.
A mia moglie?. Viktor era sconvolto, e dovette aggrapparsi allo sportello del frigorifero per
mantenere l'equilibrio.
S. Isabell.  stata lei a chiedermi di portare avanti la terapia con Anna. Cos'altro avrei potuto
fare? In fin dei conti era la sua migliore amica.
42
Isabell. Anna. Josy. Lentamente ogni cosa cominciava ad avere un senso. Forse era tutto
collegato al motivo per cui Isabell era rimasta cos calma dopo la scomparsa di Josy. E per cui era
sempre apparsa molto meno depressa di lui. Lei aveva continuato a lavorare come se niente fosse,
mentre Viktor aveva deciso di chiudere lo studio. Inizialmente l'aveva ammirata molto per la sua forza.
Ma non poteva forse trattarsi solamente di freddezza?
I pensieri di Viktor correvano in tutte le direzioni. Riflettendoci a posteriori, non gli era mai
sembrato davvero sincero il dolore che Isabell mostrava di provare per la scomparsa della loro unica
bambina. O almeno non sembrava sincero come il suo. E Sindbad lo aveva veramente trovato o era
andata a prenderlo in un canile per compensare la mancanza della figlia? Era certo di conoscere bene
sua moglie? In ogni caso ora, nella fase peggiore della sua vita, per lui Isabell era diventata
irraggiungibile.
Aveva mandato Anna da van Druisen.
E poi quella storia del conto in banca.
Viktor accese il computer in salotto per collegarsi alla home page della banca. Poteva essere
vero? Sul serio Isabell avrebbe potuto decidere di prosciugare il loro conto comune? Si era messa
d'accordo con Anna per farlo impazzire?
Quando cerc di aprire Internet Explorer, gli cadde lo sguardo sulla barra del desktop.
Completamente sconcertato spost il mouse verso il basso. Ma il risultato fu lo stesso.
Tutte le icone erano scomparse.
Apr Explorer attraverso il men start, ma anche qui la stessa storia. Il computer era vuoto. Il
disco fisso non conteneva pi nessun dato.
Qualcuno si era preso la briga di cancellare tutte le informazioni, i documenti e le cartelle dei
suoi pazienti. L'intervista appena cominciata era stata rimossa, e persino il cestino, in cui normalmente
rimangono memorizzati i file eliminati, era vuoto.
Quando Viktor si alz di scatto dalla scrivania, la poltroncina di pelle si ribalt e fin con un
gran botto vicino alla libreria. Questo era troppo. Non avrebbe perso tempo per fare altre telefonate. E
anche il conto in banca poteva aspettare.
Viktor afferr la pistola che gli aveva portato Halberstaedt, tolse la sicura e se la infil nella
tasca interna del giubbotto impermeabile in Goretex. Anche quello gli sarebbe servito.
Adesso.
Incamminandosi a piedi, si fece strada attraverso la tempesta in direzione del villaggio, dove
sperava di trovare due cose: delle risposte e Anna Spiegel.
43
Le orecchie erano la parte pi sensibile di Viktor. Quando fuori la temperatura si abbassava,
cominciavano a fargli male non appena si trovava al freddo. Tuttavia erano molto peggio i dolori che
subentravano quando tornava al chiuso e le orecchie cominciavano a riscaldarsi.
Il dolore si trasformava in un lancinante mal di testa che dalla nuca si diffondeva in tutta la
parte posteriore del capo, e che non gli passava neppure con aspirina o ibuprofene. Era una lezione che
aveva imparato a sue spese fin da bambino, e perci anche quel giorno, nel tragitto verso il paese, si
tir il cappuccio della giaccone fin sulla fronte. E non solo per ripararsi dalla pioggia, ma soprattutto,
appunto, per proteggere le orecchie. Il cappuccio e il frastuono costante del temporale, che faceva
roteare un miscuglio di sabbia e foglie tutt'intorno, impedirono a Viktor di udire la sinfonia che usciva
dalla tasca del suo giubbotto. E se durante il suo cammino sulla stradina di sabbia, oramai allagata, non
si fosse fermato un istante nei pressi della vecchia casa cantoniera, non avrebbe mai sentito lo squillo
del telefono. Tanto pi che Viktor non aveva motivo di tenere d'occhio il cellulare. L fuori, infatti,
non poteva funzionare, perch a Parkum non c'era copertura di rete. Eppure suonava, come Viktor pot
realizzare con stupore quando abbass il cappuccio.
Guard il numero sul display, e gli sembr in qualche modo conosciuto.
Pronto?.
Viktor si copr l'orecchio sinistro per riuscire a sentire qualcosa nonostante l'ululato del vento.
Ma all'altro capo della linea sembrava non esserci nessuno.
Pronto? Chi parla?.
La bufera sembr attenuarsi per un istante, e a Viktor parve di udire un singhiozzo.
 lei, Anna?.
S. Mi scusi, io....
Viktor non riusc a distinguere il resto della frase, perch all'improvviso un grosso ramo si
spezz e croll sulla tettoia sotto la quale si era riparato.
Anna, dove si trova adesso?.
Io... Anker....
I frammenti delle sue frasi gli arrivavano sconnessi, tuttavia Viktor cerc di mantenere il
contatto con lei.
Lo so che non si trova all'Ankerhof, Anna. Me l'ha detto Patrick Halberstaedt. Quindi per
cortesia mi mandi un SMS con il luogo preciso in cui soggiorna. Sar da lei nel giro di pochi minuti e
parleremo di tutto. Di persona......
 successo ancora!. Anna url quella frase mentre la tempesta furiosa concedeva all'isola un
attimo di pace, per tornare di nuovo a tuonare con violenza inaudita subito dopo.
Che cosa  successo?.
Lei... da me... Charlotte....
Viktor non aveva bisogno di ascoltare tutta la frase per comprendere il messaggio. Era successo.
Era preda di una crisi schizofrenica violenta. E Charlotte era tornata.
Dopo un istante in cui cerc le parole per rispondere, Viktor cap che la linea era nuovamente
morta. Sebbene il display del suo Nokia non mostrasse alcuna tacca, come pot realizzare sbalordito,
un breve segnale acustico lo avvis dell'arrivo di un messaggio.
NON MI CERCHI. SAR IO A TROVARLA!
44
Quasi tutti gli automobilisti odiano restare in coda perch ne ricavano la sensazione di non
essere pi padroni delle proprie scelte. Appena ci si avvicina a una fila di fanalini rossi e si realizza che
non stanno procedendo, istintivamente si cerca una via di fuga. E a volte, persino quando non si
conosce la zona, si preferisce mettere la freccia e imboccare la prima uscita possibile.
In quel momento Viktor si trovava in una situazione del genere, come un automobilista che nel
traffico serale di un giorno festivo deve decidere se lasciarsi alle spalle l'ultima uscita disponibile o
lanciarsi in una zona sconosciuta. E, come avrebbero fatto in molti, decise di agire anzich attendere
passivamente. Doveva trovare Anna, anche se lei lo aveva avvertito di non cercarla. Non poteva
aspettare che fosse lei a farsi viva. Il pericolo che tra loro si frapponesse un'altra barriera era troppo
grande. Perci riprese a camminare sulla strada costiera piegato in avanti e con il cappuccio
nuovamente calato sugli occhi, cercando di esporre la minore superficie possibile al vento mentre al
contempo evitava le buche piene di acqua.
Si trovava ancora a cinquecento metri circa dal porticciolo turistico e aveva appena superato
l'unico ristorante dell'isola, quando all'improvviso si blocc e si guard attorno. Era convinto di aver
visto una sagoma davanti a s.
Viktor si asciug la pioggia dal viso e scherm gli occhi mettendo il palmo della mano di piatto
sulla fronte.
Eccola.
Non si era sbagliato. Davanti a lui, distante una ventina di metri, una figura avvolta in un
impermeabile scuro lottava contro la tempesta trascinandosi dietro qualcosa.
All'inizio Viktor non era certo se si trattasse di un uomo o una donna, n se stesse venendo
verso di lui o al contrario si stesse allontanando. Anche a quella breve distanza, il temporale rendeva
impossibile riconoscere i singoli dettagli. Solo quando il riflesso di un lampo sul mare illumin
brevemente la piccola strada costiera, seguito all'istante dal fragore del tuono, Viktor riconobbe l'uomo
che gli veniva incontro e cap cosa teneva tra le mani.
 lei, Michael? grid al barcaiolo, quando questi era solo a pochi passi da lui. Ma a causa del
frastuono dell'uragano non riuscirono a parlarsi finch non furono a una distanza di pochi centimetri
l'uno dall'altro e poterono darsi la mano.
Michael Burg aveva settantun anni e si sarebbero notati tutti, alla luce del sole. Vento e sale
avevano scavato profonde rughe sulla pelle legnosa del suo viso. Ma nonostante l'et, aveva il fisico
massiccio di chi, per la maggior parte della sua vita, ha lavorato duramente all'aria aperta ed  sempre
stato esposto alla salubrit dell'aria di mare.
Michael offr a Viktor la mano sinistra. Con la destra teneva al guinzaglio uno Schnauzer
completamente inzuppato e tremante.
Mia moglie vuole che porti fuori il cane anche con questo tempaccio, dottor Larenz grid il
barcaiolo sopra il fischio del vento, scrollando il capo come a dire che solo una donna poteva
pretendere una cosa del genere. Viktor pens a Sindbad e sent una fitta di dolore.
Ma per tutti i diavoli, cosa la porta fuori di casa, dottore? chiese Burg.
Un altro lampo squarci il cielo e, nella frazione di secondo in cui pot guardare il barcaiolo,
Viktor not nei suoi occhi un'espressione di profonda diffidenza.
Scelse di dirgli la verit. Non tanto per essere onesto, quanto per il fatto che non gli venne in
mente nessuna spiegazione plausibile che giustificasse quell'assurda passeggiata nella peggiore
tempesta che si fosse mai vista negli ultimi dieci anni.
Sto cercando una persona. E forse lei pu aiutarmi.
Ah s? Mi dica, di chi si tratta?.
Si chiama Spiegel. Anna Spiegel.  una donna esile, bionda, avr sui trentacinque anni.  stato
lei a traghettatarla qui, da Sylt, tre giorni fa.
Tre giorni fa ha detto?  impossibile.
Impossibile. Viktor si chiese quante altre volte gli fosse capitato di ascoltare o pensare a quella
parola nelle ultime ore.
Lo Schnauzer nero intanto tremava sempre pi forte e cominci a tirare il guinzaglio. Come il
padrone, non sembrava affatto felice di starsene in giro con quella bufera, soprattutto se doveva
rimanere fermo.
E perch sarebbe impossibile}. Perch l'altro lo capisse, Viktor era convinto di dover urlare
sempre pi forte.
Ho smesso di traghettare da tre settimane. Lei  stato l'ultima persona che ho portato qui.
Nessuno  pi voluto venire sull'isola dopo di lei!.
Non pu essere... protest Viktor, mentre Michael si preparava per rimettersi in marcia.
Sar salita su un'altra barca, anche se mi pare piuttosto improbabile. Lo saremmo venuti a
sapere, in qualche modo. Quale sarebbe il nome di questa la donna?.
Spiegel. Anna Spiegel ripet Viktor, e vide Michael scuotere la testa.
 la prima volta che sento questo nome, dottor Larenz. Mi dispiace. Ora devo proprio andare,
rischio di prendermi un malanno del diavolo.
Come richiamato dalle ultime parole del barcaiolo, un tuono fragoroso arriv da nord verso
l'isola, e Viktor si meravigli di non aver visto il lampo che avrebbe dovuto precederlo. Ma buona
parte di lui era impegnata a inserire al posto giusto il nuovo tassello del puzzle che aveva appena
ottenuto. Come era arrivata qui Anna se non con il traghetto? E come mai aveva mentito anche su
questo punto?
Ah, e... dottor Larenz?.
Il vecchio barcaiolo interruppe i pensieri di Viktor e gli si avvicin.
So che non sono fatti miei, ma perch sta cercando questa donna?.
Visto che lei  sposato, in piena notte, nel mezzo della pioggia? Queste parole rimasero
inespresse, ma si materializzarono silenziose nell'aria tempestosa.
Viktor alz le spalle e si volt senza rispondere.
Voglio sapere che cosa  accaduto a mia figlia.
45
L'Ankerhof era il tipico alberghetto da cartolina, esattamente quello che ci si aspetta di trovare
su un'isola del Mare del Nord. Posto direttamente di fronte al porticciolo turistico, con i suoi tre piani a
graticcio era l'edificio pi alto dell'isola, se non si considerava il faro di Struder Eck. Dopo la morte
del marito, la padrona, Trudi, riusciva appena a tenersi a galla con la msera pensione e i pochi clienti
che venivano l in villeggiatura durante l'estate. Ma tanto la casa quanto la proprietaria erano una
specie di istituzione che nella quotidianit dell'isola non poteva essere ignorata, e gli abitanti del
villaggio avrebbero fatto qualsiasi cosa pur di aiutarla ad andare avanti. Se fosse stato necessario
avrebbero persino pernottato da lei. Quando le cose ancora andavano bene, Parkum era il punto di
partenza di una nota regata velica, e la pensione poteva ospitare fino a una ventina di persone. E se il
tempo era bello, Trudi sistemava i tavolini all'aperto e offriva agli ospiti la sua limonata fatta in casa o
del caff freddo. Durante l'autunno gli abitanti del villaggio si accomodavano davanti al camino in
ferro battuto nel salottino del piccolo albergo e ingannavano il tempo scambiandosi storie di marinai e
gustando le torte sfornate da Trudi. A meno che Trudi non decidesse di andare a trovare i parenti in
localit pi calde e chiudesse la pensione fino alla primavera successiva. Come aveva fatto quell'anno.
Dopo l'inquietante telefonata con Halberstaedt, mentre avanzava faticosamente verso l'edificio,
Viktor non si stup nel vedere che tutte le imposte dell'Ankerhof erano chiuse e che dal comignolo non
usciva il fumo.
Cosa ci faccio qui? si chiese, cercando attorno a s almeno un segno della presenza di Anna.
Per un attimo dovette respingere l'impulso di gridare a voce alta il suo nome, per accertarsi che
lei non si fosse introdotta furtivamente nell'edificio chiuso per continuare a manovrarlo in quel gioco
macabro.
A un tratto il telefono squill di nuovo. Stavolta era una suoneria diversa, quella riservata ai
parenti e agli amici pi intimi.
S?.
Dimmi un po', mi prendi in giro?.
Kai? Che succede?.
Viktor torn sulla strada principale e si volt verso est, cercando di capire le parole del
detective.
A che gioco stai giocando con me?.
Io? Ma cosa stai dicendo?.
Parlo del fax.
Ah, s. Meno male che hai telefonato. Non c'era niente l sopra.
Niente? Tu lo sai meglio di chiunque altro che cosa non c'era sopra, quindi non prendermi in
giro.
Ma che stai dicendo? Che ti  preso?.
Viktor dovette girarsi controvento dopo che una raffica gli aveva soffiato in faccia una secchiata
di pioggia. Vista da l, la pensione deserta poteva benissimo essere scambiata per un set
cinematografico fatiscente.
Ho fatto dei controlli sul numero da cui  stato spedito quel disegno. Volevo sapere chi era
stato a mandarmi il gatto.
Il gatto blu Nepomuk.
E...?.
Quel numero era il tuo. Sei stato tu a spedirmi quel disegno dalla tua casa di Parkum.
Non  possibile, pens Viktor.
Kai, non ho idea di cosa.... La sua risposta fu interrotta da un doppio segnale acustico seguito
da una voce femminile: Non c' nessuna rete disponibile. La preghiamo di riprovare pi tardi.
Cazzo. Viktor guard lo schermo del suo cellulare e imprec ad alta voce. L'unico contatto
che aveva con la terraferma era svanito. Si volt dall'altra parte. Rimase immobile, poi spost lo
sguardo in tutte le direzioni e alla fine alz gli occhi al cielo, come se potesse ricevere una risposta da
quella tempesta scura.
Con chi poteva parlare ora? Da chi poteva andare? Una goccia di pioggia lo colp direttamente
nell'occhio. Sbatt ripetutamente le palpebre, come faceva da bambino quando nella vasca da bagno lo
shampoo gli finiva negli occhi. Se li stropicci entrambi con le mani e, quando li ebbe riaperti, i confini
di ci che lo circondava gli sembrarono pi definiti. La vista si era schiarita. Come se l'oculista,
eseguendo il test visivo, avesse finalmente trovato la lente giusta e ora lui potesse riconoscere al primo
colpo le lettere sulla parete opposta. Ma forse si tratt soltanto di una pura casualit se all'improvviso
cap dove doveva andare.
46
Nella casetta del sindaco si vedeva una luce ancora accesa. Viktor se lo aspettava. Sali di corsa i
gradini fino alla porta e suon il campanello di Halberstaedt.
Da qualche parte si ud un cane abbaiare, probabilmente quello di Michael, e da qualche parte l
intorno arrivava il rumore di un cancelletto che sbatteva. O forse si trattava di una persiana chiusa male
picchiata dal vento. In ogni caso Viktor non era sicuro che il campanello avesse suonato veramente.
Lasci passare un altro minuto, nel caso Halberstaedt si fosse gi alzato al primo squillo e stesse per
raggiungere la porta.
Ma anche dopo il secondo trillo non arriv nessuno, e allora Viktor prov con la forza. Afferr
il grosso battente e ripetutamente lo picchi contro il legno di cedro. Halberstaedt viveva da solo. Sua
moglie lo aveva lasciato due anni prima per un tizio ricco di Monaco.
Ancora nessuna reazione.
Forse non pu sentirmi a causa del frastuono di questo dannato temporale, pens Viktor, e gir
intorno alla casa. Era veramente in una posizione incantevole, proprio accanto all'Ankerhof, con la
vista sul porticciolo turistico. Ma non aveva un accesso diretto alla spiaggia, n un approdo privato. Per
raggiungere il mare da l, bisognava percorrere la stretta via costiera. Questo non era certamente un
problema in un'isola tanto piccola. Ma Viktor riteneva che se uno deve vivere vicino al mare, tanto
vale che sia davvero sul mare. Perch altrimenti sarebbe la stessa cosa prendersi una bella villa per le
vacanze sulla terraferma e poi andare con l'auto fino al lago pi vicino.
Il vento di bufera soffiava dal mare, perci quando Viktor giunse sul retro approfitt per un
istante della protezione che il muro gli offriva.
Lungo tutta la strada costiera, a parte pochi pini esili e rinsecchiti ripiegati dal vento, non c'era
nulla sotto cui ripararsi dalla tempesta, cos per tutto quel tempo Viktor era rimasto esposto alla forza
brutale dell'acquazzone. Ora che la pioggia si stava finalmente calmando, pot tirare un sospiro di
sollievo. Non appena si sent pronto, si mise in cerca di un segno di vita del padrone di casa.
Attraverso la grande finestra posteriore si poteva distinguere chiaramente l'interno dello studio
di Halberstaedt. Probabilmente lui era al piano di sopra. La scrivania era ricoperta di fogli, e su un
piccolo sgabello era sistemato un portatile aperto, ma del sindaco non c'era traccia. Nel camino il fuoco
si stava spegnendo e, a parte una lampada da tavolo accesa, nient'altro lasciava pensare che
Halberstaedt avesse lavorato l fino a un attimo prima.
Non credevo che Patrick avesse uno studio, tanto meno un computer, si stup Viktor,
guardandosi intorno.
Dalle finestre del piano di sopra non trapelava alcuna luce, ma questo non significava nulla
perch Halberstaedt poteva essersi messo a dormire oppure aver tirato le tende.
Viktor non sapeva pi cosa fare. Finora con quel vagare nella pioggia scrosciante non aveva
ottenuto nulla. E non c'era niente di strano, dato che lui per primo non sapeva n dove cercare n cosa
avrebbe fatto se avesse trovato Anna o Halberstaedt.
Non mi cerchi. Sar io a trovarla!
Viktor stava per tentare un'ultima volta la fortuna con il battente, quando con la coda
dell'occhio vide il capanno che si trovava sul retro del giardino incolto.
In circostanze normali, la debole luce che filtrava da sotto la porta di lamiera non avrebbe
attirato la sua attenzione. Ma la tensione aveva ormai acuito i suoi sensi, per cui colse diversi dettagli in
una volta sola: nel capanno la luce era accesa, l'unica finestra era stata, per motivi imperscrutabili,
oscurata da dentro con un'asse massiccia, e il piccolo comignolo di ferro che si trovava sulla tettoia
piatta stava senz'ombra di dubbio fumando.
Perch diavolo con quel tempo da lupi Halberstaedt si era rintanato nel capanno degli attrezzi?
E perch era cos protetto che non lasciava filtrare la luce, mentre lo studio in casa era tanto illuminato?
Ignorando un senso di minaccia sempre pi incombente, Viktor attravers il prato bagnato fino
al piccolo capanno e cerc di capire cosa stava accadendo l dentro.
47
La porta non era sbarrata. Mentre l'apriva lentamente fu investito da un odore di muffa, il tipico
miscuglio di gasolio, legna marcia e stracci sporchi che si trova in ogni ricovero degli attrezzi poco
utilizzato. A parte un paio di scarafaggi e aselli, che Viktor fece scappare quando entr nel capanno,
non vide altri esseri viventi. Halberstaedt non era neppure l dentro.
Ma mancava anche qualcos'altro che Viktor si era aspettato di trovare nel capanno. Gli attrezzi.
Nel locale, che era grande pi o meno il doppio di un garage, non si vedevano arnesi da giardinaggio o
i classici residui di materiale edile e barattoli di vernice, n sulle mensole in plastica alle pareti, n
abbandonati sul pavimento.
Ma quando rabbrivid, non fu solo perch c'era qualcosa di inquietante nell'assenza di carriole,
biciclette arrugginite o materiale ricavato dagli scheletri di barche a remi. Per la prima volta, da quando
aveva iniziato il lungo percorso dalla sua casa fino l, in quella sgangherata baracca nel giardino del
sindaco dell'isola, sentiva un freddo insopportabile. Viktor poggi le mani sui fianchi e stir la schiena
fino al punto in cui la nuca era nuda, finch tutto il suo corpo fu coperto dalla pelle d'oca.
Perch la morte  sempre fredda?
Cerc di scrollarsi, sia per dimostrare a se stesso che non si trovava in un incubo, sia per
allontanare i pensieri spaventosi che avevano aggredito la sua mente non appena ebbe realizzato cosa
c'era esattamente in quella baracca.
Orribile.
Come avrebbe voluto essere a casa in quel momento, la sua casa.
Davanti al camino con Isabell, oppure nel bagno caldo, con un cerchio di candele accese intorno
alla vasca. Protetto, con le porte e le finestre serrate per tenere lontano gli orrori del mondo esterno.
Avrebbe desiderato di essere in qualsiasi altro posto, ma non l, circondato da centinaia di fotografie e
articoli di giornale terrificanti.
Halberstaedt, Anna, ? chiunque fosse stato l negli ultimi mesi aveva utilizzato le pareti come
supporto per un mostruoso collage di foto, ritagli di giornale e lettere dell'alfabeto. Le foto erano a dir
poco raccapriccianti, e non perch mostrassero perversioni sadiche, parti di cadaveri ? altri soggetti
nauseanti, che si possono facilmente trovare anche solo attraverso certi siti proibiti di Internet. Viktor
fu sopraffatto dal terrore perch dovunque vedeva lo stesso volto. Tutti i ritagli di giornale, tutte le
fotografie appese alla corda del bucato tirata lungo il locale e attaccate allo scaffale ritraevano sempre
lo stesso soggetto: Josy.
Viktor si sent intrappolato in una foresta cartacea di ricordi, costretto a guardare sua figlia negli
occhi ovunque voltasse la testa. Qualcuno doveva aver trascorso praticamente tutto il suo tempo a
occuparsi del rapimento. Viktor aveva scoperto il tempio di un folle. Qualcuno aveva scelto Josy come
oggetto di un culto aberrante, completamente fuori da ogni logica razionale.
Dopo lo shock iniziale, Viktor cominci a distinguere i dettagli del macabro collage che si
rivelava sotto la debole luce della lampadina.
Inizialmente pens di sbagliarsi, ma poi fu sicuro che quelle che ricoprivano le foto erano tracce
di sangue - impronte lasciate da una mano minuta, troppo piccola per appartenere ad Halberstaedt.
Se Viktor avesse avuto bisogno di un'ulteriore prova che quella fosse l'opera di un pazzo, di
certo sarebbe bastato il significato dei titoli di giornale che erano stati incollati su diverse fotografie,
ritagliati con precisione e marcati con l'evidenziatore.
Con la mano destra avvolta nella sciarpa, inclin la lampadina incandescente per illuminare i
testi del collage sulla parete.
IL MEDICO CHE CURAVA GLI INCUBI PIOMBA IN UN INCUBO
IL FAMOSO PSICHIATRA LASCIATO DALLA MOGLIE
LA PICCOLA JOSY  STATA AVVELENATA?
 DECISO: LARENZ NON POTR PI ESERCITARE!
Ma quale pazzo pu aver escogitato queste assurdit? si chiese Viktor. Alcuni titoli
sembravano autentici. Ma quasi tutti erano opera di una perversa falsificazione della realt, e
diventavano sempre pi insensati a ogni riga.
O dovrei dire quale pazza?
Era il risultato di un lavoro impegnativo, perch qualcuno doveva aver escogitato i contenuti
degli articoli, poi li aveva dovuti battere al computer usando il carattere tipico di un giornale, stampare,
ritagliare e alla fine attaccare a quella parete. E da dove erano state prese tutte quelle foto di Josy?
Alcune se le ricordava bene, probabilmente erano state scaricate da Internet. Ma altre non le aveva mai
viste prima di allora.
Qualcuno aveva spiato la sua famiglia? E aveva fotografato sua figlia di nascosto? Sebbene
ancora non avesse delle prove schiaccianti, Viktor era ormai sicuro che l'artefice di tutto questo fosse
Anna.
E molto probabilmente le singole frasi lasciano trapelare il suo obiettivo. Cio lo schema che
Anna sta seguendo e che ho tentato di scoprire, pens ancora Viktor, mentre inclinava la lampadina
verso sinistra.
Se non fosse accaduto in quel momento, probabilmente tutto avrebbe preso un'altra piega. Se
non avesse urlato tanto forte dallo spavento, e avesse invece udito il raspare che veniva dall'esterno. Se
non fosse stato cos preso a riconoscere e afferrare ci che pendeva dalla parete, ma avesse prestato
attenzione allo scricchiolio dei rami spezzati in giardino. E se si fosse voltato accorgendosi forse un po'
prima del pericolo che si avvicinava. Forse.
Invece lasci andare la lampadina e afferr il pezzo di carta che penzolava da un chiodo
arrugginito nella parete posteriore del capanno. Non gli interessava il contenuto di quel biglietto. Cap
subito di che cosa si trattava e dove lo aveva gi visto. Del resto era accaduto solo pochi minuti prima.
Era la stessa carta grigia riciclata, la stessa grafia. Non c'era alcun dubbio - quel foglietto proveniva dal
blocco che si trovava a pochi passi da l, sulla scrivania di Patrick Halberstaedt. Chiunque avesse dato
vita a quella stanza degli orrori non lavorava soltanto nel capanno, ma anche l accanto, nello studio del
sindaco dell'isola.
Armato di quella certezza e con la pistola stretta nel pugno, Viktor si precipit di nuovo in
giardino.
48
Ci vollero solamente due minuti per trovare il nascondiglio. Anche Halberstaedt aveva una
seconda chiave di casa per le emergenze, e la teneva sulla veranda, sotto un vaso di terracotta.
Dopo aver aperto la porta, grid il nome del padrone di casa, poi corse in tutte le camere per
accertarsi che il suo presentimento non fosse sbagliato. Non c'era nessuno.
Viktor preg che non fosse accaduto nulla a Halberstaedt. Nonostante l'inspiegabile telefonata e
lo spaventoso contenuto del capanno degli attrezzi, non poteva e non voleva credere che il sindaco
fosse complice di Anna. Lo conosceva da fin troppo tempo. Ma allora che ruolo aveva? L'alternativa lo
spavent ancora di pi, non appena ripens a Isabell. Anna oramai era diventata una minaccia concreta,
e Viktor poteva solo sperare che la pazzia fosse limitata solo a lei.
Raggiunse la scrivania rapidamente, senza preoccuparsi di pulire le scarpe, che sporcarono di
fango la moquette chiara.
Fiss il blocco che si trovava accanto al computer. Cosa c'era scritto su quei fogli? A che cosa
aveva lavorato Halberstaedt? O Anna? Finalmente sentiva di essere a un passo dalla chiave che avrebbe
risolto tutti quegli enigmi.
Si tolse l'impermeabile e pos la pistola sulla scrivania, accanto al blocco, prima di sedersi per
leggere le prime pagine.
Cap alla prima occhiata che si trattava di un manoscritto. E quando Viktor scorse l'inizio, sent
di piombare in un dj-vu mai vissuto prima.
D: Come si  sentito subito dopo la tragedia?
R: Come morto. Certo, respiravo ancora, bevevo e a volte mangiavo. E riuscivo persino a
dormire una o due ore al giorno. Ma nella realt non esistevo pi. Sono morto il giorno in cui la nostra
Josephine  scomparsa.
Dovette rileggere la frase due volte, e tuttavia non era ancora sicuro che ci che vedeva fosse
reale. Non si trattava di una delle storie di Anna. Questa era la sua intervista. Completa della prima
risposta alle domande del Bunte.
Inizialmente Viktor si chiese come Anna avesse potuto rubare i suoi appunti, ma poi si ricord
che il disco fisso del suo portatile era stato completamente cancellato. Anna doveva aver approfittato di
un momento in cui lui non poteva vederla - forse il giorno prima, mentre Viktor dormiva - per sottrargli
tutti i dati.
Ma perch prendersi la briga di ricopiare a mano gli appunti? Perch non limitarsi a stampare le
risposte? Cos'era quella pila di fogli scritti con una penna a sfera? E poi che razza di assurda calligrafia
era quella, cos maschile e per nulla adeguata a una donna delicata e minuta? Possibile che
appartenesse a Halberstaedt? No, il sindaco non era mai stato a casa sua. Non poteva avere avuto
accesso ai suoi dati.
Viktor sfogli furiosamente le pagine e not che Anna aveva davvero copiato tutto a mano.
Ogni domanda. Ogni risposta. Parola per parola. Frase per frase. Tutto quello che Viktor aveva scritto
fino a quel momento.
Guard il portatile acceso l accanto. Era uguale al suo. La marca e il modello erano gli stessi.
Prese il mouse per togliere il salvaschermo. Voleva - anzi, doveva - scoprire a cosa stava lavorando
Anna.
Con un clic apr un file Word e immediatamente cap di cosa si trattava. Erano le domande
dell'intervista che la redazione del Bunte gli aveva inviato qualche tempo prima. Era la stessa e-mail
che gli aveva spedito la caporedattrice.
Torn a guardare la pila di fogli accanto al computer. Sapeva che in teoria era possibile che
Anna avesse messo le mani sui suoi file e avesse persino rubato la cartella clinica a Berlino. Ma era
stata a casa sua soltanto la sera prima. E in condizioni fisiche pressoch critiche. Aveva avuto quindi
pochissimo tempo per ricopiare con mano ferma i suoi appunti.
Come poteva essere accaduto?
Un altro ricordo si affacci alla mente di Viktor, e questa volta si trattava di uno dei primi
incontri con Anna. Era la volta in cui era venuta a casa sua a piedi sotto la pioggia, e nonostante tutto le
sue scarpe erano asciutte e pulite.
Ma pi di tutto, ci che non quadrava era il fattore temporale. Come aveva fatto a riempire tutti
quei fogli in poche ore? Tanto pi che la pila appariva molto alta, rispetto a ci che lui aveva scritto al
computer negli ultimi giorni.
Viktor cerc nel mucchio le ultime due pagine e trattenne il respiro.
Era come immaginava. Non era stato lui l'autore di quelle frasi. La pazzia di Anna era
evidentemente ancora pi profonda di quanto Viktor avesse ipotizzato. Anna non si era limitata a
copiare le sue risposte, ma le aveva integrate con parole proprie.
Viktor lesse:
Mi sento responsabile della morte di mia figlia. E del fallimento del mio matrimonio. Ci sono
molte cose che farei in modo diverso, se potessi ricominciare da capo.
Come ho potuto tradire in questo modo Isabell?
Viktor era sconvolto di fronte a quelle frasi. Era la prova dell'intrigo in cui Anna e Isabell erano
complici? Ma perch? A che scopo? Anzich fare finalmente un po' di luce in quell'oscurit e placare
la tempesta, tutto sembrava diventare, attimo dopo attimo, ancora pi confuso.
Senza accorgersi dei passi sul pavimento dietro di lui, Viktor continu a leggere:
Avrei dovuto ascoltare di pi mia moglie. In fondo  sempre stata quella che prendeva le
decisioni giuste. Come ho fatto a pensare che stesse tramando contro di me? Come ho potuto
allontanarmi da lei? Solo ora mi rendo conto di quanto sia stato sbagliato addossarle tutta la colpa per
ci che  successo a Josy.
E del pericolo in cui ho messo nostra figlia con il mio comportamento.
Viktor rilesse pi volte le ultime due frasi. Sembravano scritte in cinese, per quanto il loro
significato gli risultava oscuro. Si chiese se portarsi via i fogli e uscire subito da quella casa.
Ma ormai era troppo tardi.
49
Ora ha le risposte?.
Terrorizzato, Viktor lasci cadere i fogli che aveva in mano quando, alle sue spalle, ud una
voce che ben conosceva. Il panico lo afferr come un boa constrictor. E poich non riusciva a trovare la
pistola, finita sotto i fogli sparsi sulla scrivania, si volt completamente disarmato. Anna aveva in mano
un lungo coltello, e le sue dita erano bianche per la forza con cui stringeva l'impugnatura di legno.
Nonostante l'atteggiamento minaccioso, era affascinante come il primo giorno. Stava molto meglio. I
suoi capelli erano pettinati perfettamente e il tailleur nero, ben stirato, esaltava la sua figura sensuale.
Non mi cerchi. Sar io a trovarla!
Mi stia a sentire.
Viktor decise di agire per primo, nonostante lei lo stesse evidentemente minacciando con la
forza.
Anna, io la posso aiutare!.
Non  schizofrenica. Finge di esserlo.
Lei vorrebbe aiutarmi? Proprio lei? Dopo aver mandato in pezzi la sua famiglia? Sua figlia,
sua moglie, la sua stessa vita?.
Perch mette in mezzo mia moglie?.
 la mia pi cara amica, viviamo insieme ora.
Viktor sperava di poter vedere il balenare della follia nei suoi occhi. Invece la delicatezza del
suo volto rendeva ancora pi tremende le sue strane parole.
Come si chiama veramente? le chiese Viktor, fissandola e cercando la traccia di una qualsiasi
emozione, anche la pi piccola, nei suoi lineamenti.
Lei lo sa come mi chiamo, Viktor. Mi chiamo Anna. Anna Spiegel.
Adesso basta, Anna. So che non  vero. Ho telefonato alla Parkklinik di Dahlem.
Anna sorrise con un certo cinismo.
Ha chiamato la clinica? Era curioso?.
S. E mi hanno detto che lei non  mai stata una loro paziente. Ma che c'era una tirocinante
con quel nome. E che ora  morta.
Che coincidenza incredibile, non trova? E sa anche com' stata assassinata?.
Anna mosse il coltello di lato e per un istante la luce della lampada riflessa sulla lama abbagli
Viktor.
Non lo so ment lui. Ma la prego, sia ragionevole.
Viktor cercava di riflettere febbrilmente. Per quella situazione non aveva preparato alcun piano
d'emergenza. A Berlino, a seguito di un incidente di poco conto, aveva fatto installare un campanello
d'allarme sotto la scrivania. Ed  per questo che non ho mai ricevuto i pazienti al di fuori
dell'ambulatorio, pens. Disperato, prov a cambiare strategia.
Dunque, Anna. Mi ha detto che tutti i personaggi che crea per i suoi libri diventano reali.
Esatto.  stato attento, dottore.
Devo fare in modo che parli. Fino a che Halberstaedt non torna a casa. Fino a quando non
succede qualcosa. Qualsiasi cosa.
Viktor decise di continuare a parlare della sua schizofrenia, come se credesse alla versione dei
fatti di Anna.
C' una spiegazione semplice per questo fenomeno. Quando poco fa mi ha detto che era
successo di nuovo, voleva farmi capire che per l'ennesima volta qualcuno  apparso nella sua vita.
Qualcuno che lei stessa ha inventato. Giusto?.
Viktor prese come risposta affermativa un breve cenno di Anna.
E perci questo  il motivo per cui lei ha riscritto la mia intervista.
No. Anna scosse il capo con decisione.
Lei ha ricopiato le mie risposte e cos facendo  convinta di avermi creato. Ma questa  solo la
realt, visto che io esisto davvero. Mi capisce?.
No. Non  cos.
Anna, mi segua. Questa volta  molto semplice: io esisto. Non sono frutto della sua
immaginazione, non sono il personaggio immaginario di una delle sue opere. L'ultima cosa a cui ha
lavorato riguarda me, non lei! Sono stato io a scriverla.
Sono tutte bugie! grid Anna improvvisamente, agitando il coltello nell'aria, facendo
indietreggiare Viktor di qualche passo, fino a sbattere contro la scrivania davanti alla finestra.
Ma non riesce proprio a capire cosa sta succedendo? Non riesce a cogliere i segnali?. Ci fu un
lampo negli occhi di Anna, che lo fiss in modo crudele.
Cosa vuole dire? Di che segnali sta parlando?.
Oh, mio caro dottor Esimio Psichiatra, si crede molto furbo, vero? Lei  convinto che io
l'abbia derubata, che mi sia intrufolata in casa sua e che abbia parlato al telefono con sua moglie. E
pensa che sia coinvolta nella scomparsa di sua figlia. Non ha ancora capito, eh? No, non l'ha proprio
capito.
Con le ultime frasi, Anna aveva riacquistato completamente la calma. Dal suo viso scomparvero
la cattiveria e l'aggressivit di un attimo prima e si trasform di nuovo nella donna giovane e
affascinante con il tailleur classico che Viktor aveva conosciuto pochi giorni prima.
D'accordo prosegu lei, con un sorriso. Come non detto, noi due dobbiamo fare ancora un
passo avanti.
Che cosa vuol dire?.
Viktor sent la gola stringersi nella morsa di una paura incontenibile. Non riusciva quasi pi a
respirare.
Un passo avanti?
Si avvicini e guardi fuori!.
Anna indic con il coltello la finestra che si affacciava sulla strada. Viktor ubbid al suo ordine
e guard all'esterno.
Che cosa vede?.
Una macchina. Una Volvo.
Viktor era incerto. Prima di tutto sull'isola era vietato l'accesso alle automobili private, e poi si
trattava dello stesso modello della sua auto, che aveva lasciato nel parcheggio di Sylt.
Su, mi segua!. Anna era gi sulla soglia.
Dove?.
Faremo un giro turistico. L'autista  gi in macchina che ci aspetta.
Viktor not che in effetti qualcuno era seduto al volante e aveva acceso il motore.
E cosa succede se io resto qui? protest, fissando Anna negli occhi.
Anna non rispose, ma infil la mano nella tasca del cappotto ed estrasse la pistola che Viktor,
fino a pochi minuti prima, aveva cercato sul tavolo di Halberstaedt.
Viktor si pieg al proprio destino e, rassegnato, si incammin lentamente verso la porta.
50
L'interno della Volvo profumava di pelle appena ingrassata e lucidata con cera d'api. Viktor era
cos sopraffatto dal ricordo della propria automobile che per qualche istante dimentic il pericolo in cui
si trovava. Quella macchina era davvero identica a quella con cui era arrivato al mare tre settimane
prima. Era equipaggiata esattamente con gli stessi accessori. Tutto gli appariva cos familiare. E
sebbene in realt non fosse possibile, Viktor cominci a pensare che qualcuno avesse potuto traghettare
la sua auto da Sylt a Parkum nonostante il mare in tempesta.
Che cosa sarebbe questa pagliacciata? domand rivolto sia ad Anna, che gli era accanto sul
sedile posteriore, sia al misterioso autista, di cui poteva vedere solo il contorno dal momento che era
seduto alle sue spalle.
Come le ho detto poco fa, questo  un giro turistico. Quando Anna batt le mani, la Volvo si
mise in movimento.
Non possiamo andare molto lontano, pens Viktor. Sull'isola ci sono solamente due strade. Al
massimo occorrono sei minuti per arrivare al faro dopodich si pu solo tornare indietro.
Dove stiamo andando?.
Questo lo sa benissimo, Viktor. Deve solo mettere insieme gli ultimi pezzi, e avr la
soluzione.
La Volvo acquist velocit e, nonostante la pioggia battesse con una violenza incredibile sul
parabrezza, l'autista non sembrava avere intenzione di azionare i tergicristalli.
Ecco, legga questo!. Anna porse a Viktor tre pagine fittamente scritte a mano con inchiostro
blu. Probabilmente anche quelle provenivano dalla mano di Anna, e Viktor pot presagire il disastro.
Cos'?.
 l'ultimo capitolo su Charlotte. La fine. Lo voleva leggere. Viktor si allarm notando che i
margini dei fogli erano leggermente bruciacchiati. Come se Anna avesse potuto fermare il tempo e per
un pelo fosse riuscita a toglierli dal camino del suo soggiorno.
Legga!. Anna batt col calcio della pistola sulle pagine, e Viktor diede una prima occhiata.
La fuga
Perch non pu semplicemente raccontarmi quello che...?. Legga! lo interruppe furibonda,
e Viktor cominci a leggere incerto le prime frasi:
La notte che passammo all'hotel Hyatt fu orribile. Charlotte continuava a sanguinare dal naso e
dovemmo farci portare delle nuove lenzuola e degli asciugamani puliti. Avevo finito le medicine, ma
lei mi implor di non lasciarla sola, per cui non potei andare di persona in farmacia. Quando alla fine si
fu addormentata, non volli rischiare di svegliarla mandando il portiere a comprare paracetamolo e
penicillina: il suo bussare l'avrebbe certamente strappata al sonno.
Quando prese una buca piena d'acqua, l'auto sband un poco e Viktor sollev lo sguardo.
Finora non aveva letto nulla che potesse offrirgli una spiegazione per l'assurda situazione che stava
vivendo: imprigionato in auto insieme a una pazza armata che lo costringeva a leggere le prove scritte
delle proprie allucinazioni. Non  schizofrenica. Finge di esserlo.
E come se questo non fosse gi abbastanza, l'autista sembrava voler stabilire un nuovo record di
velocit. Per di pi in mezzo a una tempesta spaventosa con una visibilit inferiore a quattro metri.
Correva cos tanto che il paesaggio scorreva troppo velocemente attraverso i finestrini laterali, ed era
impossibile capire dove fossero.
Continui a leggere!. Anna si era accorta del suo momento di distrazione e lo minacci
togliendo la sicura alla pistola.
Ehi, ehi, ehi! Calma. Continuo, Anna. Continuo.
Per l'ennesima volta Viktor si immerse nel suo destino. E nuovamente fu pervaso dal terrore
puro.
51
La mattina successiva, dopo una colazione veloce, io e Charlotte lasciammo l'hotel e andammo
alla stazione. Poi salimmo sul treno che ci avrebbe portate nel Westerland. Quando arrivammo laggi,
ci volle un'ora prima che convincessimo un vecchio pescatore a traghettarci a Parkum. Fino al nostro
arrivo sull'isola, non avevo idea della ragione per cui Charlotte mi ci aveva portata. Immaginavo solo
che volesse raggiungere la fine della storia. E che evidentemente sarebbe dovuto accadere qui,
nell'isolamento di Parkum.
Appena mettemmo piede sull'isola, avvenne una cosa incredibile: le condizioni di salute di
Charlotte ebbero un miglioramento netto quanto improvviso. Come se l'aria marina e il rigido clima del
nord le facessero bene. E a sottolineare ulteriormente quel cambiamento, mi fece una strana richiesta:
Non chiamarmi pi Charlotte. Qui, sulla mia piccola isola, ho un altro nome.
Josy?. Viktor alz gli occhi dai fogli e Anna sorrise. Naturalmente. Entrambi sapevamo fin
dall'inizio di chi stavamo parlando, no?.
Non pu essere successo. Lei non pu essere stata qui a Parkum con Josy. Vi avrebbero
notato. Qualcuno mi avrebbe informato....
Certo. Anna lo guard come si guarda un paziente in evi dente difficolt per rassicurarlo.
Ma continui a leggere.
Viktor ubbid all'ordine.
52
Ci sistemammo in una casetta sulla spiaggia a circa dieci minuti di cammino dal villaggio e dal
porticciolo turistico. Josy mi raccont che spesso aveva trascorso le vacanze l insieme ai suoi genitori.
In particolare quando volevano fare delle ferie pi lunghe e non trascorrere un semplice fine settimana
a Sacrow. Avrei voluto accendere il fuoco nel camino e preparare un t, ma lei mi prese per mano.
Ora ti mostrer l'ultimo indizio, Anna disse, e mi guid fino alla finestra del salotto, dalla
quale si godeva di una vista spettacolare sulla spiaggia e sul mare.
Il male non ci ha mai abbandonato mi spieg. Non siamo riuscite a evitarlo. N a Berlino,
n ad Amburgo e neppure a Sylt. Ora  qui sull'isola.
In principio non capii il significato di quelle parole. Poi guardai la spiaggia e, a circa
cinquecento metri da noi, vidi una figura minuta che avanzava. E pi si avvicinava, pi ero certa che la
mia intuizione si stesse rivelando corretta. Davvero il male aveva vissuto nella sua casa a
Schwanenwerder. E ci aveva seguite fin l. Afferrai Josy e corremmo verso la porta posteriore. Ancora
non sapevo quale sarebbe stata la nostra prossima mossa, ma sapevo che se non avessi trovato un
nascondiglio per la bambina sarebbe successo qualcosa di orribile. Quindi per il momento scegliemmo
di raggiungere la piccola baracca del generatore, che si trovava soltanto a pochi metri dalla veranda.
Entrammo e subito fummo avvolte da un freddo terribile e da un pungente odore di muffa,
simile alla puzza stagnante di fumo di sigaretta che si pu trovare in una cabina telefonica. Ma qualsiasi
cosa sarebbe stata meglio che aspettare fuori. Chiusi la porta giusto in tempo.
Perch a quel punto Isabell era a meno di cento metri da noi.
Mia moglie?. Viktor non ebbe il coraggio di guardare Anna negli occhi.
S.
Che cosa ha fatto?.
Vada avanti e capir anche i collegamenti.
Il rombo del motore della Volvo intanto era divenuto assordante come il pulsare del sangue che
Viktor avvertiva nelle orecchie. Non sapeva se l'adrenalina che gli sfrecciava nelle vene fosse dovuta
alla paura che la minaccia della sua rapitrice gli suscitava o alla velocit folle con cui l'auto era lanciata
sulla strada sconnessa. Probabilmente a entrambe. Viktor si meravigliava di se stesso, perch in quella
situazione tra la vita e la morte riusciva ancora a pensare lucidamente e addirittura a leggere.
Per fortuna non soffro il mal d'auto, riflett, ma subito allontan un pensiero tanto banale.
E continu a leggere.
53
Purtroppo la porta del capanno si poteva chiudere solo dall'esterno. Non sapevo assolutamente
cosa avesse in mente Isabell, cosa avrebbe potuto fare a Josy. Ma capivo che saremmo state perdute se
fosse venuta a cercarci in quel nascondiglio. Non c'erano finestre, e lo spazio era minimo. Mi chiesi se
avremmo potuto nasconderci dietro il generatore, il cui ronzio fortunatamente copriva tutti i rumori che
facevamo. Ma il pertugio tra il motore e la parete non offriva abbastanza spazio per entrambe. Che
cosa ti ha fatto? volli sapere, mentre cercavo un modo per scappare da quella trappola.
Devi interpretare gli indizi rispose, ma la sua voce non suonava pi sicura come prima.
Non ne abbiamo il tempo protestai. Josy, non posso aiutarti se non mi dici che cosa
dobbiamo aspettarci! Che cosa ti ha fatto tua madre?.
Mi ha avvelenata rispose lei con un filo di voce.
Mi voltai, pensando di aver sentito un rumore davanti al capanno.
E perch lo avrebbe fatto? le domandai, mentre andavo verso la porta.
Ero stata cattiva. A Sacrow avevo fatto una cosa che non dovevo fare.
Che cosa?.
Avevo sanguinato. E per la mamma io non devo sanguinare. Lei vuole che io resti una
bambina. Non devo crescere e farla arrabbiare.
Viktor era sconvolto, e i fogli gli caddero dalle mani.
Finalmente ha capito? chiese Anna.
S, penso di s mormor Viktor.
Di colpo tutto sembrava avere un senso. Il sangue nel bagno. Il veleno. Isabell. Ma era
possibile? Davvero sua moglie non voleva che Josy diventasse adulta? Era cos malata? Aveva
avvelenato sua figlia perch rimanesse per sempre una bambina indifesa di cui prendersi cura?
Perch sa tutte queste cose? domand Viktor. Che ruolo ha in questa storia?.
Non posso dirglielo rispose Anna. Deve continuare a leggere, per capirlo.
Viktor fu costretto a raccogliere i fogli ai suoi piedi per scoprire finalmente come terminava
l'incubo che per lui era cominciato quattro anni prima.
54
Aprii un poco la porta e balzai indietro terrorizzata. Isabell era sulla veranda, armata di un lungo
coltello preso in cucina. Si guard intorno, poi si mosse, scendendo lentamente i gradini. Come ti ha
avvelenata, Josy? Con che cosa? chiesi mentre richiudevo la porta.
Soffro di un'allergia bisbigli la piccola. Sono allergica al paracetamolo e alla penicillina.
Nessuno lo sa. Soltanto lei. Non potevo certo fermarmi a riflettere sul significato delle sue parole,
prima dovevo trovare un modo per salvarci. Ma come? Non mi sembrava il caso di accendere la luce, e
allora utilizzai l'accendino, anche se sapevo bene che, in una stanza per la caldaia, non si dovrebbe mai
fare.
Mi guardai intorno disperata, sempre attenta a non lasciare la mano di Josy per evitare che,
presa dal panico, potesse correre fuori.
Non serve, Anna mi sussurr lei. Ci trover comunque. E ci uccider. Sono stata cattiva.
Non le prestai ascolto, ma continuai a esaminare le pareti e il soffitto, temendo sempre che la
porta si spalancasse e Isabell comparisse sulla soglia con il coltello.
La sentii che chiamava il nome della piccola.
Josy, Josy, tesoro. Dove sei? Vieni da me. Voglio solo aiutarti!. La sua voce, cos dolce da
suonare innaturale, sembrava molto vicina, e Josy scoppi a piangere. Per fortuna il frastuono del
generatore copriva ogni altro rumore. Alla luce tremolante della fiamma continuavo a scrutare
ovunque, in alto, in basso, di lato. E alla fine trovai una soluzione. Il mio sguardo si pos ancora una
volta su quel motore arrugginito. Seguii il percorso del tubo del carburante che dal generatore piegava
in basso a destra e passando davanti ai miei piedi scompariva sottoterra. La cisterna della nafta!
Come avevo immaginato sia il generatore che il serbatoio non erano conformi alle nuove norme
di sicurezza. La cisterna era interrata sotto il pavimento del capanno, alla destra del generatore. Pi che
un serbatoio era una grossa vasca di plastica con un coperchio che sporgeva di circa dieci centimetri dal
livello del terreno. Spaccai il sigillo e spostai di lato la sottile lastra di cemento che fungeva da
coperchio. All'inizio pensai che non ce l'avrei mai fatta, mi sembrava troppo pesante. Ma poi puntai i
piedi contro la parete di fondo per fare leva e usai la forza della disperazione. La lastra si spost di una
quarantina di centimetri, aprendo un varco sufficiente perch sia io che Josy potessimo entrarci.
Io non entro in quel coso. Josy era in piedi al mio fianco ed entrambe guardavamo l'apertura
scura dalla quale fuoriusciva un odore nauseabondo di nafta rancida.
Dobbiamo farlo, e subito le dissi.  la nostra unica chance. A conferma delle mie parole, le
urla di Isabell davanti al capanno diventavano sempre pi forti.
Josy? Vieni dalla mamma! Fa' la brava bambina.
Ormai era vicinissima.
Avanti esortai la bambina. Non sei da sola. Ci sono io qui con te.
La paura aveva immobilizzato Josy, e questo and a mio vantaggio, perch potei sollevarla e
farla scivolare dentro la cisterna. Era profonda all'incirca un metro e mezzo, e piena di nafta solo a
met, quindi non dovevo preoccuparmi del fatto che Josy potesse annegare. Quando fu entrata, corsi
alla porta e misi una vecchia sedia da giardino sotto la maniglia di plastica. Poi afferrai un piede di
porco dalla parete e colpii la lampadina che pendeva dal soffitto, rompendola. Infine troncai,
nell'oscurit quasi totale, la conduttura del generatore, infilai il piede di porco sotto la lastra di cemento
e la sollevai. Usai tutta la forza che mi era rimasta per dare un'unica spinta violenta verso l'alto,
ignorando lo scricchiolio dei miei legamenti... E ce la feci: il coperchio di cemento si rovesci, con un
tonfo sordo cadde di lato gi dalla cisterna e rimase tra il generatore e il serbatoio.
A quel punto scesi anch'io nel liquido viscido e nero, ignorando l'istintivo ribrezzo che esso
provocava. E feci appena in tempo. Quando con i piedi toccai il fondo del serbatoio e tentai
disperatamente di restare in equilibrio sulla superficie scivolosa, la porta venne scossa.
Josy? Ti sei nascosta qui dentro?.
Isabell non era ancora riuscita a spostare la sedia, ma ci sarebbero voluti pochi secondi per
farlo.
Perch...? Perch hai tolto il coperchio? mi chiese Josy tra i singhiozzi, mentre con la mano
sporca di nafta afferrava la mia. Perch cos  meno sospetto le spiegai. Da qua dentro non avrei
mai pi potuto spostarlo. Ora possiamo solo sperare che non si accorga o non veda che siamo qui
dentro.
Sapevo benissimo che il mio piano era folle e che non aveva quasi nessuna possibilit di
riuscita.
Con un forte colpo metallico, la porta di lamiera ondulata si spalanc, e avvertii la ventata
d'aria fredda che il vento soffi dall'esterno fino gi nel serbatoio.
Josy?.
Sapevo che Isabell ora era dentro, ma non potevo sentire i suoi passi sopra di noi, dal momento
che il rumore del generatore era diventato tanto assordante da coprire tutto il resto.
Dato che oltre alla sempre pi debole luce del tardo pomeriggio non vedevo altre fonti
luminose, capii che Isabell non aveva una torcia. Dentro di me pregai che non notasse che il serbatoio
era aperto, del resto se anche l'avesse fatto non avrebbe potuto vederci, l sotto, senza una torcia. E di
sicuro non avrebbe acceso un fiammifero accanto a un serbatoio di carburante...
Ordinai a Josy di inginocchiarsi e lei lo fece. Il suo corpo era completamente immerso nel
liquido freddo e viscoso, e la testa sporgeva con la bocca a malapena fuori dalla nafta.
Capii che doveva tossire, e questa volta non a causa della malattia, ma per la puzza
insopportabile di nafta. Cercai di accarezzarle i capelli, ma riuscii solo a impiastricciarle la testa. Stai
calma. Ce la faremo le sussurrai, ma senza ottenere alcun miglioramento. Josy, infatti, inizi a tremare
ancora pi forte e a piangere senza controllo. Le misi una mano davanti alla bocca, ma stando attenta
che potesse respirare col naso. Josy mi morse, e nonostante una fitta di dolore mi attravers tutto il
braccio riuscii a non lasciarla. Resistetti almeno finch Isabell fu sopra di noi.
Non saprei dire per quanto tempo rimasi immobile: senza aria, terrorizzata, stretta in quello
spazio angusto con una bambina isterica, in ginocchio in quel serbatoio di nafta buio e puzzolente. Un
minuto? Cinque? Avevo perso la cognizione del tempo. E poi all'improvviso mi resi conto che Isabell
era uscita. Lo capii dalla luce fioca dell'esterno che era svanita. Evidentemente Isabell aveva richiuso
la porta.
Sollevata, tolsi la mano dalla bocca di Josy, che piangeva sempre pi forte.
Ho paura, pap mi disse, e fui felice che si fosse rivolta a me come se fossi stata suo padre.
Significava che per lei ero diventata una figura fidata.
Anche io dissi, e la abbracciai forte. Ma vedrai che andr tutto bene.
E tutto sarebbe potuto andare bene. Perch Isabell ormai se n'era andata.
Molto probabilmente era tornata in casa. Forse per cercare una torcia. E questo ci avrebbe dato
tempo. Tempo per arrampicarci fuori dalla cisterna, correre al villaggio, chiedere aiuto... Tempo per il
passo successivo.
Ma poi  successo. Josy non riusciva a stare ferma. Ricominci a piangere. Per quella bambina
era troppo. Fu presa da un attacco di claustrofobia in quella vasca di liquido viscido e scivoloso, che era
buia come una tomba. E cos cominci a urlare. Forte. Io non potevo farci niente, ero intrappolata con
lei l dentro e non riuscivo a calmarla. Ma quella non fu la cosa peggiore. Il vero errore l'avevo
commesso troncando la conduttura del generatore. Solo in quel momento mi rendevo conto che il
motore aveva cominciato a sussultare. E all'improvviso si ferm.
Quella fu la cosa peggiore. A quel punto, infatti, ogni rumore che provocavamo raggiungeva
incontrastato l'esterno.
55
Viktor sent le lacrime che improvvise sgorgavano dai suoi occhi.
La sua bambina, rinchiusa a morire in quella tomba disgustosa. Alz lo sguardo verso Anna,
inspir l'odore della Volvo, assecond la vibrazione del motore e si sent ostaggio del suo stesso
incubo.
Che cosa le  successo? Dov'?.
Continui a leggere.
La porta fu di nuovo aperta e questa volta sentii che i passi erano proprio sopra di me. Non
avevo altra scelta. Ero sicura che da un secondo all'altro avrei visto comparire il volto di Isabell oltre il
bordo del serbatoio, e a quel punto non ero pi tanto sicura che non avrebbe usato un accendino per
controllare se fossimo nascoste l sotto. Prima che Josy potesse tradirci irreparabilmente, mi restava
un'unica possibilit. Premetti gi la bambina e mi immersi con lei.
La nafta ci avvolse come un sudario. Una pellicola viscosa si attacc ai nostri vestiti e intas
ogni apertura nel volto. Occludeva le narici e premeva come un tappo sui timpani, annullando la
percezione di qualsiasi suono. In quel momento compresi come dovesse sentirsi un cormorano
agonizzante che, poco prima di sprofondare per sempre nel mare avvelenato, tenta disperatamente di
liberare le ali dalla peste nera fuoriuscita dalla stiva di una petroliera.
Lottai contro il mio istinto di sopravvivenza, tenni la testa di Josy sotto e io stesso non riemersi
pur sentendo che i miei polmoni erano ormai privi di ossigeno. Non sapevo che cosa stesse accadendo
sopra di me. Non vedevo e non sentivo nulla, mi rendevo solamente conto che le forze scemavano.
Solo quando non riuscii pi a resistere spinsi su Josy e tirai fuori la testa. Dovevo rischiare, anche se
avrebbe potuto essere troppo presto e Isabell avrebbe potuto vederci. Non potevo resistere un secondo
di pi.
Ma non fu troppo presto.
Fu troppo tardi.
Quando riemersi avevo tra le braccia il corpo senza vita di Josy.
Le tolsi la nafta dalla bocca, premetti le sue labbra. Iniziai a scuoterla e cercai di rianimarla. Ma
era tutto inutile.
Lo sentivo. Lo sapevo.
Ancora oggi non so se sia morta per lo shock, per lo spavento o a causa della nafta. So solo che
chi l'ha uccisa non  Isabell, sono io.
 una bugia!. Viktor avrebbe voluto urlare, ma dalla sua gola usc soltanto un rantolo.
Invece no rispose Anna con freddezza, poi guard brevemente fuori dal finestrino dell'auto.
Viktor si asciug le lacrime dal viso con il dorso della mano e alz la testa.
Dimmi che non  vero.
Non posso.
 tutta una cazzata. Tu sei completamente pazza.
S, Viktor, lo sono. Mi dispiace.
Perch mi perseguiti? Perch hai escogitato tutta questa storia? Josy non  morta.
 invece s.
Lei non  schizofrenica, dottor Larenz. Lutto quello che dice l'ha fatto veramente.
Il motore ora strideva e Viktor, attraverso il parabrezza offuscato dalla pioggia, vide ondeggiare
in lontananza una fila di luci. Non temere, tra poco sar tutto finito. Anna gli prese la mano.
Ma tu chi sei? le grid Viktor. Come fai a sapere tutto?.
Io sono Anna. Anna Spiegel.
Maledizione, no! Chi sei dawero? E cosa vuoi da me?.
Le luci si avvicinavano e adesso, nonostante la visibilit fosse ridotta a causa dell'assenza dei
tergicristalli, era semplice capire dove si trovassero. La Volvo stava viaggiando su una banchina sul
mare e correva incontro alle onde.
Dimmi chi sei! tuon Viktor e, nonostante avesse paura di morire, si sent come un tempo, a
scuola, dopo una punizione. Distrutto, sul punto di piangere e arreso.
Sono Anna Spiegel. Ho ucciso io Josy.
Le luci erano distanti ancora circa duecento metri. L'auto doveva aver percorso almeno un
chilometro sul mare aperto, e adesso alla fine della strada l'aspettava la distesa infinita del Mare del
Nord.
C H I D I A V O L O S E I?.
La voce di Viktor era un grido subito inghiottito dal miscuglio prodotto dal rombo del motore,
dal vento e dalle onde.
Anna. Sono Anna Spiegel. Ma perch perdi quel poco tempo che ti rimane con cose inutili? La
storia non  ancora finita. Devi leggere le ultime righe.
Viktor scosse la testa e si asciug il sangue che intanto gli era uscito dal naso.
E va bene disse lei. Allora ti far un ultimo favore e te le legger io.
Anna prese l'ultima pagina dalle mani di Viktor.
E mentre l'auto sfrecciava impietosa sul mare assordante, Anna cominci a leggere.
56
Josy era morta. Non c'era alcun dubbio. Strinsi a me la piccola inerme e avrei voluto urlare con
tutto il fiato che avevo. Ma uno strato di nafta mi copriva la bocca e mi impediva di far uscire tutto il
mio dolore. A quel punto non mi importava pi che qualcuno potesse sentirmi. Che Isabell potesse
sentirmi. Oramai aveva raggiunto il suo scopo. Josy, la sua unica figlia, la ragazzina che da giorni era
con me, era morta.
Mi alzai in piedi e riuscii a tirarmi fuori dal serbatoio. Aprii la porta del capanno, mi levai la
nafta dalla bocca con il dorso della mano e la chiamai.
Isabell. All'inizio piano, ma poi pi forte. ISABELL!.
Corsi per qualche metro, dal capanno del generatore verso la veranda.
ISABELL! ASSASSINA!.
D'un tratto udii un cigolio. Alle mie spalle. Pianissimo. Quando mi girai, la vidi uscire dal
capanno. E allora capii: non era mai uscita. Era rimasta l dentro per tutto il tempo, finch non era stata
sicura che avessi soffocato sua figlia.
Adesso mi veniva incontro lentamente. Riuscivo a distinguere solo la sua sagoma, perch il mio
occhio sinistro era ancora coperto di nafta. Ancora qualche istante e fu a pochi passi da me. Intanto
avevo ricominciato a vedere chiaramente. E a pensare lucidamente.
Mi diede la mano, che era anch'essa sporca di nafta. E fu allora che compresi finalmente il mio
errore. Mi ero ingannata. Per tutto quel tempo. Si trattava di un unico, enorme sbaglio.
E la colpa era solo la mia. Perch davanti a me non c'era Isabell.
Davanti a me c'era....
...Viktor guard Anna negli occhi, prima che la donna pronunciasse le parole fatidiche. E poi
accadde.
Non appena l'auto si sollev, volando sulle onde, la nebbia si dirad e Viktor cominci a capire
tutto.
Un termosifone. La lampadina sul soffitto. La stanzetta.
A un tratto fu tutto chiaro.
...il letto di metallo bianco, la moquette grigia, la flebo.
Ora capiva. Ora tutto aveva senso.
Anna Spiegel!
La consapevolezza attravers il suo corpo e si impadron della sua mente.
Davanti a me c'era...
Il significato tutt'a un tratto era chiaro: Anna. Un nome palindromo, che restava uguale anche
se letto nei due sensi. Come riflesso in uno specchio.
Spiegel significa specchio.
Io sono te! le disse Viktor, e l'auto si dissolse lentamente trasformandosi in una camera
d'ospedale.
S.
Al suono della propria voce Viktor trasal un'ultima volta, come un animale che si riconosce
allo specchio. Ripet ancora una volta la frase, come se volesse assicurarsi di non essersi sbagliato.
Davanti a me cera... Davanti a me c'ero... io!.
Poi tutto fu silenzioso.
Era luned 26 novembre, e il chiaro sole invernale filtrava attraverso le inferriate della finestra
nella piccola camera singola della clinica psichiatrica di Wedding, a Berlino.
L si trovava il dottor Viktor Larenz, un tempo famoso psichiatra e rinomato specialista per
malattie di origine schizofrenica, ma oramai in cura per allucinazioni multiple. Nelle due settimane
precedenti la sua terapia farmacologica era stata interrotta, e in quella stanza recuperava i suoi primi
momenti di lucidit dopo quattro anni di oblio.
A Berlino era un pomeriggio invernale tiepido e soleggiato. Il vento si era abbassato, le nuvole
si erano diradate e il brutto tempo degli ultimi giorni era definitivamente cessato.
57
Nove giorni dopo. Oggi.
L'aula magna della clinica psichiatrica di Wedding era deserta. Non c'era nessuno, a parte i due
uomini in prima fila e l'anziano medico davanti al leggio. Eppure la sala, che in genere accoglieva pi
di cinquecento studenti, era stata schermata e chiusa dall'interno.
I due ascoltatori facevano parte dell'lite legale del paese, e il contenuto del discorso del
direttore della clinica, il professor Malzius, era assolutamente riservato.
Il dottor Larenz ha diretto per molti anni un ottimo studio privato nella Friedrichstrae a
Berlino-Mitte. Non  certamente necessario che vi introduca la figura del dottore, dato che dovrebbe
essere noto a tutti noi per le sue numerose pubblicazioni e apparizioni televisive, anche se ormai
parliamo di alcuni anni fa.
I due avvocati tossicchiarono e il professar Malzius pass dalla diapositiva che ritraeva il
giovane dottor Larenz nel suo studio davanti agli scaffali di una libreria a un'immagine molto meno
serena. Si trattava ancora di Larenz, ma questa volta era nudo, su una barella, rannicchiato su se stesso.
Fu qui che lo portarono dopo il trauma che segu la scomparsa di sua figlia. Inizialmente
doveva trattarsi di un ricovero temporaneo, ma le sue condizioni non hanno fatto altro che peggiorare,
al punto che non ci  stato possibile dimetterlo o trasferirlo fino a oggi.
Una nuova diapositiva che riportava due titoli di giornale.
UN'INTERA NAZIONE CERCA JOSY
SCOMPARSA DA ANNI LA FIGLIA DEL NOTO PSICHIATRA
La figlia del dottor Viktor Larenz spar senza lasciare tracce nel novembre di quattro anni fa,
appena dodicenne. Prima della scomparsa, per undici mesi aveva sofferto di una misteriosa malattia. La
causa del male, il motivo dell'eventuale rapimento, l'identit del suo sequestratore - tutto questo non fu
mai scoperto.
Il professor Malzius fece una pausa d'effetto per dare maggiore risalto alle parole che
seguirono. Fino a oggi.
Mi scusi. Uno dei due avvocati, un uomo basso, con i capelli biondi e ricci, si era alzato in
piedi e aveva preso la parola come se fosse in un'aula di tribunale.
Potrebbe gentilmente accelerare un po' la sua introduzione, professore? Come lei potr
benissimo immaginare, siamo perfettamente a conoscenza di questi dettagli.
La ringrazio per la sua osservazione, dottor Lahnen. In effetti mi hanno riferito che lei e il suo
collega, il dottor Freymann, non avete molto tempo a disposizione, oggi.
Giusto. Perci sicuramente sapr anche che tra mezz'ora il paziente verr trasferito
nell'ospedale psichiatrico del carcere di Moabit, dove domani avr luogo il primo interrogatorio
giudiziario. E prima che vada vorremmo parlare un attimo con lui. Ora che le sue condizioni sono
migliorate, verr accusato di omicidio colposo, se non addirittura volontario.
S. E per questo  fondamentale che prestiate attenzione alle mie parole, se volete difendere in
modo adeguato il dottor Larenz lo corresse il professor Malzius, a cui non andava per niente di essere
ripreso l, nell'aula magna della sua clinica, da dei profani in medicina.
Lahnen fece un sorriso forzato e torn a sedersi, e Malzius finalmente pot riprendere la parola.
Per quattro anni non  stato possibile parlare con il paziente. Quattro anni in cui egli ha vissuto
nel suo mondo immaginario. Fino a quando, pi o meno tre settimane fa, abbiamo deciso di compiere
un passo coraggioso, inconsueto e, s, persino estremo. Voglio risparmiarvi i dettagli clinici per
comunicarvi subito ci che abbiamo scoperto.
Freymann e Lahnen annuirono riconoscenti.
Per prima cosa, dovete sapere che Viktor Larenz soffre contemporaneamente di due diversi
disturbi. Parliamo della sindrome di Mnchausen per procura, e della ben pi nota schizofrenia. Vorrei
dapprima illustrarvi le caratteristiche proprie della sindrome di Mnchausen.  un disturbo che prende
il nome dal famoso barone bugiardo. Si chiama cos perch i pazienti, infatti, mentono sia ai propri cari
che ai medici simulando i sintomi delle malattie pi varie, per attirare su di s attenzioni e conforto.
Esistono casi documentati in cui persone perfettamente sane ingannano il loro medico fingendo dolori
di appendicite, e li simulano talmente bene che alla fine vengono operati. Successivamente strofinano
apposta la ferita con escrementi e sporcizia in modo da non guarire.
Ma  veramente da malati mormor Lahnen disgustato. A giudicare dall'espressione, anche il
suo collega condivideva la stessa idea.
S. Lo  conferm Malzius. E parliamo di una malattia che  difficile da diagnosticare.
Malgrado non sia affatto rara. Ci sono reparti di terapia intensiva britannici che hanno montato
addirittura delle videocamere di sorveglianza nelle stanze. Ma una misura del genere non sarebbe
sufficiente per diagnosticare una sindrome di Mnchausen per procura, come quella del dottor Larenz.
Viktor Larenz, infatti, non danneggi se stesso, ma un sostituto di s. Sua figlia Josephine, detta Josy.
Il professore lasci che le sue parole facessero effetto, prima di andare avanti.
Il padre era l'unico della famiglia a conoscenza di una grave allergia che la figlia aveva nei
confronti di due medicinali e utilizz questa consapevolezza per il suo piano omicida: Josephine non
tollerava n il paracetamolo, n la penicillina. Larenz inizi a somministrarle questi due farmaci in dosi
sempre crescenti. Potremmo dire che questo tipo di avvelenamento abbia tutte le caratteristiche del
classico delitto perfetto. Poich Larenz aveva celato a tutti le allergie della figlia, quando le faceva
assumere del paracetamolo contro l'emicrania e pi tardi la penicillina per combattere le misteriose
infezioni, nessuno poteva insospettirsi. Tutti intorno a lui pensavano che si occupasse con devozione
della figlia, e usasse le pastiglie incriminate per guarirla. Ma in realt con quelle peggiorava
volutamente le condizioni di salute di Josephine, fino a procurarle uno shock anafilattico quasi letale.
Il direttore della clinica fece una pausa per bere un altro sorso d'acqua, poi continu.
Anche il lungo giro di consultazioni presso i vari studi medici al quale sottopose Josy  un
sintomo tipico della Mnchausen by proxy, ovvero la sindrome di Mnchausen per procura aggiunse
ancora. Lo schema omicida fu messo in moto da un episodio chiave che ebbe luogo durante le
vacanze. Larenz le trascorse con la moglie Isabell e la figlia Josephine in un bungalow della Sacrower
Forst, la casa di famiglia per il fine settimana. Josephine aveva undici anni a quel tempo, e fino ad
allora padre e figlia erano stati molto legati. Ma da quel momento le cose cambiarono. All'improvviso
Josephine si chiudeva a chiave in bagno. Cercava di pi un'intimit con la madre e allo stesso tempo
quasi evitava il padre. Il motivo: aveva avuto il primo ciclo mestruale. Era un evento del tutto naturale
nella vita della ragazza, ma gett il padre in un vortice di follia. Cap che Josephine stava lentamente
diventando adulta e che prima o poi si sarebbe staccata completamente da lui. Nessuno si era reso conto
del fatto che l'attaccamento di Larenz alla figlia fosse di natura patologica e perversa. E nessuno si
accorse di ci che fece per mantenerla vicino a s: l'avvelen. Fece in modo di renderla indifesa e
dipendente. Questo  il lato Mnchausen della sua malattia. Finora casi simili erano clinicamente noti
solo per le madri.  la prima volta che un padre fa una cosa simile alla figlia.
Professor Malzius lo interruppe Freymann  certamente tutto molto interessante. Ma noi
dobbiamo capire se quest'uomo ha agito con premeditazione oppure impulsivamente. Se dovesse aver
avvelenato sua figlia per mesi, allora la cosa sembrerebbe programmata e intenzionale.
Non  detto. Non dovete dimenticarlo: Larenz  un bugiardo patologico. Un paziente
Mnchausen. Ma non solamente. Vive nel suo mondo fatto di bugie. E ci crede. E qui entra in gioco la
sua seconda malattia, la schizofrenia. Malzius si guard intorno. Che lo rende assolutamente
imprevedibile.
58
Le porte dell'aula magna erano chiuse, perci il dottor Roth dovette uscire in cortile per poter
sbirciare nella sala schermata attraverso le finestre. Dopo che Larenz, pochi minuti prima, gli aveva
raccontato la conclusione della storia, era corso al piano di sotto per vedere a che punto fossero il
professor Malzius e i due avvocati. In cuor suo si augurava che anche quel giorno il professore si
dilungasse in spiegazioni ridondanti, come del resto faceva ogni volta che aveva un pubblico. E la sua
speranza pareva confermata. Quando vide che Malzius aveva appena cominciato con le diapositive,
Roth calcol di avere ancora un quarto d'ora circa. Tuttavia, tornando verso il reparto di isolamento, si
affrett, pi che altro perch aveva programmato anche una deviazione nella farmacia della clinica. Tre
minuti pi tardi, quasi senza fiato, era di nuovo davanti alla porta della stanza 1245. Si lisci i capelli e
gett una rapida occhiata dallo spioncino inserito nella porta metallica grigio chiaro. Sembrava non
essere cambiato nulla, Larenz era legato al letto con lo sguardo fisso al soffitto. Roth ebbe un attimo di
esitazione, ma subito si riscosse e con la mano destra infil lentamente la pesante chiave di ferro nella
toppa. Non appena la gir verso destra, la porta si apr da sola con uno scatto.
Allora  tornato.
Larenz alz un po' la testa voltandosi verso la porta mentre il medico entrava nella stanza. Il
dottor Roth teneva la mano sinistra nella tasca del camice, in modo che Larenz non si agitasse
ulteriormente vedendo subito ci che nascondeva.
S, sono qui.
Dunque ci ha ripensato?.
Il dottor Roth si avvicin alla finestra con le inferriate e osserv il cortile buio e innevato, senza
parlare. Durante la mattinata erano caduti i primi fiocchi di neve, che ora ricoprivano il misero
squallore della rampa d'accesso in cemento della clinica.
Ha con lei ci che le ho chiesto?.
S, per....
Nessun per! Non c' nessun per, se lei prima mi ha ascoltato con attenzione.
Larenz aveva ragione. Il dottor Roth ne era consapevole. Eppure stava prendendo tempo. Il
piano era troppo rischioso. Non voleva rendergli le cose tanto facili.
Avanti si decida. Non ci resta pi molto tempo. Sarebbero dovuti arrivare gi mezz'ora fa.
D'accordo. Ma sappia che questa  un'eccezione, e sar l'unico piacere che le far, dottor
Larenz. Perch oggi  stato cos sincero. Ma da parte mia non deve aspettarsi di pi.
Roth lasci andare il flacone di pillole che aveva in tasca, estrasse la mano sinistra e con pochi
gesti precisi slacci le cinghie del letto. Sollevato, Viktor si massaggi le caviglie e i polsi finalmente
liberi.
Grazie. La sua  una buona azione.
Niente cerimonie. Ci restano dieci minuti al massimo. Poi dovr essere legato di nuovo. Vuole
usare questo lasso di tempo per andare in bagno e rilassarsi un po'?.
No. Lei sa benissimo quello che voglio.
La libert?.
S.
Questo  impossibile. Non posso farlo e lei lo sa.
Ma perch, me lo dica? Non riesco a capire. Proprio ora che sa tutta la storia.
Non penso. Il dottor Roth scosse il capo e sbuff col naso. Sono piuttosto dell'idea che lei
mi tenga nascosta la cosa pi importante. E sa benissimo di cosa sto parlando.
Io farei questo?. Larenz sorrise come a deriderlo.
Che cosa c' da ridere?.
Nulla. Larenz a quel punto rise apertamente. Proprio nulla. Mi stavo solo chiedendo quanto
altro tempo le ci vorr per ca pire.
59
Il professor Malzius toss e bewe un altro po' d'acqua. Poi riprese a parlare in quel tono
monocorde con il quale si rivolgeva solo a medici, pazienti e studenti privilegiati.
A causa della sua schizofrenia, Larenz si rifugi provvisoriamente in mondi immaginari.
All'inizio ci accadeva solo qualche volta. Poi ininterrottamente. Le sue crisi schizofreniche lo
aiutavano a rimuovere tutto il male che aveva fatto a Josy. Possiamo quasi parlare di riflessi di
autodifesa. Rifiutava il fatto che avesse avvelenato Josy quando le aveva somministrato i medicinali a
cui era allergica. Viktor appariva - e non solo agli altri, soprattutto a se stesso - come un padre
premuroso, che aveva persino rinunciato alla carriera per potersi dedicare meglio alia propria figlia. E
che si occupava con veemenza delle ricerche relative alla causa delle sofferenze della piccola. La
accompagnava da tutti gli specialisti immaginabili; evitava solo una visita di controllo con un
allergologo. Ma pi la sua malattia progrediva, pi peggioravano le allucinazioni schizofreniche. La
relazione con la moglie Isabell entr in crisi, e all'improvviso nella mente di Larenz si annid il
sospetto che lei fosse in qualche modo responsabile della malattia di Josephine. Nella sua pazzia giunse
veramente a sospettare di Isabell, sebbene in realt fosse lui il colpevole.
Se le cose stanno come lei ci ha raccontato, allora il dottor Larenz, quando ha commesso i
fatti, non era nel pieno possesso delle sue facolt mentali.
Questa volta era stato il dottor Freymann a interromperlo. L'uomo, impacciato nei suoi due
metri d'altezza, indossava una giacca sportiva blu con due file di bottoni dorati. Sotto i pantaloni di
flanella grigia, dal cui passante pendeva la catena d'oro di un orologio da taschino, si intravedeva un
principio di pancetta.
Malzius gli rispose con un tono di sufficienza, come avrebbe risposto a un bambino
maleducato: Miei cari signori, io mi limito a esporre i fatti. E i fatti sono questi - almeno in base alle
nostre attuali deduzioni. Le conclusioni di carattere legale spettano a voi. In ogni caso, s, anche io la
penso come lei: Viktor Larenz non era nel pieno delle sue facolt mentali. E di sicuro non c'era
premeditazione. Non aveva mai avuto intenzione di uccidere la figlia. Voleva solamente che
continuasse a essere dipendente da lui. Del resto Josephine non  morta a causa del veleno. Viktor l'ha
soffocata involontariamente.
Il professor Malzius armeggi col telecomando che aveva in mano, e sullo schermo fu proiettata
una nuova diapositiva. In questa si vedeva la villa di famiglia a Schwanenwerder, sul Wannsee.
Questa  la casa, o meglio la tenuta della famiglia.
Freymann e Lahnen annuirono nuovamente con insofferenza.
Il dottor Larenz, nel corso della sua peggiore crisi schizofrenica, ebbe una visione di morte.
Pensava di trovarsi a Parkum, una piccola isola nel Mare del Nord. In realt stava giocando con Josy
nel giardino della villa. Di colpo iniziarono gli attacchi. Udiva delle voci e vide Isabell, che invece era
ancora in citt al lavoro. Come vi dicevo, Larenz si era messo in testa che Isabell fosse una minaccia
per Josephine. Credeva che volesse fare del male alla bambina, cos trascin la figlia nella rimessa delle
barche, proprio l, direttamente sull'acqua.
La diapositiva cambi e la nuova l'immagine rappresentava una bella casetta di legno sulla
sponda del Wannsee.
Viktor raccomand a Josephine di non fare rumore, in modo che Isabell non si accorgesse di
loro. Poich la bimba non volle ubbidire e cominci a gridare, lui la spinse sott'acqua tra le barche e
con una mano le tenne la bocca chiusa cos a lungo, che alla fine Josy mor soffocata.
In prima fila i due avvocati iniziarono a confabulare, e Malzius ud brevi stralci di frasi, come
paragrafo 20, comma 63 e omicidio colposo.
Malzius interruppe il mormorio. Se posso, vorrei focalizzare ancora un attimo la vostra
attenzione su un punto importante. Non sono certo un avvocato, ma mi avete detto che la corte dovr
valutare se si sia trattato di un omicidio o soltanto di un incidente.
S, oltre a tutto il resto.
Dunque, come vi ho gi detto: Larenz non ha mai avuto intenzione di uccidere la figlia, dal
momento che l'amava troppo. Quando si rese conto di ci che aveva fatto nel capanno delle barche,
fugg in un'altra allucinazione. Voleva far scomparire tutto ci che era accaduto. La malattia di
Josephine. Le sue sofferenze. E pi di ogni altra cosa la sua morte. Quindi nella sua mente fece rivivere
la piccola. Immaginando di essere insieme a lei, si rec nello studio di un allergologo sulla
Uhlandstrae, perch fosse visitata. Quel giorno lo studio era pieno di gente. Nessuno si accorse che il
padre era entrato da solo. La segretaria non si stup nemmeno del fatto che Viktor non avesse un
appuntamento, perch la sua nuova assistente spesso faceva confusione. Il dottor Grohlke e la polizia
non avevano alcun motivo di confutare l'ipotesi che la ragazzina fosse stata rapita dalla sala d'aspetto
mentre il padre si recava in bagno. Viktor Larenz ebbe un collasso nello studio del dottore e fu portato
in questa clinica. Fino a un mese fa le cure che gli abbiamo somministrato non hanno portato alcun
miglioramento: credevamo che il suo stato fosse indotto dalla scomparsa improvvisa della figlia, ma
non riuscivamo a capire perch i normali psicofarmaci non avessero effetto su di lui. Anzi, accadeva il
contrario: il suo stato peggiorava giorno dopo giorno, mese dopo mese. Ma poich non sapevamo che
lui stesso fosse colpevole della scomparsa di Josephine, abbiamo proceduto in modo completamente
sbagliato. Inizialmente lo curammo contro la sua grave forma depressiva. La sua salute per peggior
sempre pi. Alla fine non era pi in grado di interloquire e cadde in un profondo stato catatonico. Come
ora sappiamo, fuggiva continuamente nel suo mondo irreale, e nel suo vaneggiamento oramai
ininterrotto viveva sull'isola di Parkum. L abitava insieme al suo cane Sindbad, aveva sporadici
contatti con un sindaco di nome Halberstaedt e con un pescatore di nome Burg, e rispondeva a
un'intervista. Tutto nella sua testa. Non  mai accaduto nulla di tutto questo.
Ma se davvero  tanto malato... insistette Freymann, estraendo l'orologio per vedere se
avevano ancora abbastanza tempo, ...e per quattro anni  rimasto privo di coscienza, come mai nove
giorni fa si  improvvisamente svegliato? Lei per primo ci ha anticipato che ora sarebbe nuovamente
processabile. Perch?.
Ottima domanda ammise Malzius. Vi prego allora di osservare un momento queste
immagini del dottor Larenz. Inser delle nuove diapositive nel proiettore.
Da qui si pu vedere l'evolversi della sua malattia. Dal primo giorno della degenza, in cui il
dottor Larenz guardava fisso l'obiettivo in stato confusionale, fino al tracollo completo quando,
catatonico, rimaneva nella sua stanza in stato vegetativo.
Le fotografie scorrevano rapide.
Non bisogna essere uno specialista per rendersi conto che tutto ci che abbiamo tentato in
questi anni, sia con i farmaci che con le cure, ha solo aggravato il suo stato. Larenz era sempre pi
debole, e peggiorava invece di migliorare. Finch un giovane medico non ebbe un'idea molto
coraggiosa. Si tratta del dottor Martin Roth. Dietro suo consiglio, interrompemmo la somministrazione
di tutti i farmaci.
E quando il dottor Larenz non ebbe pi le sue punture... echeggi nell'aula la voce di Lahnen.
...Potremmo dire che si rimisero in moto le sue naturali capacit di guarigione. Lui stesso trov
il modo di inserire all'interno delle sue allucinazioni una terapeuta: Anna Spiegel.
Quando Lahnen si lasci sfuggire un sibilo, Freymann gli lanci un'occhiata truce. Tra i due
avvocati doveva esserci una specie di scala gerarchica.
Inizialmente il dottor Larenz immagin che lo avesse cercato per farsi curare. In realt era
esattamente l'opposto: lui era il paziente e Anna Spiegel la sua psicoterapeuta. Lei rappresentava, nel
vero senso della parola, uno specchio che mostrava a Larenz il suo vero volto: era l'assassino di sua
figlia. In questo  il primo paziente che si  curato con le proprie visioni.
La luce si riaccese e i due avvocati compresero con sollievo che la riunione era finalmente
conclusa.
Avrebbero voluto salire dal loro cliente gi un'ora prima e avrebbero preferito ricevere un
resoconto scritto dal dottor Malzius. Tuttavia le informazioni acquisite erano talmente importanti che
sarebbero riusciti a ricavarne un'efficace linea difensiva.
Mi auguro di esservi stato utile disse il professor Malzius, mentre apriva la porta dell'aula
magna e accompagnava gli avvocati nell'atrio.
S, certo rispose Freymann, e Lahnen assent.
 stato davvero illuminante. Tuttavia....
S?. Malzius inarc le sopracciglia. Non aveva previsto commenti diversi da un largo elogio
per la sua esposizione.
Be', in fondo tutto quello che ci ha raccontato si basa su ci che vi ha rivelato Viktor Larenz in
persona, dopo che ha ripreso coscienza. Esatto?.
Malzius annu. Pi o meno. Finora non aveva mai detto granch. Abbiamo dovuto ricostruire
buona parte della storia da pochi accenni.
Il professore aveva gi spiegato agli avvocati, durante una telefonata preparatoria, che negli
ultimi giorni il paziente era stato estremamente chiuso. Non voleva parlare con nessuno, a parte il
dottor Roth, e pertanto i medici non avevano affatto chiaro cosa fosse veramente accaduto durante le
visioni di Larenz.
Ma se il dottor Larenz, come lei stesso ci ha detto,  un bugiardo patologico affetto dalla
sindrome di Mnchausen, come possiamo essere certi che anche questa storia non sia una favola ben
congegnata?.
Malzius controll l'ora e poi la confront con il grande orologio digitale che si trovava appeso
alla parete dell'aula magna, dietro le sue spalle. Quando si sent certo che gli avvocati avessero capito
che riteneva certe domande solo una perdita di tempo, rispose sbrigativo: Naturalmente non sono in
grado di darvi certezze, considerando lo stato attuale delle cose. In genere non lo si pu mai fare. Ma
ritengo assai improbabile che un malato con la sindrome di Mnchausen finga un attacco di
schizofrenia per quasi quattro anni in modo da rendere pi credibile una simulazione. E ora, se non ci
sono altre domande, io direi che....
No! fu interrotto quasi rudemente da Freymann. L'avvocato aveva alzato solo leggermente la
voce, ma bast per fermare Malzius che stava gi per voltargli le spalle.
Cos'altro c'? domand il professore, ora evidentemente innervosito.
Ancora una domanda.
Malzius corrug le sopracciglia e lasci scorrere lo sguardo prima su Lahnen e poi su
Freymann.
E cio? volle sapere dagli avvocati. Quale quesito non avrei ancora soddisfatto?.
Be', il pi importante. Quello per cui ci troviamo qui oggi.
Freymann sorrise in segno di assenso.
Dov' il corpo?.
60
Bravo!. Viktor batt le mani. Molto bene. Una domanda semplice, ma fondamentale.
Allora? Dov' il cadavere di sua figlia? insistette il dottor Roth.
Dopo quel breve applauso, Viktor si massaggi i polsi e spost lo sguardo sul pavimento di
linoleum marrone che, sotto la luce artificiale del neon, aveva una leggera ombra verde chiaro.
D'accordo sbuff. Per facciamo un patto.
Lei mi racconta la sua storia in cambio della libert?.
S.
No!.
Viktor sospir deluso.
Lo so, sono colpevole. Ho commesso il crimine peggiore che si possa immaginare. Ho ucciso
la persona che amavo di pi al mondo. La mia stessa figlia. Ma lei sa che ero malato. Che sono malato.
Per me non esiste alcuna cura. Ci sar un grande spettacolo meditico. Un processo, e alla fine verr
rinchiuso per sempre. In un istituto psichiatrico, se avr fortuna. Ma lei ritiene che questo vada a
beneficio della societ?.
Il dottor Roth alz le spalle.
Per la societ ho commesso un omicidio.  vero. Ma se mi si lasciasse libero,  sicuro che non
lo rifarei. Perch mai pi potr amare qualcuno come ho amato mia figlia. La prego. Non ritiene che io
abbia gi ricevuto la punizione pi atroce? A chi gioverebbe tutto questo?.
Il dottor Roth rifiut, scuotendo la testa. Forse ha ragione lei. Ma io non posso liberarla.
Commetterei un crimine.
Mio Dio, ma non pretendo certo che mi apra la porta, dottor Martin Roth! La prego! Di certo
non uscir da qui. Mi dia soltanto il cocktail di pillole, e potr tornare a Parkum.
A Parkum? E cosa vuole laggi? L ha vissuto tutti gli orrori di cui mi ha raccontato oggi.
Ma solo le ultime settimane sono state cos. Fino a poco prima vivevo su un'isola da sogno. Il
tempo era mite e caldo, mia moglie chiamava ogni giorno e voleva venire a trovarmi. Halberstaedt
sistemava il generatore e Michael mi portava il pesce appena pescato nelle sue uscite in mare. Sindbad
se ne stava disteso ai miei piedi. E la cosa pi importante: Josy era con me. Tutto sembrava perfetto
laggi. La tempesta si  scatenata solo quando avete interrotto le mie cure.
Il dottor Roth infil la mano in tasca e strinse il flacone di pillole. Le parole di Viktor lo
avevano toccato.
Non lo so. Non mi sembra giusto.
Va bene. Viktor si rizz a sedere nel letto.
Le rendo la cosa pi semplice, dottor Roth. Risponder alla sua ultima domanda. Le riveler
dove si trova il corpo di Josy. Ma a una sola condizione: prima lei mi dar le pillole.
Al contrario rispose il medico, e con la mano si lisci nervosamente i capelli nelle zone
stempiate. Prima lei me lo dice, e io poi le dar le medicine.
No. Ho parlato per tutto questo tempo senza sapere se avrei avuto qualcosa in cambio. Adesso
 il suo turno. Si fidi, mi dia le pillole. Ci vorranno almeno due minuti prima che facciano effetto. E mi
basteranno per indicarle il luogo.
Il dottor Roth rimase incerto davanti al letto e cerc di riflettere. Sapeva che stava per compiere
un gesto che contraddiceva tutto ci che aveva imparato nella sua vita. Ma non pot agire
diversamente. La sua curiosit era pi forte del buonsenso.
Tir fuori la mano dalla tasca e diede a Viktor il flacone bianco che conteneva le pillole. Era la
stessa cura che gli avevano somministrato regolarmente negli ultimi quattro anni, prima di
interromperla qualche settimana prima.
Grazie mille. Senza indugiare, Viktor cont otto pastiglie sul palmo della mano pallida. Il
primario lo guardava senza tradire emozioni. Proprio mentre il paziente di fronte a lui portava la mano
alla bocca, ebbe l'impulso di afferrarla per rimediare al suo errore. Ma era troppo tardi. Viktor le aveva
gi mandate gi tutte.
Non si preoccupi, dottor Roth, mi creda. Ha fatto la scelta giusta. Una mia ricaduta non
stupirebbe poi tanto. Nessuno verr a farmi le analisi del sangue trovandomi di nuovo incosciente. Il
professar Malzius penser che le mie sole risorse non siano bastate a guarirmi, e torner al trattamento
farmacologico tradizionale. Dopotutto l'idea di sospenderlo non era neppure sua.
O forse non andr cos, e la sottoporr a una lavanda gastrica.
Posso correre il rischio....
Viktor si abbandon all'indietro sui cuscini con un profondo sospiro. Aveva preso una dose
doppia, e nella sua voce cominciavano a notarsi i primi sintomi. Con un fiacco movimento della mano
fece cenno al dottor Roth di avvicinarsi. Il medico si chin su di lui in modo che Larenz potesse
parlargli nell'orecchio.
Questi rote gli occhi e il dottor Roth ebbe paura che Viktor potesse portare la risposta con s, a
Parkum.
Dov' Josy?. Scroll Larenz per le spalle. Dov' il suo corpo?.
Per un attimo gli occhi del paziente si persero nel vuoto, ma poi il suo sguardo torn nitido.
Larenz pronunci le sue ultime parole con voce ferma e chiara.
Stia attento disse, e il dottor Roth si abbass ancora di pi verso di lui. Ascolti attentamente,
perch sto per rivelarle una cosa che la render famoso.
Epilogo
Sei mesi pi tardi. Costa Azzurra
La suite 910 dell'hotel Vista Palace di Roquebrunne non si distingue soltanto per il panorama
mozzafiato su Cap Martin e Monaco. Oltre a tre camere da letto separate e due bagni,  dotata anche di
una piccola piscina, in modo che gli ospiti pi facoltosi non siano costretti a nuotare nella stessa piscina
con i comuni mortali delle altre camere.
Isabell Larenz era distesa su un lettino a bordo piscina e si stava godendo i vantaggi del servizio
in camera ventiquattrore su ventiquattro. Aveva ordinato un filetto con patate all'italiana e un bicchiere
di champagne. In quel momento un cameriere in livrea bianca stava servendo, sotto il suo sguardo, il
cibo in un piatto di spessa porcellana. Un secondo cameriere le stava portando una poltrona dalla suite
fino al tavolo in tek all'esterno, dove lei aveva espresso il desiderio di pranzare. Si era rifiutata di
sedersi su una semplice sedia da giardino.
Stanno suonando, madame.
Come?.
Innervosita dal fatto che qualcuno del personale le avesse rivolto la parola, Isabell appoggi
l'ultimo numero della rivista francese InStyle, e sollev la mano per ripararsi gli occhi dal sole.
Qualcuno sta suonando alla porta. Vado ad aprire?.
S, certo.
Isabell allontan il cameriere dalla propria vista e si alz. Aveva fame e sperava che i camerieri
finalmente si allontanassero. Prima, tuttavia, immerse l'alluce nella piscina e decise che quel
pomeriggio avrebbe chiamato di nuovo la manicure. Lo smalto che aveva scelto il giorno prima non si
intonava all'abbigliamento di quella sera.
Buongiorno, signora Larenz.
Isabell si volt sdegnata e vide un uomo sconosciuto attraversare la portafinestra della suite per
raggiungere la terrazza. Era di statura media, vestito semplicemente e aveva un taglio trascurato e
spettinato. Parlava tedesco.
Lei chi ? gli chiese, guardandosi attorno.
Seccata, si rese conto che entrambi i camerieri se n'erano andati senza aspettare la mancia. E
senza servirle il contorno, come not con disappunto.
Mi chiamo Roth. Dottor Martin Roth. Sono il medico che ha in cura suo marito.
Ah s?. Isabell rimase in piedi sul bordo della piscina. In realt si sarebbe voluta sedere per
iniziare a mangiare. Ma in quel caso avrebbe dovuto invitare anche l'ospite indesiderato.
Sono venuto perch devo dirle una cosa. Una cosa molto importante che suo marito mi ha
confidato poco prima di cadere di nuovo in una crisi.
Non capisco che bisogno aveva d'incomodarsi tanto. Ha preso un aereo da Berlino fino a qui
per questo? Solo per parlare con me? Perch non mi ha semplicemente telefonato?.
Perch ho creduto che potessimo parlarne meglio di persona.
Va bene. Allora d'accordo, dottor Roth. La cosa mi pare abbastanza strana, ma prego. Non
vuole accomodarsi?. Finse un po' di cortesia.
No, grazie. Non intendo disturbarla a lungo. Il dottor Roth pass davanti alla piscina e si
ferm al sole, sul prato della terrazza.
Ha una bella vista qui.
S,  molto carino.
Trascorre spesso le vacanze in questo hotel?.
No,  la prima volta che torno in Europa dopo quattro anni, dottor Roth. Ma potremmo entrare
nel merito? Il mio pranzo si sta raffreddando.
Buenos Aires, non  vero? prosegu il dottor Roth ignorando la sua richiesta. Ha lasciato la
Germania poco dopo la morte di Josy.
Avevo delle buone ragioni per lasciarmi tutto alle spalle, come lei potr forse capire, se ha una
famiglia.
Naturalmente. Il dottor Roth fiss Isabell con sguardo inquisitorio.
Dunque. Come lei sapr, suo marito mi ha confessato di aver avvelenato sua figlia per un
lungo periodo, e poi di averla soffocata durante un accesso di follia.
Gli avvocati che ho assunto me lo hanno gi riferito.
E allora sapr anche che, dopo la confessione, suo marito si  di nuovo abbandonato al
delirio.
E da quel giorno non ha pi ripreso coscienza. S.
Ma prima ha voluto rivelarmi dove si trova il cadavere di sua figlia.
Il volto di Isabell rimase impassibile. Si abbass gli occhiali da sole di Cucci, che fino a quel
momento aveva avuto sui capelli, e li sistem sul naso.
E...? domand con voce sicura. Glielo ha detto?.
S. Ora sappiamo dove si trova sua figlia.
Dove? domand, e per la prima volta non pot nascondere un sussulto. Il labbro inferiore
vibr leggermente.
Martin Roth attravers il prato e si sporse dalla ringhiera della terrazza. Sotto di lui la scogliera
a picco sul mare precipitava per alcune centinaia di metri.
Venga qui un momento, per favore le disse.
Per quale motivo?.
Venga. La prego. Mi  pi facile dirglielo stando qui.
Incerta, Isabell si avvicin.
Pu vedere sulla sinistra la piscina comune dell'hotel?. Il dottor Roth indic la terrazza che si
trovava sotto di loro.
S.
Come mai non nuota laggi?.
Non capisco che cosa abbia a che fare tutto ci con mio marito. Inoltre, come vede, ho la mia
piccola piscina privata.
S. Questo  vero ammise il dottor Roth continuando a osservare ci che accadeva sotto di
loro. Ma allora perch quell'uomo sta disteso laggi?.
Il dottor Roth indic un tizio magro con un costume da bagno a quadri rossi. Aveva circa
quarant'anni e stava spostando la sdraio dal sole all'ombra.
E perch dovrei saperlo? Non lo conosco.
Alloggia accanto a lei. Anche lui  medico, come me. E anche lui ha una suite con piscina
privata. Come lei. E tuttavia sta l sotto.
Dottor Roth, di norma sono una persona paziente. Ma non mi ha appena riferito che deve dirmi
qualcosa di importante sul luogo in cui giace mia figlia? E non le sembra di cattivo gusto stare qui a
disquisire sul comportamento balneare di perfetti sconosciuti?.
Certo. Ha ragione. Mi dispiace.  solo che....
Che cosa?. Isabell si tolse di nuovo gli occhiali da sole e lo fulmin con i suoi occhi di un
nero cupo.
 solo che forse quell'uomo l sotto preferisce la piscina comune perch ha un debole per le
ragazze che la frequentano. Come quella graziosa giovane che si trova tre lettini pi in l. Vicino alla
doccia. La vede?.
S. Ma non conosco neppure quella donna. E non sono pi disposta a sopportare....
No?.
Il dottor Roth si infil due dita della mano sinistra in bocca e fischi in direzione della piscina.
Molte persone nell'acqua e sui lettini guardarono verso l'alto. Anche la graziosa biondina alz
lo sguardo, mise da parte il suo libro e annu esitante al dottor Roth, che aveva sollevato il braccio.
Hola grid la ragazza, si alz e si scost di qualche passo dalla sdraio.
Isabell si paralizz quando subito dopo la giovane fu pochi metri sotto di loro, con lo sguardo
rivolto alternativamente al dottor Roth e a Isabell.
Hola. Qu pasa? grid. Quin es el ombre, mami?.
Il dottor Roth aveva previsto che Isabell avrebbe cercato di fuggire. Ma non aveva ancora
raggiunto il soggiorno, che la porta si spalanc e un poliziotto francese entr nella suite.
La dichiaro in arresto per presunto intralcio alla giustizia, simulazione di reato grave e lesioni
personali aggravate dichiar il poliziotto in un tedesco stentato.
Ma  ridicolo reag indignata Isabell.
Le manette scattarono.
Ma  un errore! grid mentre veniva portata via. Il poliziotto disse qualcosa di
incomprensibile alla radio, e solo un secondo pi tardi si sent a circa cento metri, sul tetto dell'hotel, il
rombo di un elicottero.
Era un piano davvero brillante, signora Larenz le disse il dottor Roth seguendola mentre
veniva portata fuori. Era sicuro che lo stesse ascoltando.
Josy non era morta soffocata. Era soltanto svenuta quando lei la trov nella rimessa delle
barche. A quel punto lei nascose sua figlia e con la nave la port in Sud America. Cos pot approfittare
della malattia mentale di suo marito. Gli lasci credere di essere un assassino. Lui pens di aver ucciso
la figlia e croll. E lei pot farlo interdire. In questo modo pot mettere le mani sul suo denaro. Gli
avvocati hanno compiuto tutto il lavoro, mentre in Argentina nessuno faceva domande sulla ragazzina
che stava con lei, perch c'era abbastanza denaro. Proprio un bel piano, ma non poteva durare ancora a
lungo. Lei non avrebbe dovuto essere tanto imprudente da tornare in Europa con sua figlia solo perch
era convinta che suo marito non si sarebbe pi risvegliato dopo la confessione.
Il poliziotto aveva condotto Isabell su per le scale al quinto piano, e ora si trovava con lei sul
tetto del Vista Palace, dove in genere atterrava l'elicottero per i clienti importanti. Stavolta c'era invece
un elicottero di un reparto speciale della polizia. Isabell non aveva pi parlato e anche ora non
rispondeva alle domande del dottor Roth.
Cosa raccont a Josy all'epoca? Che era meglio per lei stare lontana dal circo mediatico
fuggendo a Buenos Aires? Che un nome nuovo non avrebbe sollevato nessuna domanda laggi?
Quanto tempo ci volle prima che smettesse di chiederle di suo padre?.
Isabell rimase zitta. Non rispose. E non fece alcuna domanda. Non manifest neppure il
desiderio di accomiatarsi dalla figlia, di cui, in quel momento, si stava gi occupando una poliziotta.
Isabell era uscita in silenzio sul tetto e si era lasciata guidare verso l'elicottero senza opporre la minima
resistenza.
Suo marito aveva una giustificazione le grid dietro il dottor Roth, sperando che la sua ultima
frase non venisse soffocata dal rumore dell'elicottero.
Viktor  malato. Ma lei... lei  solamente avida.
A questo punto la donna non pot trattenersi e si volt. Senza esitare, il poliziotto le punt la
pistola contro. Isabell fece una domanda, ma il dottor Roth non pot sentirla. Cos fece un passo verso
di lei.
Come ha fatto Viktor a scoprirlo?.
Ora era abbastanza vicina da sentirla.
Come lo ha saputo mio marito?.
Oh, Viktor lo sapeva gi da parecchio, pens il dottor Roth. Ma senza risponderle. Larenz se
n'era reso conto subito dopo il risveglio, molto prima che il dottor Roth gli domandasse per la prima
volta del cadavere. Il fatto che la polizia non avesse trovato il corpo nella rimessa delle barche poteva
avere una sola spiegazione logica per Viktor: Josy non era morta. A quel punto Larenz aveva
facilmente ricostruito il resto. All'inizio, com' ovvio, il dottor Roth si era domandato perch Viktor
volesse tornare lo stesso nel suo mondo irreale sebbene sua figlia fosse ancora viva. Ma poi aveva
capito che Larenz aveva paura. Una paura tremenda. Di se stesso. Aveva gi fatto del male alla figlia,
una volta. Era quasi riuscito a ucciderla. E siccome in qualit di psichiatra sapeva meglio di chiunque
altro di avere scarsissime possibilit di guarigione, aveva scelto l'unico posto al mondo dove Josy
sarebbe stata per sempre al sicuro da lui. Parkum.
Come faceva Viktor a sapere che Josy era ancora viva? grid Isabell, cercando di superare il
rumore dell'elica.
Glielo ha detto lei! grid il dottor Roth, e per un attimo fu sorpreso lui stesso di quella
risposta. Probabilmente perch era la risposta che Viktor avrebbe voluto da lui.
Detto? Chi glielo ha detto?.
Anna.
Anna?.
Il poliziotto diede una lieve spinta a Isabell, costringendola a muoversi. Lei ubbid, ma continu
a voltarsi. Voleva parlare ancora con il dottor Roth. Porgli un'ultima domanda. Ma, dopo qualche
metro, lui non pot pi capire le sue parole. E tuttavia non era necessario.
Al dottor Roth bast leggerle le labbra che si muovevano prive di suoni.
Chi diavolo  Anna?.
Lo sguardo sconvolto della donna e il senso di assoluta impotenza nei suoi occhi furono le
ultime cose che Martin Roth vide di lei quando l'elicottero si sollev portandola via. E volle
imprimerle per sempre nella sua mente.
Si volt piano e torn verso la scala. Mentre scendeva i gradini, sapeva che ad attenderlo c'era
il compito pi impegnativo. Nei mesi seguenti avrebbe saputo se come psichiatra valeva davvero
qualcosa. Una nuova paziente attendeva la terapia. E lui avrebbe fatto del suo meglio per spiegarle tutta
la verit.
Lo aveva promesso a suo padre.
...
FINE.
...
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...
Ringraziamenti.
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Per prima cosa - e non  per adulazione - voglio ringraziare voi, i miei lettori. Perch leggete.
Voi e io abbiamo qualcosa in comune. Scrivere e leggere, infatti, sono attivit solitarie e quindi intime.
Voi mi avete regalato la cosa pi preziosa che possedete: il vostro tempo. Se vi va, potete scrivermi la
vostra opinione sul libro.
Venite a trovarmi sul mio sito: www.sebastianfitzek.de.
Oppure scrivetemi all'indirizzo fitzek@sebasti.anfitzek.de.
Sento poi il dovere di ringraziare le persone che mi hanno scoperto:
il mio agente Roman Hocke, per esempio, che fin dal primo giorno mi ha considerato non un
ragazzino alle prime armi, ma uno dei numerosi autori di successo che rappresenta;
ringrazio la mia editor, la dottoressa Andrea Mller, che mi ha accolto amichevolmente nella
famiglia della casa editrice Knaur e mi ha aiutato in questo romanzo con il suo prezioso lavoro;
sono grato al mio amico Peter Prange, che ha condiviso con me la sua esperienza di scrittore e,
insieme alla moglie, mi ha suggerito importanti modifiche - spero di averle applicate tutte in modo
efficace;
Clemens, ti ringrazio per la consulenza scientifica.  sempre utile avere come fratello un
docente di neuroradiologia. Se non altro almeno uno di noi ha studiato qualcosa di utile. Per evitare che
le critiche ricadano su di te, faccio sapere che le imprecisioni scientifiche eventualmente presenti nel
libro derivano dal fatto che non ti ho chiesto di leggere tutto il manoscritto.
Ogni romanzo  la conclusione di un lungo viaggio. Il mio  cominciato con i miei genitori,
Christa e Freimut Fitzek. Vi ringrazio per il vostro amore e il vostro sostegno senza riserve.
Le storie non hanno valore, se non c' nessuno a cui raccontarle. Gerlinde, a te va un grazie di
cuore, perch hai ascoltato La terapia almeno sei volte, e hai elogiato ogni nuova versione, anche se
l'affetto ha indubbiamente influenzato il tuo giudizio.
Da ultimo ringrazio tutte le persone che non conosco, ma senza le quali questo libro non
potrebbe esistere fisicamente. Coloro che hanno lavorato alla copertina, hanno stampato il volume,
l'hanno distribuito alle librerie e l'hanno esposto sugli scaffali, in modo che fosse disponibile al
pubblico.
E non posso certo dimenticare te, dottor Larenz. Ti ringrazio, ovunque tu sia.
Sebastian Fitzek Berlino, gennaio 2006.
...
FINE.